Della nuova Ferrari Luce si dice sia divisiva, eppure quando chiedi ai piloti un’opinione la risposta è sempre la stessa: “No grazie, personalmente non mi piace”. È successo al Mugello, dove a tuonare sono stati i protagonisti della MotoGP, è ri-successo a Monza in occasione del terzo round del GT World Challenge Endurance, stesso campionato in cui corre Valentino Rossi con una BMW M4 GT3.
Girando per il paddock di fuoriclasse ne abbiamo incontrati parecchi, ma quando abbiamo posto loro la domanda in tanti ci hanno liquidato con frasi di circostanza unite a qualche sorriso. C’è però chi è andato un po’ più a fondo, mixando critica e ironia.
Il più diretto di tutti è stato Kelvin van der Linde, pilota ufficiale BMW e vincitore della 24 Ore di Spa nel 2022, nonché ex compagno di squadra di Valentino Rossi proprio nel team WRT. Al sudafricano sono bastate tre parole per affondare il progetto: “È una Tesla extra lusso. O quantomeno è ciò che mi sembra. Non sono un grande fan, onestamente”. Poi si ferma, sorride e aggiunge: “Ma è per questo che guido una BMW e non una Ferrari”.
Più nel dettaglio è sceso Raffaele Marciello, anche lui pilota ufficiale BMW e tra i più vincenti nel mondo GT degli ultimi anni. Lello, com’è conosciuto nel paddock, oltretutto ex Ferrari Driver Academy tra F3 Europea e Formula 2, è chiaro: “Da possessore di alcune Ferrari posso dire che tutti i modelli hanno un’identità ben precisa, compresi gli ultimi come la 296 o la 812, anche negli interni. Questa mi sembra una Ferrari diversa dalle altre”. Il problema, spiega, è la continuità: “Quando compro una macchina, da cliente mi piace sedermi e ritrovare una certa coerenza. Che sia bella o brutta è soggettivo, ma a me personalmente non piace. Il pubblico - aggiunge - si è già espresso da solo”.
Dall’altra parte del paddock, davanti all’hospitality Ferrari AF Corse, c’è Sean Gelael, pilota e grande amico di Antonio Giovinazzi. Lo salutiamo, ci scambiamo due parole e poi gli poniamo la solita domanda: “Cosa pensi della Luce?”. “Non l’ho vista”, afferma con grandissimo sarcasmo. Poi, sorridendo, aggiunge: “È quella celeste, giusto?”. Non serve altro da aggiungere, insomma.
Più politically correct, invece, Mattia Drudi. Il pilota ufficiale Aston Martin, nonché development driver Audi in F1, ha tirato fuori l’esperienza in Formula E con i quattro anelli per inquadrare la questione più in grande. “Intorno all’elettrico c’era scetticismo: è un mondo nuovo e magari un purista fa fatica ad accettarlo. È un concetto di vettura [quello della Luce, ndr] completamente diverso e quindi non va visto come un’auto che deve sostituire quella tradizionale, ma come qualcosa in più”. Poi, però, quando gli chiediamo un commento più soggettivo, lui ci risponde: “Politicamente non posso farlo al 100%”. Tradotto: di sicuro quando l’ha vista non è impazzito.
Dello stesso parere Maro Engel, pilota ufficiale Mercedes e uno dei volti più noti del GT europeo, l’uomo contro cui Max Verstappen si è giocato la 24 Ore del Nurburgring. Di fronte alla domanda ha riso, si è passato una mano sul viso e ha detto solo: “Non posso risponderti, è una domanda veramente difficile”. Anche in questo caso, progetto affondato con una manciata di parole.
A Monza, l’opinione comune non è troppo diversa da quella emersa al Mugello. Ai piloti la Luce non piace, nonostante qualcuno cerchi di inquadrare il progetto evitando di sparare a zero. Gli unici a parlarne bene sono stati i Ferrari, ma la domanda sorge spontanea: quanto saranno stati costretti dall’alto? La risposta è tanto semplice quanto intuitiva. Finora, l’elettrica di Maranello non ha fatto breccia nel cuore dei piloti, né delle due né delle quattro ruote.