Non è vita privata, non sono semplici feste con dello sballo, è un reato dice Fabrizio Corona per introdurre la parte in abbonamento della nuova puntata di Falsissimo. Sì perché il calcio è marcio, quello italiano in particolare, i procuratori controllano i trasferimenti e i calciatori sono dediti al vizio e alla perdizione. Fabrizio Corona nella parte in abbonamento parla proprio di questo, e del sistema di "festini" che la procura di Milano ha portato alla luce di recente. Tutto parte da un'intervista a colui che viene presentato come l'autista di Theo Hernandez, ex calciatore del Milan oggi all'Al Hilal.
L'autista descrive le notti di Theo e compagni, parla di una società, la Made in Luxury Concierge, attraverso cui il francese "ordinava" le ragazze. Ragazze immagine, a cifre fra i 1500 e i 2500 euro, o vere e proprie prostitute. Nella cornice di feste private in casa o sulla terrazza dell'hotel Me di Milano, in piazza della Repubblica. Feste, dice, organizzate da Hernandez soprattutto durante il Covid e a cui sarebbero stati presenti molti giocatori del Milan di allora. Escono fuori i nomi: Calhanoglu, Brahim Diaz, Castillejo, Tonali e "qualche volta" Donnarumma, Ibrahimovic e Rafael Leao. Feste a base di ragazze e "droga del palloncino", lo sballo dei calciatori, invisibile ai controlli antidoping. Feste, secondo l'autista, che sarebbero avvenute anche nei giorni prima delle partite, e che sarebbero andate avanti fino alle 8 del mattino.
Un dettaglio che Corona sottolinea con una certa ironia: durante queste feste, in sottofondo, mettevano l'inno della Champions League. Il suono dell'élite del calcio europeo come colonna sonora di serate che con il calcio — quello che si vede in campo — avrebbero avuto poco a che fare. Le società a quanto pare non vogliono sapere. O almeno fanno di tutto per non sapere. E forse è questa la vera omertà del sistema: nessun controllo reale, nessuna figura di riferimento, nessuna responsabilità.
E Corona, parlando di Theo Hernandez, tira fuori accuse pesantissime, parla esplicitamente delle sue feste come induzione alla prostituzione. Un reato, ed è qui che la questione esce dai confini della vita privata di ragazzi giovani e supericchi ed entra nel dibattito pubblico. Accuse che, è bene precisarlo, escono unicamente dalla bocca di Fabrizio Corona. Non ci sono accuse ufficiali, non risulta nessuna indagine su Theo Hernandez.
E in fondo la storia finisce sempre allo stesso modo, come nella questione procuratori: alla fine sono contenti tutti, il sistema si protegge, le società guardano dall'altra parte, i calciatori si divertono e i tifosi, ignari di tutto, continuano a comprare il biglietto, a fare chilometri, a credere ingenuamente che anche gli altri nel sistema calcio abbiano a cuore, come loro, la squadra.