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5 maggio 2026

Delitto di Garlasco: ok, ma chi è lo zio ricchissimo di cui Andrea S. parla nei "Sempio-files"? Tutto porta a un nome (e a una storia da raccontare)

  • di Gianmarco Serino e E. Pieroni Gianmarco Serino e E. Pieroni

5 maggio 2026

"Sempio" è un cognome poco diffuso, ci dice internet, e la cui radice etimologica si lega a simplex, semplice. Tutt'altro che semplice però ricostruire la verità sull'omicidio di Chiara Poggi e nei "Sempio-files" spunta fuori un passaggio in cui Andrea S. parla di uno zio ricchissimo, "roba da piscina ed elicottero privato"... chi sarà mai?

Foto: Ansa

Delitto di Garlasco: ok, ma chi è lo zio ricchissimo di cui Andrea S. parla nei "Sempio-files"? Tutto porta a un nome (e a una storia da raccontare)

La radice etimologica del cognome Sempio si lega all’aggettivo latino simplex, simplicis. Semplice. Tutt’altro che semplice appare, però, la ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi da parte della procura di Pavia che ad oggi accusa Andrea Sempio di essere l’unico assassino. Si legge su internet che “Sempio” sarebbe un cognome abbastanza raro e non molto diffuso. Inizialmente, quando ci imbattemmo nella figura di Francesco Sempio a proposito del caso di Fabio Aschei – l’imprenditore del riso di Voghera e vittima eccellente del Sistema Pavia – non pensavamo si potesse trattare di un parente di Andrea, ma di una semplice coincidenza, nonostante la contiguità geografica dei due soggetti e anche adesso non ne abbiamo certezza, nonostante le parole di Andrea S. nei “Sempio-Files” ritrovati dal collega Emanuele Pieroni. In queste chat c’è un passaggio molto interessante in cui l’attuale indagato per l’omicidio di Chiara Poggi scrive il 5 giugno 2016 di aver vissuto da piccolo a casa di suo “zio, uno dei più grandi agricoltori del Nord Italia, roba da villa con piscina ed elicottero privato”. Andrea S in quel forum, scusate il sarcasmo, di caz*ate ne ha scritte tante, quindi non ci sorprenderemmo se anche quello zio fosse stato semplicemente "millantato". Non possiamo sapere, quindi, se si tratti proprio di loro, ma certo è che quando si parla di grandi agricoltori della lomellina viene subito da pensare a Francesco Sempio e suo figlio Bruno: non solo fra gli agricoltori più importanti del Nord Italia, ma pure d’Europa. Accanto a Riso Scotti la Curtiriso di Bruno e Francesco Sempio è certamente il marchio più noto di risotti, controllata da Euricom, colosso dell’agricoltura che arriva a fatturare 2 miliardi di euro all’anno. La Lomellina, d’altronde, è terra di risaie e i containers che trasportano il suo riso si muovono dalla Colombia a Cuba, tra Brasile e Portogallo, fino alla Spagna, poi Francia, Regno Unito, Olanda, Polonia, Italia, Grecia, ma anche Pakistan, India, Centrafrica. Tutti paesi in cui sono sparse le sussidiarie di Euricom. Francesco Sempio, oltre ad aver eretto un impero che vale miliardi nel 2011 compare in un’informativa datata 5 febbraio e redatta dal Ros dei Carabinieri di Milano a proposito dell’inchiesta “Crimine Infinito”, promossa dalla Pm Ilda Boccassini contro le diramazioni dell’ndrangheta in Nord Italia. Non indagato nell’inchiesta e mai neanche accusato, secondo l’informativa Francesco Sempio sarebbe risultato “facilitatore” - tesi mai confermata - di un progetto d’installazione di pannelli fotovoltaici in sud Italia per la quale avrebbe pagato una tangente al fine di ottenerne l’esclusiva.

