Al Mugello c’è il GP d’Italia. Ma quest'anno, sul rettilineo che taglia in due le colline toscane, l’aria si è fatta pure più solenne per il debutto della Collezione 100, un’operazione con cui Ducati celebra il suo primo secolo di vita trasformando dieci modelli della gamma attuale in edizioni limitate e numerate di soli cento esemplari. La solita parata di retorica aziendale? No: un vernissage a tema velocità firmato dal maestro Ugo Nespolo, che ha legato ogni moto moderna alla sua antenata storica attraverso multipli d'arte destinati alla Fondazione Ducati. Insomma: essere art. Spogliarsi di ferro e ingegneria per vestirsi di carne e storia, culminando nella sorpresa delle Desmosedici GP di Pecco Bagnaia e Marc Marquez vestite di una livrea speciale per il GP d’Italia.
È una grafica che non va guardata da lontano. Ecco perché Ducati ieri sera ha voluto tutti sul rettilineo: sono i dettagli più minuti a fare la vera essenza. Degli uomini. Delle motociclett. Della storia. Vernice glitterata che rievoca la storica 750 Imola Desmo del 1972, mentre il cupolino vintage con la tabella porta numero ovale e il font d’epoca riportano la mente alle grandi corse degli anni Settanta. Ma il romanticismo a Borgo Panigale è una cosa seria, legata al sudore e al lavoro di una grande famiglia; per questo Aldo Drudi è riuscito a far convivere sulla carrozzeria i nomi di tutti i dipendenti dell'azienda, trasformando i prototipi della MotoGP nel simbolo di una comunità intera. Ma senza intaccare l'aerodinamica.
La Collezione 100, invece, è un viaggio cronologico che attraversa i miti del passato. C'è l'argento della Panigale V4 S per il trionfo di Paul Smart e il giallo e bordeaux della Panigale V2 S che richiama la 750 SS con cui Franco Uncini vinse nel 1975, usando i colori dei vecchi motori marini. Lo Streetfighter V4 S si ispira alla 900 Sport Desmo Darmah del 1979 con il suo accostamento nero e oro e la testa di tigre sul sottocoda, mentre il Monster 100 omaggia la S4Rs Tricolore del 2008. L'epopea stradale continua con la XDiavel V4, legata alla "California Hot Rod" di Cook Neilson che espugnò Daytona nel 1977 aprendo il mercato americano, e con la Diavel V4 RS che adotta la livrea della 900 Replica con cui Mike Hailwood compì il miracolo al Tourist Trophy dell'Isola di Man. Persino il turismo si tinge di storia con la Multistrada V4 RS, che riprende le grafiche squadrate della 500 SL Pantah del 1979 e il celebre logo disegnato da Giorgetto Giugiaro. Il quadro si chiude con lo Scrambler 100, ispirato al dirt track del 1962 voluto dall'importatore Joe Berliner, con i colori sgargianti del Team NCR sulla Hypermotard V2 SP per la 24 Ore del Montjuïc, e infine con la DesertX 100 in giallo e blu, replica della Pantah "Ice" del 1981 nata senza freni per dare spettacolo sulle piste ghiacciate delle Alpi.
Pezzi di storia che saranno i protagonisti del World Ducati Week a luglio. Fin qui l'orgoglio e l'estetica, ma c’è pure un dovere da ricordare: celebrare il passato è un lusso che ci si può concedere solo se si ha la certezza di aver blindato il futuro. La bellezza di queste livree non deve diventare l'oppio di Borgo Panigale e dei ducatisti. Il futuro non si ferma a contemplare le opere d'arte né si commuove davanti al font dei cupolini vintage: i nomi dei dipendenti sulle carene sono un bellissimo manifesto di coesione, ma quegli stessi uomini hanno il dovere di garantirsi altri cento anni almeno di primato sul campo. Sentendosi addosso la mistica del Made in Italy ogni giorno.