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19 maggio 2026

Paolo Crepet sui “colleghi visionari” che straparlano del caso di Salim El Koudri: “Dicono di capire quello che neanche chi era lì ha compreso. Il terrorismo? Non c’entra niente, come pure il razzismo”

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

19 maggio 2026

Terrorismo o follia? Presto per dare una sentenza sulla strage di Modena, ma in Italia l'opinione pubblica si è fatta "schizofrenica". Di certo è stato un attentato, ma nessun terrorista vero lo ha rivendicato, nemmeno Salim El Koudri. Poi c'è chi parla di "razzismo", senza conoscere nemmeno il significato di questa parola. Di tutto e del contrario di tutto abbiamo parlato con Paolo Crepet, che come un meccanico del pensiero ci ha smontato il mondo davanti agli occhi, dagli esperti "visionari" che hanno già la verità in tasca agli assetati di sangue che inneggiano alla "remigrazione" anche per i cittadini italiani...

Foto: Ansa

Paolo Crepet sui “colleghi visionari” che straparlano del caso di Salim El Koudri: “Dicono di capire quello che neanche chi era lì ha compreso. Il terrorismo? Non c’entra niente, come pure il razzismo”

Un folle che si è trasformato in un terrorista senza che, però, nessuna cellula terroristica internazionale - lui tantomeno - abbia rivendicato l’attentato a Modena? Possibile. Dunque è terrorismo, o non è terrorismo? Per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non si può parlare di terrorismo internazionale, perché altrimenti sarebbe un fallimento del suo ministero. Per Matteo Salvini e Roberto Vannacci, invece, non c’è dubbio. Le modalità adoperate sono le stesse di quando, a Nizza, nel 2016, un camion fece una strage di civili. Dunque Salim El Koudri è un terrorista e va espulso dall’Italia. Un terrorista, però, con la cittadinanza italiana. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani sostiene che El Koudri non vada espulso, perché “è un cittadino italiano”, anche se di origine marocchina e di seconda generazione. Che la religione, in certi casi di patologia mentale, sia un catalizzatore che porta a risultati come quelli di sabato, non v’è dubbio. In Italia, però, era dai fatti di Fiumicino che non si verificava un attentato simile. All’epoca si trattava di un commando di terroristi palestinesi. Sono passati 41 anni. Come sono passati 20 anni dal principio di Garlasco. Quel che è rimasto tale sono i commenti dell’opinione pubblica italiana, “razzista né più né meno del resto d’Europa”, composta perlopiù da “delatori” - l’imperatore Tiberio ne sapeva qualcosa - che sentono l’esigenza di dare la colpa, per una necessità di semplificare e dare un senso a una storia orribile. Un uomo a bordo di una Citroën si lancia contro la folla di pedoni in centro a Modena e fa una strage. Com’è possibile tutto questo? Lo abbiamo chiesto a Paolo Crepet, sociologo e psichiatra che non ha certamente bisogno di presentazioni. Con lui abbiamo discusso un po’ di tutto e, no, non è colpa di “Basaglia”, ma non è nemmeno colpa del terrorismo islamico o dell’immigrazione, che secondo lui non c’entrano niente. Mancano le strutture mediche che le regioni, dopo l’entrata in vigore della legge Basaglia, avrebbero dovuto sviluppare e che invece non hanno propriamente realizzato. Si parla di taglio alle terapie, ma le “terapie sono troppe, quando intese come farmaci”, il cui accesso è fin troppo semplice. Farmaci che dovrebbero rendere i malati più tranquilli, ma che, a quanto pare, non funzionano poi così bene. Un’Italia “razzista”, né più né meno come il resto d’Europa, dove la parola “razzismo”, però, non ha senso. Esiste un’unica razza, quella umana, ci spiega Paolo Crepet, che da Garlasco a Modena - dove tutto è il contrario di tutto - sostiene che non abbiamo più argomenti. Non abbiamo più la forza di guardare al futuro, di cambiare le cose. Non cambierà nulla dopo quest’ultima pessima tragedia? Ce ne dimenticheremo e passeremo a parlare d’altro, come al solito?

Le ambulanze a Modena dopo l attentato Ansa
I momenti successivi alla strage di Modena Foto Ansa

Dalla legge Basaglia in poi, cos’è che non ha funzionato, secondo lei, nella gestione italiana delle malattie psichiatriche?

“Per quello che ne so, è difficile avere un’idea del Paese. Quella legge già dall’inizio demandava alle Regioni l’applicazione delle nuove norme. Basaglia c’entra poco con quel che è venuto dopo, perché è morto appena due anni dopo l’entrata in vigore della legge, nel 1980, e non ha fatto neanche in tempo a capire cosa stava succedendo. Chi se la prende con lui è uno sprovveduto. Se la dovrebbero prendere con i vari ministeri della Salute che avrebbero invece dovuto coordinare la crescita, l’implementazione di servizi sul territorio, cosa che non è avvenuta. Questo è quello che è successo. Io adesso poi, nello specifico, di Salim El Koudri so ben poco. Non conosco la sua storia e non mi addentro in questioni che non conosco.

Sul Fatto Quotidiano la prima pagina il giorno seguente l’attentato denuncia “milioni di psicopatici in giro”, oltre ai tagli sulle terapie…

Le terapie sono di più e non di meno, perché si comprano anche online. Le terapie, in quanto farmaci, ce ne sono molti di più di quarant’anni fa in giro, come tutti sanno. Se le terapie funzionassero e ci fosse questa grande distribuzione di farmaci, ci dovremmo aspettare persone molto più tranquille. Perché non è così? Non c’è un andamento chiaro, evidente, dagli anni Cinquanta, di quanta sia la prevalenza, l’incidenza di certe patologie. Questa storia non ha niente a che fare con l’immigrazione. Ma è così dappertutto. Negli Stati Uniti non è così? C’è una strage ogni quindici giorni. C’è stata anche l’altro giorno. Per questioni non solo religiose.

