Takaaki Nakagami da Sepang dice che è bella e leggera, Pol Espargarò in Spagna se la fotografa in mezzo alle gambe, Dani Pedrosa sembra soddisfatto. Michele Pirro, che ci ha girato un video, viaggia con tempi paurosi. Lorenzo Savadori se la ride. Le case hanno approfittato della pausa tra Thailandia e Brasile per portare in pista le nuove MotoGP da 850 cc, di cui ci sembra di aver capito già il punto fondamentale: vanno forte. Anzi, fortissimo. E non è da escludere che molto presto i tempi saranno gli stessi dei prototipi attuali, se non addirittura inferiori.
A Sepang durante i test invernali avevamo visto la versione di KTM, in azione prima con Mika Kallio e poi, alla fine dei tre giorni, con Pol Espargarò, che aveva portato la 850 a qualche secondo dalla moto schierata per il campionato 2026. Oggi le case si sono date appuntamento a Jerez (c’era anche Yamaha con Andrea Dovizioso, Augusto Fernandez e Toprak Razgatlioglu) per mettere in pista i nuovi prototipi.
A darci le indicazioni più chiare è stata Ducati. La nuova Desmosedici - forte anche di una livrea terribilmente riuscita, che poi sembra la stessa impiegata da Marc Marquez e Pecco Bagnaia senza però gli sponsor - ha girato veloce sul tracciato spagnolo facendo segnare tempi attorno all’1:39, come si evince dal giro pubblicato da Michele Pirro sui proprio canali social che trovate di seguito.
Basta un rapido confronto per capire che il potenziale della moto è altissimo: lo scorso anno Marc Marquez, durante i test di Jerez (quindi con pista spaventosamente gommata) ha fatto segnare il miglior tempo in 1:35.876, quindi tre secondi più forte. Poco più di tre secondi di scarto quindi, facili da colmare mettendo lo spagnolo sulla moto e tanta gomma sull’asfalto. Non solo però: la Superbike, sempre nei test di Jerez, ha visto davanti a tutti Nicolò Bulega in 1:39.331, un tempo equiparabile a quello di Pirro. Solo che alla MotoGP da 850 mancano ancora un anno di sviluppo e le giuste gomme.
C’è da aspettarsi infatti che Pirelli abbia deciso di entrare in MotoGP proprio per migliorare i tempi fatti segnare da Michelin con le mille, una giocata formidabile in termini di marketing e comunicazione. È vero che Jerez è una pista relativamente stretta, che il rettilineo non è quello del Qatar e che è presto per fare calcoli, eppure la sensazione è che il prossimo anno vedremo moto più veloci.
Amarcord: La MotoGP 800 che andava come la mille
Era stato così, o quasi, anche in passato, quando dal 2007 al 2011 la MotoGP passò dal 1000 alla 800 per una questione, pare, di contenimento dei costi. A guardare i tempi di allora la situazione è inequivocabile: nel GP d’Italia al Mugello 2006 Valentino Rossi vinse la gara con la Yamaha M1 da un litro facendo segnare un miglior tempo di 1:50.357 al sesto giro. Vinse anche l’anno successivo, nel 2007, con la MotoGP 800. Il miglior tempo fu un 1:50.504 fatto registrare al quarto giro. L’anno seguente, nel 2008, fece meglio, vincendo la gara con un giro veloce in 1:50.034. I tempi rimasero pressoché invariati anche tra il 2011 e il 2012, col ritorno alle mille.
Ma perché se i motori sono più piccoli e si perdono gli abbassatori le moto vanno comunque fortissimo? Per rispondere correttamente ci vorrebbe un ingegnere, un ingegnere ben inserito nella MotoGP di oggi. Eppure un paio di idee ce le siamo fatte anche noi: la MotoGP di oggi ha circa 270, 280 cavalli. Quella del 2027 ne avrà una quarantina in meno. Il punto però è che questi cavalli vanno sfruttati e non sempre lo si può fare, controllare la potenza è il grande lavoro di tecnici e piloti sulle moto moderne perché tutta la cavalleria non è semplice da mettere a terra. D’altro canto c’è un discorso di peso, ingombri e agilità, il che che porta la MotoGP 850 ad essere più efficace in frenata e veloce in curva. Se in una sfida tra le due moto non ci sarebbe partita, con la mille certamente avvantaggiata, sul giro secco la più piccola rischia di non perdere granché, anzi.
Di questo avviso sembra essere anche Marc Marquez, che in un’intervista uscita qualche giorno fa con uno dei suoi sponsor ha parlato così del nuovo prototipo: “Quello che hanno fatto è stato adattare le moto per cercare di ridurre la velocità massima. Tuttavia, credo che i tempi su molti circuiti saranno molto simili e persino più veloci, perché si riduce il peso e la potenza ma si guadagna in agilità. Vedremo come andrà”.
Di certo chi pensa che i valori in campo tra i costruttori saranno azzerati con questo nuovo regolamento si sbaglia di grosso: la moto è più piccola e ha meno aerodinamica, eppure la tecnica e la cultura della velocità, come ci ha detto Gigi Dall’Igna, sono ancora al centro del progetto. Aveva ragione Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo: "se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi".