Opinioni

La benedizione

“Tutto è vanità”, ma soprattutto tutti posso cadere nello stagno di Narciso a forza di specchiarcisi dentro. Persino uno come Ranucci, che sta vivendo il suo momento più difficile non solo come giornalista (forse fregato dalla sua stessa fonte, nonché amico), ma anche come figura pubblica, come simbolo di una certa sinistra, di un certo modo di intendere le inchieste e di criticare il potere. Le notti calde raccontate nei suoi libri con autocompiacimento, le intercettazioni con Lavitola in cui si vanta dell’engagement su Instagram, il sondaggio per il suo gradimento e pure, secondo Selvaggia Lucarelli, una finta recensione al suo stesso libro, definito “un capolavoro”, firmata con uno pseudonimo. Dopo la bomba, le indagini e la sentenza, al di là di tutto, la sua immagine sarà per sempre quella di un uomo che ha ceduto all’ego. Ma vi diciamo una cosa: forse è normale e il problema è chi, tra i suoi accoliti, ha voluto fare del conduttore di Report un mito