Sempio-files zio ricco
"Sempio-files" del 5 giugno 2016

L’ideatore del piano sarebbe stato, secondo i Ros e la Dda di Milano, Carlo Chiriaco (ex direttore sanitario della Asl di Pavia), in ottimi rapporti con alcuni boss di ‘ndrangheta e cosa nostra, che alla fine è stato sì condannato per concorso esterno in associazione mafiosa nell'inchiesta "Infinito". Il suo padrino politico sarebbe stato Giancarlo Abelli – non indagato – deputato di Forza Italia. L’inchiesta si concluse due anni più tardi con l’annullamento della sentenza di primo grado in rito abbreviato di 110 persone, da parte della Corte di Cassazione, per vizio di forma. In questa storia, va ricordato, però, Francesco Sempio non fu nemmeno indagato e nel 2013, dopo altri investimenti in Italia, Francia e Grecia, cede le redini della sua creatura commerciale al figlio Bruno che diviene presidente del cda. Nel 2014, lo yacht dei Sempio (quelli del riso) va a fuoco nel porto turistico di Rapallo insieme a quello di Antonio Ligresti, figlio di Salvatore, il patron del vasto patrimonio immobiliare e assicurativo di Fonsai e Premafin, travolto prima da Tangentopoli (condannato per corruzione) e poi dal crac finanziario del gruppo (condannato per falso in bilancio e aggiotaggio). Nel 2019, poi, Francesco Sempio entra con il 17% in una joint venture realizzata insieme alla Riso Scotti (33%), 33% alla Euricom (sempre dei Sempio) e il restante alla Società agricola dei fratelli Sempio. L’unica azione di m&a da parte di questo mezzo societario, denominato, Nextrice, è l’acquisizione della riseria Europea Spa del dottor Fabio Aschei nel 18 marzo 2019, dunque poco più di un mese dopo la sua creazione. Dopodiché passano cinque anni di quiete, e nel maggio 2024, Nextrice è acquisita al 100% da Euricom. A ottobre dello stesso anno questa viene acquisita e dissolta al 100% da Curti Riso, la storica controllata di Euricom. E’ un’azione di m&a del tutto regolare, le grosse società spesso riorganizzano il loro assetto con simili manovre, ma è comunque molto interessante l’acquisizione di Europea Spa. Quando viene acquisita è da pochissimo fallita per bancarotta fraudolenta e, periziata a circa 60 milioni di euro, viene acquistata all’asta del Tribunale fallimentare di Pavia proprio dalla Nextrice ad appena qualche milione. La legge a proposito dei fallimenti è riformata proprio in quel periodo e va a favorire soluzioni che tutelino una continuità del mercato e dunque a livello giuridico è coerente che Europea sia stata acquistata da Nextrice. Ad ogni modo resta il fatto che Europea Spa sarebbe potuta diventare un terzo attore nel settore del riso italiano (attualmente dominato da Euricom e da Riso Scotti) e il suo fallimento passa da tutta una serie di eventi davvero molto particolari e che Aschei attribuisce al “Sistema Pavia”.

Manette alla moda 29 settebre 1994 Corriere della Sera
Manette alla moda, Corriere della Sera 29 settembre 1994 Corsera

Aschei, come ci ha raccontato lo scorso dicembre, prima viene ostacolato dall’Agenzia delle dogane di Pavia per difformità delle merci, poi finisce in una girandola giudiziaria che dal 2008 al 2019 lo vede soggetto di più di una ventina di accuse, dall’associazione mafiosa al traffico internazionale di cocaina e di elicotteri con l’Iran nell’Operazione Lex della Dda di Reggio Calabria. Tutte queste accuse poi sono decadute e spiegare nuovamente la sua storia in cui c’entrano pure personaggi vicini ai servizi segreti sarebbe complicato, ma rimandiamo ai nostri precedenti articoli a proposito e alla lunga intervista pubblicata qui su MOW. Ad oggi Fabio Aschei ha dovuto cedere al Tribunale fallimentare di Pavia la sua casa in centro a Voghera per un esiguo debito di 20mila euro residuo in tutta la sua vicenda giudiziaria. L’accusa di contrabbando mossa dall’Agenzia delle dogane nei confronti dei prodotti della sua Europea Spa fu il principio del suo fallimento e fu possibile anche alle analisi condotte dalla Asl di Pavia, allora presieduta proprio da Carlo Chiriaco che, come spiegato poco fa, venne poi condannato per associazione mafiosa. I collegamenti con le inchieste sul Sistema Pavia e il caso di Garlasco, poi, li ritroviamo con alcuni personaggi che ritornano anche nel caso Aschei. La sorella del sindaco di Voghera Paola Garlaschelli è Daniela Garlaschelli, magistrato a Pavia che ha accettato e sentenziato il patteggiamento del fratello di Fabio, Giulio Aschei, per bancarotta fraudolenta della sua società. Daniela Garlaschelli è il Gup del filone primo dell’inchiesta Clean. Il Pm Pietro Paolo Mazza, accusò il dottor Gamabadoro, funzionario dell’Agenzia delle Dogane di Pavia preposto al controllo dell’attività industriale di Fabio Aschei di fornirgli informazioni riguardanti le disposizioni del Ministero delle Finanze nei confronti della sua società. Aschei, però, scagionò Gambadoro perché in verità le informazioni che riceveva provenivano dal suo ufficio di spedizione a Genova con cui operava direttamente. Il Pm Mazza è attualmente indagato nel filone II di Clean per corruzione e peculato, collegato a presunte irregolarità nelle spese dell’ex procuratore Mario Venditti, anch’egli indagato nel filone III dell’inchiesta Clean, principalmente per corruzione in atti giudiziari e peculato. Mario Venditti era procuratore capo a Pavia all’epoca dei procedimenti nei confronti di Fabio Aschei. Oggi Venditti è assistito dall’avvocato Domenico Aiello, che difende anche Alfonso Signorini e Angelo Ciocca, l’europarlamentare della Lega che 17 anni fa incontrava il boss Pino Neri e che oggi è indagato dalla procura di Pavia - nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto del sindaco di Vigevano Andrea Ceffa - per istigazione alla corruzione, corruzione e falsità ideologica. Il tempo è galantuomo, ma non troppo, perché Fabio Aschei ad ogni modo ha perso tutto, mentre Garlasco e la Lomellina continuano ad essere una sorta di triangolo delle Bermuda della massoneria. Come racconta l’Espresso in un interessante approfondimento, nel pavese fonti ufficiali del Grande Oriente d’Italia individuano 10 logge massoniche, più altre obbedienze come la Gran Loggia d’Italia degli Alam, l’Ordine Massonico Tradizionale italiano.

