Cipolla che fa piangere. Se l’argomento non fosse il più serio che esiste sulla terra, un adulto che ha abusato di minori, e se non fosse che l’emotività è ancora altissima per episodi appena denunciati, si potrebbe liquidare tutto così. Perché il vescovo di Padova, mons. Cipolla, ha lasciato che dalla sua diocesi uscisse un comunicato stampa che fa più rabbia dei fatti stessi di cui oggi si discuterà in Procura. Ma cominciamo dall’inizio: a Padova, tra le mura rassicuranti della periferia che si credeva immune dal male, è andato in scena l'ennesimo psicodramma della fede tradita, ovviamente da dentro il tempio. Davanti al Giudice per le indagini preliminari dovrà presentarsi Francesco Saviane, trentaseienne ex seminarista, fino qualche tempo fa insegnante di religione e educatore. L’accusa? Abusi sessuali aggravati e ripetuti su almeno sette minorenni, ragazzini che la società gli aveva affidato tra i banchi dell'Istituto Barbarigo e nei pomeriggi d'oratorio.
Oggi è il giorno dell’interrogatorio di convalida, lo snodo di un’indagine lampo della Squadra Mobile nata dal coraggio solitario di una vittima e corroborata da un archivio di chat e file multimediali che i tecnici considerano inequivocabile. I suoi legali studiano la linea di confine tra il silenzio e la retorica del "disagio personale". Ma fuori dal palazzo di giustizia la realtà presenta un conto morale salatissimo e a Albignasego, nel quartiere San Lorenzo, la parrocchia è un fortino assediato dal buonsenso ferito dei genitori, come racconta il Corriere del Veneto. Madri e padri del nido adiacente alla canonica hanno accerchiato il parroco, don Cesare Contarini, pretendendo risposte.
Il sacerdote, storico risolutore di grane diocesane ed ex preside dello stesso Barbarigo, ospitava l’indagato da ben sette anni. Ma sapeva tutto da almeno tre. E oggi prova pure a giustificarsi in quel limbo di sprovveduta carità che somiglia sinistramente alla complicità: sapeva delle indagini interne, ammette, ma non voleva lasciarlo per strada. Ignorando – dice lui – il quadro completo. Di osceno, in questa vicenda, non c’è solo il catalogo delle condotte contestate, ma quel solito, incurabile, silenzio sordo e altezzosamente protettivo di Santa Romana Chiesa. Lo vogliamo vedere o no? Oppure continua a essere meglio nascondersi dietro la finta pervicace attitudine a considerare il lupo come una pecorella smarrita da tutelare tra le mura domestiche, a pochi metri dai bambini?
A completare il quadro di una miseria squisitamente istituzionale, arriva la nota ufficiale della Diocesi di Padova, firmata dal vescovo Claudio Cipolla. Un capolavoro di equilibrismo burocratico che meriterebbe una cattedra di diplomatica applicata. Con lo stile tipico di chi si lava le mani nell'acqua santa, l’ordinario diocesano ci tiene a far sapere che l’idoneità all’insegnamento della religione cattolica era già stata revocata nel 2023 e che il Barbarigo era un capitolo chiuso. Chiuso, ma mai denunciato alle autorità competenti. Ma il vero colpo di genio, in perfetto stile Ponzio Pilato, risiede nello scaricabarile pastorale. La permanenza del Saviane in canonica ad Albignasego? Una scelta "esclusivamente personale" del parroco, consumata "in violazione di una formale indicazione" contraria.
La Curia padovana, insomma, sapeva abbastanza da licenziare l'educatore nel 2023, ma non abbastanza da sporgere denuncia all'autorità giudiziaria dello Stato italiano, lasciando che fosse un ex allievo, solo quest’anno, a trovare il coraggio di rompere il muro dell'omertà. Il comunicato esprime forte amarezza per l’ingiusto discredito gettato sulle istituzioni ecclesiali, quasi che la prima vittima da risarcire fosse l'organigramma curiale e non l'innocenza violata di sette adolescenti. Si rifugiano dietro l'adempimento delle "prescrizioni canoniche e civili", attivando i protocolli di tutela a disastro già avvenuto. Resta l'immagine spettrale di un sistema di sorveglianza che crolla sotto il peso dei propri tabù, dove l'imperativo morale non è proteggere i minori, ma salvare le apparenze. Un comunicato alla volta. Tanto, si sa, la Chiesa si confronta con l’eternità, mica coi tempi degli uomini.