Finisce così, con poche decine di migliaia di euro alla giustizia e un patteggiamento l’inchiesta sullo scandalo calcioscommesse che aveva colpito alcuni giocatori di Serie A. Sandro Tonali ha pagato 78mila e 250 euro di sanzione, mentre Nicolò Fagioli con un mese di arresto con sospensione condizionale (quindi non andrà ovviamente in carcere). I due erano tra i nomi dei calciatori coinvolti nel giro di scommesse fatte su piattaforme illegali di gioco d’azzardo, che non hanno mai riguardato il campionato italiano né il calcio il generale. Secondo il Corriere della sera, Tonali e Fagioli hanno quindi fatto ricorso al patteggiamento. E lostesso hanno fatto i tre soci della Elysium, società che faceva da “banco” per la riscossione dei debiti dei giocatori: per loro sono stati stabiliti 2 anni e 3 mesi, 2 anni e 2 anni e mezzo di pena. Dal punto di vista sportivo, le conseguenze erano state pesanti: 18 mesi di squalifica per l’ex del Milan (poi andato al Newcastle) e 12 per Fagioli, al tempo in rosa nella Juventus e in seguito trasferitosi alla Fiorentina. A differenza degli altri coinvolti (che con un’oblazione di 258 euro hanno risolto il loro caso), i due centrocampisti erano anche accusati di aver pubblicizzato le piattaforme online illecite.
Tra i più decisi nell’andare a fondo a questa storia fu senz’altro Fabrizio Corona, che fece nomi e cognomi di calciatori a suo dire invischiati in questi affari illegali. Il sito Dillinger.news, diretto da Luca Arnau, aveva citato Nicola Zalewski, ex Roma ed Inter oggi all’Atalanta, che sarebbe stato indicato come il “quarto scommettitore”. Zalewski, assisitio dall’avvocato Federico Oliva, fa causa per diffamazione dopo aver ricevuto via social “forti critiche e insulti” e aver perso follower. La giudice del Tribunale di Roma Valeria Rosa Alonge ha dato ragione al calciatore, costringendo Arnau al pagamento di 1500 euro di multa. Ma Corona aveva affrontato il caso soprattutto a Falsissimo: cosa c’era in quella puntata? E cosa emerse dalla sua inchiesta?
La fonte principale di Corona era Kevin Maggio, presunto titolare di una ricevitoria entrato nel giro dei calciatori, che ha deciso di parlare perché Fagioli gli doveva 30mila euro. Secondo Maggio, Fagioli era complessivamente indebitato per 3,5 milioni sulle tre piazze calde delle scommesse illegali in Italia - Torino, Milano e Roma - e il meccanismo era sempre lo stesso: le piattaforme portavano i giocatori a perdere, e una volta toccato il fondo scattavano le richieste di falli, ammonizioni, tiri in porta. Il pagamento dei debiti pare avvenisse in modo opaco: “A un certo punto Fagioli mi fa: vai a prendere i soldi a San Siro che c'è mio zio. Mi ritrovo in un bar vuoto, non aperto al pubblico, vicino allo Stadio, arriva uno con un Porsche nero, mi tira fuori delle buste con dentro dei soldi e me li dà. Io poi dico a Fagioli: ma questo non era tuo zio. E lui mi mandava sticker per ridere”. L'uomo con la Porsche, nella ricostruzione di Corona, era Tommaso De Giacomo, che insieme ai suoi amici della gioielleria Elysium riciclava denaro in cambio di orologi. Sempre Kevin rivela, nella parte a pagamento di Falsissimo, che anche Barella e Bastoni avrebbero voluto scommettere su loro stessi: “Ho gli screenshot, in cui io mi rifiutavo di giocare. Anche Galliani, ma su di lui non posso dire se no mi coppa”. Ma è sul cosiddetto “livello oscuro”, citato ad Avanti popolo di Nunzia De Girolamo, che Corona puntava (almeno inizialmente): “Qui mi voglio fermare”, “io su certe cose non ci voglio entrare”, come se il messaggio fosse rivolto non alla conduttrice ma a qualcuno direttamente coinvolto. Secondo Corona il sistema era stratificato: “Il primo livello è quello delle scommesse legali, gestite dallo Stato, ma poi c'è il mercato oscuro, quello dei bookmakers, degli allibratori, del mercato nero. Tutti i calciatori finora coinvolti sono collegati ad un unico gruppo di persone che permette loro di giocare mettendoci la faccia, la garanzia del contratto. Giocano sulla parola”. Il caso Zalewski era proprio, a suo dire, al confine: “Zalewski gioca da anni, io ho le prove che lui giochi. Ho le foto che lo ritraggono in compagnia di questo gruppo di persone di cui non voglio fare il nome. È amicissimo di Zaniolo e scommette sempre, sempre, sempre”. Una giudice ha dato torto a Corona su quest’ultimo punto: Dillinger è stata costretta a pagare.