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Milano a parte, nessun’altra provincia lombarda ha un così alto concentrato di potentati occulti e, fra l’altro, è proprio a Garlasco che nel maggio del 1995 venne ritrovato il certificato di morte di Ilaria Alpi, l’inviata del Tg3 uccisa a Mogadiscio il 20 marzo del 1994 insieme al suo operatore Miran Hrovatin. La giornalista Rai indagava su un carico di armi trasportato clandestinamente su una nave della società Shifco, finanziata dalla Cooperazione italiana, una branca del ministero degli Esteri. Erano gli anni di Tangentopoli dell’inchiesta sulla Cooperazione italiana per la quale, tra l’altro, sarebbe finito ai domiciliari anche Francesco Sempio il 29 settembre 1994 per aver versato nel 1988 all’allora tenente colonnello delle Fiamme gialle Manlio Bertè una bustarella da 150 milioni di lire. L’obiettivo sarebbe stato quello (secondo quanto riportato dal Corriere della Sera in un articolo del 29 settembre 1994) di uscire senza danni da una delle prime inchieste penali sulla Cooperazione a proposito delle aste per forniture di riso ai Paesi in via di sviluppo bandite dal Fai di Francesco Forte. Già nel 1992 la Procura di Milano avrebbe spedito avvisi di garanzia a Sempio e al presidente dell’Ente nazionale risi, ipotizzando un accordo sotterraneo per assicurare alla Eurico una sorta di monopolio delle forniture e dei sussidi. Ma tornando a noi e al misterioso ritrovamento del certificato di morte di Ilaria Alpi, questo sparì misteriosamente. Resiste all’usura del tempo solo l’Ansa che ne annuncia il ritrovamento a casa dell’ingegnere e agente di Gladio, Giorgio Comerio. La scoperta arriva con l’indagine sulle cosiddette navi a perdere da parte del capitano di Corvetta Natale De Grazia, parte del pool di Reggio Calabria del sostituto procuratore Francesco Scuderi e dal procuratore capo Francesco Neri. De Grazia nel 1994 aveva iniziato a indagare su un giro di smaltimento di rifiuti tossici e scorie nucleari che imbarcati clandestinamente su carrette del mare ricolme di polvere di marmo venivano poi fatte affondare a poche miglia dalle coste italiane così da far sparire in modo economico l’ingombro tossico. Un business parecchio redditizio per l’ndrangheta e per servizi segreti deviati come Giorgio Comerio il quale, oltre ad aver progettato dei siluri ad hoc per affondare queste navi, offrì ospitalità a Licio Gelli nella sua residenza di Montecarlo durante il suo periodo di latitanza. Natale De Grazia, dopo aver individuato una di queste navi dei veleni non ancora affondata nel porto di La Spezia, morì in circostanze misteriose dopo un pranzo consumato durante il viaggio per raggiungere la città ligure.

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