Se sei PISTOfobico, allora Davide Lacerenza (forse) dice che ti picchia. Ci riferiamo a tale Italo Perreo, che ieri ha postato un video sostenendo di essere stato menato al Reinassance e (sostenendo) di essere stato minacciato di bottigliata da Lacerenza. Ma appena si scorrono i reel per capire il personaggio Perreo, ci siamo imbattuti subito (è il secondo video) nella PISTOfobia. Al che, come potete immaginare, qui a MOW ce ne siamo improvvisamente strafottuti sia di Perreo sia della bottiglia di Lacerenza e ci siamo fiondati a eviscerare questo neologismo che riguarda, ovviamente, da vicino, il nostro direttore PISTO.
Innanzitutto, la riflessione iniziale è: come si può essere PISTOfobici, quando il nostro direttore è così tenero che si taglia con un grissino? Abbiamo solo due PISTOfobici in Italia: Sigfrido Ranucci (che però è più PEPPINIELLOfobico, perché, a momenti, sosteneva che il caro Peppiniello Cangiano se ne andasse in giro vestito da donna delle pulizie campana, facendoci venire il dubbio che Peppiniello sia diventato un travone: se è così, Peppiniello, noi ti accettiamo come sei, ci mancherebbe) e Fedez, che però dovrebbe farsi consigliare in tal senso da sua mamma (chiama la mamma) e dall’avvocato (chiama l’avvocato).
Tornando a BOMBA alla PISTOfobia, il tal Perreo intende introdurci ai meandri segreti del clubbing: ossia, chi entra in pista e chi entra con un tavolo. Ha un grafico sulla lavagna in cui ci spiega che chi entra al tavolo è figo, chi entra in pista è sfigato, chi entra al tavolo ma se ne sta in pista è supercool. Tralasciando che questo fenomeno dovrebbe chiamarsi PISTAfobia (evidentemente questo Perreo non sa – o almeno così sostiene – che la PISTA è cool nei locali), bisogna precisare che noi non siamo né PISTOfobici né PISTAfobici. Chi è PISTOfobico, infatti, si spaventa di PISTO proprio perché il nostro direttore, spesso e volentieri, abbandona l’accappatoio e la canna d’ordinanza per le riunioni di redazione e veste i panni (tipo SuperJoint, il Clark PISTO di MOW) del cronista di strada e scende, appunto, in PISTA: ma quale tavolo, ma quale desk! A MOW si consumano le scarpe, mica i polpastrelli (tranne io, che sono anzianisssimo e zoppico e, se vado in pista, faccio danni).
Per quanto riguarda la riflessione sociale (devo farla per forza, vero?), diciamo che il grafico di Perreo dimostra come il mondo influense (ma neanche, ha tipo 6000 folloui) sia ancora ancorato agli anni Ottanta e parli ancora di queste cose quando il clubbing sta finendo puranche a Berlino e a Londra. Per quanto riguarda la «denuncia» via reel, finché non si traduce in una denuncia alle forze dell’ordine, noi tenderemmo a strafottercene. Invece terrei di conto questo innovativo concetto di PISTOfobia, che ovviamente dovrà diventare una rubrichetta, insieme alla «MAU MAU», la rubrica di MOW con il copyright di Sigfrido Ranucci.