Sui giornali gli esperti parlano di un caso di schizofrenia paranoide

Come si fa a dirlo se non è loro paziente? Mi pare un po’ stravagante questo atteggiamento di certi colleghi, diciamo, “visionari”. A distanza di 500 chilometri riescono a capire quello che non è stato capito a un chilometro.

L’opinione pubblica, poi, è divisa tra chi sostiene sia terrorismo e altri, invece, pura follia. Come si può provare a distinguere le cose in questo campo minato?

Non si distingueranno adesso. Questo signore verrà anzitutto periziato da persone competenti che capiranno intanto la sua storia clinica, che io ignoro e che tutti quanti ignorano, e ci diranno, perché il giudice lo richiederà, di che si tratta. Ci vorrà un certo periodo di osservazione, che è necessario, dopodiché sapremo tutto. Non capisco questa fretta di mandare al patibolo un’idea o chissà quale responsabile. Questo signore è il responsabile di un atto terribile, orrendo, che va giudicato per quello che è. Se è un atto terroristico, lei mi domanda? Non capisco perché dovrebbe essere terroristico, visto che questo signore non ha fatto nessuna rivendicazione. Neanche organizzazioni terroristiche hanno rivendicato per lui. Quindi mi pare che il terrorismo sia proprio una fantasia malata di qualcuno che, come sempre, mette le zampine dentro la questione politica.

Infatti, al di là dei politici che hanno subito cavalcato l’onda di naturale indignazione, anche nei commenti si nota una certa “schizofrenia” dell’opinione pubblica, che in questi giorni, notiamo essere particolarmente suscettibile. Perché c’è questa rabbia così profonda?

Io non leggo i social, quindi non mi immergo in questa letteratura surreale che però appassiona molti. Non mi interessa. Non so neanche cosa si dica di me, francamente. Adesso parliamo tantissimo di questo orrore che si è consumato a Modena, tra una settimana parleremo di non so che cos’altro. Parleremo di tutto pur di non parlare di dove siamo, cosa vogliamo fare, quale Paese vogliamo, quale salute mentale vogliamo. Questo è un mondo che sta macinando in maniera orribile la nostra salute mentale. Di che parlano questi signori che utilizzano proprio uno degli strumenti – i social network – che fa più ammalare mentalmente la gente? Chi commenta indignato sta parlando di ciò che sta producendo tutto questo. Non sto parlando del caso specifico, in generale. L’odio, il risentimento, la vendetta, tutte queste robe orribili, sono state cavalcate e amate dai social. Andate a ringraziare chi i social li ha costruiti.

Salim El Koudri Ansa
Salim El Koudri, l'autore della Strage di Modena Foto Ansa

La parte di opinione pubblica che si è schierata dalla parte della “follia”, e non del terrorismo, ha anche parlato di un certo razzismo degli italiani. Non si fosse trattato di un cittadino di origine straniera, il caso sarebbe stato trattato diversamente.

Razzisti gli italiani lo sono tanto quanto i francesi, tanto quanto gli spagnoli e i tedeschi. Se qualcuno ha stimato una percentuale certa del razzismo in questo paese, ben venga. Ma se la si misura oggi, beh è evidente verso che lato penda la bilancia. Dopotutto, sì, il “razzismo”, m in che senso? Non so cosa voglia dire, davvero, la parola “razzismo”. I commenti sul fatto che l’attentatore sia nato in Italia, sono inutili. Questo signore è italiano. Quindi? Le discussioni su questo punto sono raccapriccianti. Dobbiamo scegliere tra quello che è piombato addosso con una macchina a 100 chilometri all’ora o quelli che l’hanno arrestato? Nessuno di loro può vantare quattro generazioni di antenati italiani. Non so io quanto ci convenga fare questi discorsi, perché in ogni caso io sono alla vecchia maniera: penso che ci sia una sola razza, quella umana, appunto. Quindi già la parola “razzismo” è di un’ignoranza fuori dalla norma proprio. Il 99,8% del nostro Dna ha la medesima origine.

Perché questa esigenza di dare la colpa, qualsiasi cosa accada? Al di là di questa tragedia, naturalmente, dove la colpa è anzitutto di una persona…

Siamo degli impotenti. Non abbiamo voglia di cambiare le cose, non ci piace questo mondo qua ma ci sguazziamo bene. È una grande frustrazione. Se io alle tre di notte mi metto a dire che bisogna prendere tutti quelli che hanno il nonno in Marocco e impiccarli a un albero sono o non sono un frustrato? Non illudiamoci.

Fino a poco tempo fa si parlava parecchio di Garlasco, tra colpevolisti e innocentisti si sono toccate delle vette parecchio… “abissali”

È anche un Paese che da vent’anni parla di questa tragedia. Forse è perché non abbiamo più argomenti, non ci interessa il futuro. Ne so qualcosa, io mi ero occupato di Cogne, so bene quanto il voyeurismo sia potente. Anche i curiosi, sa, provo un sentimento di protezione nei confronti di queste persone. Probabilmente non hanno molte alternative, immagino io. Ma guardi, in qualsiasi Paese accade lo stesso. Cerchiamo di sprovincializzare i discorsi. Non è che a Lisbona queste cose non succedano, come ad Amburgo, ad esempio. Pensate davvero che queste cose accadano solo in Italia? Be’, non è così. Credo che le cose vadano analizzate tutto con minore foga, minore voglia di giustizialismo, di giustizialismo efferato.

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