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1 giugno 2026

L’impatto di Verstappen e Rossi, il mondo GT, la F1: a Monza ne abbiamo parlato con il Re del paddock, Stephane Ratel

  • di Luca Vaccaro Luca Vaccaro

1 giugno 2026

Siamo stati a Monza, in occasione del terzo round del GT World Challenge Endurance. Tra una chiacchierata e l’altra nel paddock, domenica mattina abbiamo avuto la possibilità di intervistare il fondatore di SRO Motorsport, promoter della serie, Stephane Ratel. Lo incontriamo in hospitality, lui ci sorride dandoci il benvenuto. Dalle vetrate della saletta in cui ci ha fatto accomodare si intravede il paddock gremito di tifosi. È proprio commentando quelle immagini che inizia la sua riflessione, sottolineando il ruolo giocato da Max Verstappen e Valentino Rossi nella crescita della serie. Poi c’è spazio per un confronto con la F1 di oggi a cui, secondo il francese, manca un pezzo fondamentale
L’impatto di Verstappen e Rossi, il mondo GT, la F1: a Monza ne abbiamo parlato con il Re del paddock, Stephane Ratel

Sono le 8.30 di domenica mattina, Monza è già gremita di tifosi. Questo fine settimana, a sgasare ci hanno pensato i motori del GT World Challenge, per il terzo round della serie Endurance. Attraversiamo il paddock facendo lo slalom tra ragazzi e ragazze vestiti di giallo fluo, impazienti di vedere Valentino Rossi, e ci dirigiamo dritti nell’hospitality di SRO Motorsport, il promoter della serie. Ad aspettarci c’è Stephane Ratel, capo e fondatore dell’organizzazione, pronto a incontrare un gruppo ristretto di giornalisti per una sessione di domande e risposte.

Ratel non è un personaggio qualunque. È l’uomo che 32 anni fa ha fondato il BPR Global GT Series con Peter Sauber e Jürgen Barth, un campionato nato quasi per scommessa e che nel tempo ha cambiato più nomi di quanti se ne ricordino: BPR, poi FIA GT, poi FIA GT1 World Championship, poi Blancpain GT Series e infine, dal 2019, GT World Challenge. Un percorso lungo tre decenni che oggi trova il suo punto più alto, proprio in questo momento: griglia piena, pubblico record, costruttori in aumento e due dei nomi più grandi del motorsport mondiale che hanno scelto di correre (anche) nel “suo” GT: Valentino Rossi e Max Verstappen. Non male per un campionato che molti, per anni, hanno considerato minore rispetto alla F1.

Dopo aver bevuto un caffè insieme al capo della comunicazione di SRO, Anthony Peacock, ci accomodiamo all’interno di una saletta vetrata, sedie di pelle e tavolo di legno. Ratel ci dà il benvenuto, poi inizia a parlare per venticinque minuti suonati. Si parte da Verstappen al Nurburgring, si passa per Valentino Rossi e il suo ruolo centrale nella crescita della serie, con tanto di paragone col calcio, si arriva a una riflessione sulla F1. Non esiste migliore o peggiore, ma l’analisi fatta dal francese non fa una piega. 

Stephane Ratel SRO Motorsport
Stephane Ratel, fondatore di SRO Motorsport.

Cosa ne pensa del fatto che un quattro volte campione del mondo di F1 come Max Verstappen decida di scendere in pista alla 24 Ore del Nürburgring con una vettura GT?

“Ero presente poiché la gara faceva parte del calendario dell’Intercontinental GT Challenge (IGTC) e non ho mai visto così tanta gente. Normalmente il Nordschleife è caldissimo e pieno di tifosi, mentre il circuito GP a volte ha meno pubblico; questa volta, invece, anche la pista di F1 era affollata come per un Gran Premio.

La prestazione di Max è stata incredibile, si è dimostrato un fenomeno assoluto. Nella mia lunga carriera ho visto molti piloti o ex piloti di F1 – e persino vincitori di Le Mans – venire a correre da noi senza impressionare particolarmente. Spesso guardano il GT dall’alto in basso, ma poi si scontrano con specialisti che guidano queste macchine tutto l’anno e ne conoscono alla perfezione gomme e segreti. Ricordo ad esempio quando l’Audi portò a Spa i tre piloti LMP1 reduci dalla vittoria a Le Mans: non brillarono, perché questo è un contesto molto specifico.

Max, al contrario, è arrivato preparatissimo. Testa le vetture GT da diversi anni, si allena molto al simulatore ed è un talento unico. Vederlo brillare in quel modo è stato magnifico per tutto il motorsport e ha dato una spinta enorme alle corse GT. Grazie a lui, ma non solo, stiamo assistendo a una crescita verticale del pubblico. Prima abbiamo avuto l’effetto Valentino Rossi, che continua tuttora perché Valentino ha una personalità straordinaria ed è stato una benedizione vederlo passare dalla MotoGP al GT World, ma il nostro sport ha bisogno di innesti di questo calibro ogni quattro o cinque anni per restare al centro dell’attenzione”.

