Il delitto di Garlasco ormai non è più un caso di cronaca nera, ma un ring sul quale gli esperti se le danno di santa ragione. L’ultimo caso è lo scontro che è andato in onda sulla trasmissione youtube Fanpage Confidential, condotta da Francesco Piccinini. Qui la giornalista Chiara Ingrosso, che in queste settimane è finita al centro di numerose polemiche per il suo scetticismo nei confronti della nuova inchiesta della procura di Pavia, si è scontrata con la dottoressa Marta Casà Perricone. “Signorina, adesso ti spiego… pardon… Marta adesso ti spiego”, il leitmotiv della Ingrosso, contro la povera Marta Casà, che ha subito con garbo ed eleganza il suo battesimo nel fuoco, incassando anche la solidarietà di Salvo Sottile che su X non ha usato mezzi termini nei confronti dell’ex collega a Far West Ingrosso, definendola addirittura spocchiosa e arrogante. La criminalista fondatrice del canale di cronaca nera Mente Criminale con garbo e precisione non si è scomposta ai toni altisonanti della collega e ha proseguito la sua analisi ai microfoni di Fanpage, asfaltando totalmente Chiara Ingrosso, con asfalto di seta. Ecco, ma chi è davvero questa Marta Casà Perricone?
Dietro ai modi pacati che hanno colpito il pubblico durante lo scontro mediatico c’è una giovane criminalista che negli ultimi anni si è costruita a piccoli passi una credibilità nel mondo della cronaca nera online senza urlare, senza trasformare il dolore in spettacolo e soprattutto senza cedere alla tentazione della tifoseria giudiziaria, che invece, purtroppo, è all’ordine del gionro. Marta Casà Perricone nasce a Caltanissetta nel 1995, ma cresce a Sciacca, in Sicilia. Classicista, a 19 anni lascia la sua terra per trasferirsi a Modena dove intraprende gli studi in Giurisprudenza. Il percorso formativo però non è lineare. Nel 2019 decide di ripartire da zero a Foggia, dove si laurea in scienze investigative. Oggi Casà Perricone è conosciuta soprattutto per Mente Criminale, il canale attraverso cui analizza casi di cronaca nera con uno stile distante anni luce dal sensazionalismo che domina buona parte del true crime contemporaneo. Chi la segue sa bene che il suo tratto distintivo non è la ricerca della frase a effetto, ma la capacità di scavare nella psicologia dei protagonisti mantenendo sempre una distanza etica molto netta. Una distinzione che ripete spesso e che rappresenta il cuore della sua visione criminologica.
Comprendere non significa assolvere e nei suoi interventi insiste molto sul fatto che l’omicidio resti comunque una scelta, salvo precise condizioni patologiche, e che il lavoro di chi analizza un delitto debba essere quello di fornire strumenti di comprensione, non certo sentenze emotive, come invece, purtroppo, è accaduto a Fanpage Confidential. Non certo una bella esperienza, ma come già scritto, un battesimo nel fuoco che darà certamente i suoi frutti e che non è passato inosservato agli occhi di tutti gli addetti ai lavori.