Un turno per prendere le misure, Gara1 per consumare subito la prima iannonata e, poi, il gradino più alto del podio. Andrea Iannone è tornato un’altra volta. Ancora una volta a modo suo. Dimostrando a tutti che le regole a cui sottostare, per uno come lui, saranno sempre e solo due: la rabbia quando spinge e una moto quando corre. Fuori da tutto sempre, ma dentro una storia personale di passione e ostinazione. Sì, sono un po’ le solite parole, eppure vederlo lassù, sul gradino più alto del podio, quasi a piangere per un Inno di Mameli fatto suonare al GP d’Italia, ma passando per una americanata come il campionato Bagger, basta da solo a spiegare che The Maniac sarà pure un personaggio che può non piacere, ma l’essere pilota se lo sente addosso più di tanti altri. Tanto che ieri, mentre si prendeva i complimenti di tutti anche in sala stampa, è a un altro che è pilota dentro che ha pensato- “Casey vieni! – ha detto rivolgendosi direttamente a Stoner e parlando dritto nei registratori dei giornalisti - Con queste moto è niente elettronica veramente”.
Insomma, s’è affacciato a un mondiale, ha visto l’aria che tirava, ha vinto e, tutto in un giorno solo, ha invitato alla sfida il più grande di sempre. Buttando l’à pure l’idea di una gara con queste moto e le leggende del Motomondiale, Valentino Rossi compreso. Risultato? Basta aprire i giornali questa mattina per accorgersi quanti titoli e colonne ha avuto il Mondiale Bagger al Mugello: più di quelli avuti, tutti insieme, nelle prime tappe di questo nuovo campionato. Insomma, Andrea Iannone è arrivato e c’è già un prima di Iannone e un dopo Iannone. Roba che riesce a pochi. Anche se lui, ieri, forse non se ne è neanche reso tanto conto, così istrionico e a fuoco per la vittoria appena ottenuta. “Vedere quanta gente mi vuole bene è l’unica cosa che mi emoziona più del correre in moto – ha detto - Siamo al Mugello e vedere queste persone che vengono a cercarmi per darmi un abbraccio, per dirmi di non mollare, per ricordarmi che sono forte è emozionante. Una ragazza mi ha regalato una rosa che ha fatto a mano e un bigliettino che mi ha fatto commuovere. È stata stupenda. Sono felice che le persone in me vedano quel seno di, tra virgolette, non arrendersi mai, e sapere come rialzarsi anche quando si cade, tornando col sorriso".
Emozioni che poi Iannone ha sintetizzato più a freddo in un post affidato ai social, mentre in sala stampa era stato un fiume di parole. “Quando sono passato primo sotto la bandiera a scacchi ho detto due sole parole: ‘cazzo, vaffanculo!’. Scusate, ma sì, è stato bello. Ogni vittoria è bella in maniera inimmaginabile, non importa la categoria: vincere in MotoGP, vincere in Superbike, vincere in Moto2, alla fine la vittoria non è facile, non te la regala nessuno e tutti la vogliono. Sono arrivato qui e ho visto Rovelli che è diventato... (aggressivo? ndr), ha trovato il coraggio di superare. Io voglio dire: ma quando mai? Ma dove? Quando arrivo io diventano tutti... un po' di rispetto dai”. Parole dette, ovviamente, ridendo.
Quasi piangeva, invece, quando ha ripercorso il suo folle primo fine settimana con Harley-Davidson e la motona valigiata. “Vi dico la verità: non è faticosa per quello che ti immagini – racconta ancora – Sì, soffrono, fai slide, spin, dei traversi, ma quando si imbarca un po' la si controlla meglio, permette un po' di più, anche se quando la perdi la perdi, perché hai 3000, 3500 giri di utilizzo del motore: tutto lì, in poco, hai tutto e non gestisci niente. Comunque ti immagini molto di peggio. A vederla dici: caspita, quanto sarà pesante. E invece è molto agile. Però è altissima, arrivare a toccare l'asfalto è difficile e quindi il problema non è correre, ma fermarcisi. Per festeggiare volevo fare un burnout. Ma non tocco e per poco non l’ho stesa. Devo stare tutto su un lato, col culo un po' fuori: io sono 1,78, e ti dico che non tocca neanche uno di 1,80. Tocca Baz e nessun altro".
Altro da dire? Sì, Andrea Iannone non ha probabilmente mai parlato così tanto in un media scrum. “E’ stato bello, cazzo! – racconta ancora il pilota abruzzese - Dopo stamattina mi sono divertito a bestia. Stamattina invece no per via di quella bandiera gialla che non ho visto, ti pare che mi metto a sorpassare con la bandiera gialla? Lì, quando ho visto che dovevo fare un long lap penalty, mi sono detto: caspita, ma quand'è che c'è la giornata mia? Alla fine ho detto basta, io voglio il pomeriggio, costi quel che costi. Bisogna riuscire a portarla a casa al Mugello. E ce l’ho fatta. È stata dura, vanno tutti molto forte, come ogni categoria, come ogni competizione, tutti vogliono vincere. A maggior ragione se ci sono io. Però è stato bello, e qua mi sento al mio posto. Voglio ringraziare Harley Davidson per il supporto, Niti, Fabrizio Cecchini. Ci tengo a ringraziare tutta la squadra e tutti quelli che hanno permesso che questa cosa diventasse realtà. E poi ovviamente voglio ringraziare anche me stesso per non smettere di lottare. Per questa voglia e questa passione per le corse che non passano mai".