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Max Verstappen in griglia di partenza al Nurburgring, 2026. Red Bull Content Pool

Vedere così tanta gente sulle tribune fin dalle prime ore del mattino che effetto le fa?

“È bellissimo. Ho iniziato questo campionato circa 32 anni fa e ha cambiato molti nomi: è nato come BPR, poi è diventato FIA GT, FIA GT1 World, Blancpain GT e ora GT World. È stata una strada lunghissima, ma oggi abbiamo un nome forte e l’apporto di Valentino Rossi è stato essenziale per fare quel salto di qualità a cui ogni promoter ambisce. Gli stadi di calcio sono piccoli se paragonati alle arene del motorsport. Noi abbiamo spazi enormi ed è difficile creare l’atmosfera se ci sono solo 2.000 o 5.000 tifosi. Valentino ci ha aiutato a portarne 5.000 o 10.000 in più; quando inizi ad averne 15.000 o 20.000 si crea l’ambiente ideale. Gli esseri umani sono gregari, amano stare dove c’è altra gente, e l’evento cresce di anno in anno. Più pubblico significa anche poter fare più attivazioni nel paddock o portare più auto.

Inoltre GT World offre uno spettacolo di alto livello: le griglie sono competitive in tutte le categorie, dal McLaren Trophy alla GT4, fino alla GT2 e al GT World. È un susseguirsi continuo di gare divertenti grazie alla magia del BOP (Balance of Performance). Le corse non sono mai noiose perché i distacchi sono minimi: basta perdere due decimi in qualifica per ritrovarsi diciottesimi”.

Possiamo aspettarci di vedere Max Verstappen alla 24 Ore di Spa in futuro?

“Ci piacerebbe moltissimo, ma il problema principale è evitare concomitanze con la F1. Con così tanti Gran Premi in calendario e i nostri vincoli sui circuiti, non è facile. Per il bene di team, piloti e costruttori siamo comunque riusciti a fare qualcosa di quasi unico in Europa: i calendari di GT World, WEC e DTM lavorano insieme per non sovrapporsi mai. A mio parere, le quattro grandi gare di durata del mondo – Daytona, Spa, Nürburgring e Le Mans – dovrebbero essere protette e rispettate da tutti i campionati. Noi non entriamo mai in conflitto con le altre tre”.

Max Verstappen Canada red Bull
Max Verstappen in Canada, 2026. Red Bull Content Pool

Qual è il bilancio di questi tre giorni a Monza?

“È uno dei nostri migliori eventi. In pochi anni siamo passati dall’essere semplici organizzatori di un campionato a veri e propri organizzatori di eventi. Registriamo crescite ovunque: abbiamo fatto il record storico di affluenza al Paul Ricard, poi a Brands Hatch e ora a Monza. La popolarità del campionato sta crescendo grazie alla promozione e alle attivazioni. Anche Spa sta letteralmente esplodendo di anno in anno, con le prevendite che viaggiano a ritmi altissimi. Bisogna essere prudenti con i dati perché rispetto a dieci anni fa le persone acquistano molto più online rispetto ai botteghini fisici, quindi le curve di vendita tendono a stabilizzarsi alla fine. Tuttavia, al momento siamo molto in anticipo rispetto al passato e questo è un bene, perché ci rende meno dipendenti dal meteo. Una giornata in pista è come una giornata in spiaggia: se c’è il sole è bellissimo, se piove forte è deprimente per tutti, tranne forse per i tedeschi al Nurburgring che sono abituati”, scherza. “Comprare il biglietto in anticipo garantisce la presenza del pubblico a prescindere dal tempo”.

La F1 è spesso criticata per i suoi nuovi regolamenti tecnici. Si può dire che oggi il GT sia diventato la vera casa del motorsport per i veri appassionati?

“Penso che offriamo un grande spettacolo. Fin dall’inizio della mia carriera notavo che l’80% delle copertine delle riviste dell’automotive era dedicato alle vetture GT; se i giornali vendevano di più con quelle auto in copertina, significava che il prodotto attirava il pubblico in modo naturale. È una questione di buon senso: parliamo dei marchi più prestigiosi, affascinanti e con il sound migliore al mondo. Se a questo unisci il miracolo del Balance of Performance, offri uno spettacolo estremamente combattuto. Il valore dello sport si basa su tre elementi chiave: le bandiere (il tifo per l’eroe nazionale), gli eroi (personalità forti come Verstappen o Valentino Rossi) e l’incertezza del risultato.

La F1 è storicamente una competizione tecnica: chi ha la superiorità ingegneristica vince. È successo con i lunghi cicli di dominio della Ferrari, che forse facevano felici i tifosi italiani ma rendevano le gare noiose, poi con la Red Bull e con la Mercedes. Quando un team domina, lo sport perde il suo fattore essenziale: l’imprevedibilità. Con il BOP, invece, nessuno sa chi vincerà fino alla bandiera a scacchi. Questo rende il GT World incredibilmente emozionante e dà a ogni concorrente una concreta possibilità di vittoria”.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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