Le indagini del 2007 sono state un fallimento. E’ da qui che bisogna partire per raccontare il delitto di Garlasco e una montagna di sospetti e suggestioni che hanno attraversato due decenni anche se in carcere c’è un condannato in via definitiva. E adesso c’è anche un nuovo accusato. E’ la cronaca, ma dietro la cronaca non può non esserci un ragionamento che, per quanto antipatico, qualcuno deve pur fare: niente di ciò che è stato fatto nel 2007 può essere tenuto in considerazione come sacro, a prescindere dal nome di chi va a sfavore o a favore un qualche singolo elemento accertato in quel tempo rispetto alla nuova inchiesta. Insomma: per Alberto Stasi e contro Andre Sempio o viceversa cambia niente. Non serve, in questo momento, neanche stare a chiedersi chi ha sbagliato e, eventualmente, per quale ragione o sciatteria abbia sbagliato. Serve, piuttosto, provare a ricominciare. Riprendendo in mano tutto e pure con l’animo di chi è consapevole che si potrebbe arrivare al nulla dopo così tanto tempo. Vecchi riscontri e nuovi accertamenti da mettere vicini e leggere in maniera incrociata. E’ un lavoro che gli inquirenti di Pavia hanno già fatto, insieme a tutti gli uomini che hanno partecipato a vario titolo all’attività di polizia giudiziaria. Mentre intorno, inutile pure ricordarlo, s’è scatenato l’inferno di quella mediaticità che secondo alcuni è il male, ma che forse tanto male non ha fatto nell’ostinazione a cercare ancora la verità.
La premessa è lunga, ok. Ma era pure doverosa adesso che all’occhio, proprio incrociando quanto riportato nei vari documenti dell’epoca e di oggi, c’è balzato all’occhio un dato. Sia chiaro, siamo solo giornalisti e con alcuna competenza tecnica, quindi il dato che abbiamo notato lo proponiamo come un dubbio che magari qualcuno – anche in maniera semplice – potrà risolvere: c’è qualcosa che non torna nell’allarme di casa Poggi relativamente non solo a quel maledetto 13 agosto 2007 in cui Chiara Poggi è stata uccisa, ma anche ai giorni precedenti. A mostrarlo non è il già noto schema orario di attivazione e disattivazione di quell’allarme, ma sono i dati di navigazione del PC di Chiara Poggi, recentemente preso in esame anche da Paolo Dal Checco per l’ormai nota consulenza commissionata dalla Procura della Repubblica di Pavia.
Da quei dati si scopre, ad esempio, che un utente (verosimilmente Marco Poggi visto che Chiara risultava al lavoro) ha utilizzato quel PC a partire dalle 11,22,58 e fino alle 13,30 circa del 26 luglio 2007. Niente di strano se non fosse che proprio in quell’orario - o, meglio, per parte di quell’orario – nella villetta di Via Pascoli risultava inserito l’allarme volumetrico. Insomma, o l’allarme volumetrico riguardava solo il piano inferiore (ma che senso avrebbe avuto?) o c'è un’anomalia ripetuta che magari è spiegabile, ma che ad oggi contrasta la normale logica di utilizzo dell'abitazione, e ruota attorno a una domanda banale: come si può stare al PC da dentro una casa se in quello stesso momento è attivo l'allarme che rileva ogni movimento?
Prendiamo il primo episodio, proprio quello del 26 luglio. I registri dicono che l'allarme viene attivato alle 12:45 (+ 2 minuti) e resta inserito fino alle 14:26 (+ 2 minuti). Fin qui tutto normale, se non fosse che il PC di Chiara Poggi risulta impegnato (non con Chiara, che era al lavoro) in diverse navigazioni a partire dalle 11:22:58 (considerando le due ore di fuso orario del server). In buona sostanza, qualcuno (verosimilmente Marco) naviga mentre l'allarme è inserito. Ma il vero dettaglio è come fosse inserito quell'allarme: l'impianto era impostato in "Modalità 1", che prevede la protezione perimetrale sommata a quella volumetrica (i sensori di movimento interni). Non era in "Modalità 3", cioè il solo perimetrale che si usa di sicuro quando si è dentro casa per potersi muovere liberamente. Com’è possibile, allora, che ci fosse qualcuno in casa a usare il pc senza far scattare i sensori volumetrici? C’era un malfunzionamento del sistema che potrebbe aver portato a certezze che oggi andrebbero ridiscusse?
Il nostro dubbio diventa quasi certezza di un'anomalia da spiegare (senza complottismi) cinque giorni dopo. Il 31 luglio si replica lo stesso identico schema. L’allarme si disattiva intorno alle 6:30 del mattino, ma viene riattivato verso le 9:00. Anche in questo caso, la modalità scelta non è la logica protezione perimetrale, bensì la "Modalità 1" con il volumetrico attivo. Eppure in casa c’era qualcuno come raccontano i dati di navigazione del PC. La scena si ripete persino intorno alle 11:00. Ma se Marco o chi per lui era in casa davanti al computer, perché l'allarme volumetrico era inserito e, soprattutto, perché non è scattato? L’unica risposta logica che viene da dare, al momento, è che quell’allarme non funzionasse bene: Ma se è così si dovrebbe ridiscutere anche delle registrazioni orarie su cui, però, si sono poi fondate anche le indagini del 2007, visto che vacillerebbe quella certezza sulle 9,12 come orario in cui Chiara Poggi ha per la prima volta disattivato l’allarme della villetta di via Pascoli in quella maledetta mattina in cui è stata uccisa.