Hutch, ma non il collega di Starsky. Il monaco, non quello di una Ballata del Mare Salato. Presunto criminale, per il Corriere della Sera, presunto politico per l’Irish Examiner. Chi è davvero Gerry Hutch? Il consensus lo vuole come presunto boss della banda criminale irlandese omonima. Però “il Monaco”, che oggi corre alle elezioni supplettive per il seggio lasciato vuoto dall’ex ministro delle finanze Paschal Donohoe a Dublin Central, tutto sommato a chi non vuole un’Irlanda del Nord indipendente, ovvero tutta quella politica che non è lo Sinn Féin di Mary Lou McDonald, fa comodo. D’altronde Hutch punta a quell’elettorato popolare urbano anti-establishment a cui anche rivolge anche Janice Bolan, candidata dello storico partito indipendentista che firmò il Goodfriday Agreement di Belfast. Tutto questo potrebbe favorire per sottrazione il socialdemocratico Daniel Erris, ma perché Gerry Hutch, il presunto boss che osò (pardon, avrebbe osato) sfidare il potentissimo cartello di Kinahan e che sarebbe stato a capo negli anni di una banda capace di effettuare colpi in banca per decine di milioni di dollari, oggi è così popolare in Irlanda e soprattutto, nel cuore elettorale dello Sinn Féin? Bella domanda.
Tutto comincia inizia quando il 17 aprile 2024 viene assolto per l’omicidio di David Byrne, avvenuto otto anni prima al Regency Hotel. Una vendetta in piena regola nel nome di suo nipote, ucciso dal potente cartello di Kinahan. A suo dire con quel mondo non voleva più averci nulla a che fare, ma il sangue chiama sangue e con l’omicidio di Byrne Hutch, “The Monk” torna sulla scena. Fu battezzato alla stampa con questo soprannome dal giornalista Gary Webb nel 1985 quando in carcere, agli albori della sua carriera criminale aveva sorpreso tutti per il suo ascetismo e la sua lontananza dal consumo di droga. Nel 2016, trent’anni dopo il Monaco, però, con l’omicidio Byrne scatenava contro di sé la reazione transglobale del potentissimo cartello di Kinahan. Suo fratello e buona parte della buona famiglia vengono uccisi per rappresaglia. Tradito, Hutch, pure dal suo socio Jonathan Dowell, rimane solo, un Davide contro Golia, ma è uno duro a morire. Fuori dal palazzo di giustizia, assolto nel 2024, i flash dei fotografi, i microfoni dei giornalisti, il pubblico in visibilio ritraggono un uomo ben vestito, una barba canuta e folta, gli occhi azzurri. Un volto antico, i tratti somatici di un ultimo sopravvissuto scampato alla furia degli intoccabili e degli onnipotenti. Agli occhi del popolo irlandese, oltre che ai suoi, The Monk doveva essere potenzialmente capace di tutto.
Per questo a metà ottobre dello stesso anno, Gerry Hutch fa la sua discesa in campo. Appena una settimana dopo viene arrestato a Lanzarote nell’ambito di un’inchiesta anti-riciclaggio. Secondo la legge spagnola, sarebbe dovuto rimanere in custodia cautelare fino alla conclusione delle indagini, ma ancora una volta The Monk dà prova della sua intelligenza e si proclama prigioniero politico, un po’ come Tony Montana nel prologo di Scarface, quando si finge un esule del regime cubano di Fidel Castro di fronte ai militari americani. In questo caso lo fa di fronte alla Corte di Giustizia europea e ottenuta la libertà se ne torna in Irlanda, giusto in tempo per candidarsi alle elezioni come il Robin Hood dell’Oireachtas, anche questo un soprannome dovuto ai suoi albori nel mondo del crimine, nel quale entrò all’età di appena 10 anni. Lui con il traffico di droga che ha devastato il centro storico della sua città Natale dice di non averci nulla a che fare. Nel 2000 per i sospetti del Criminal Assets Bureau sul suo patrimonio, patteggiò l’evasione fiscale pagando 1,2 milioni di sterline, ottenuti chissà dove. Secondo la polizia irlandese deriverebbero tutti dai suoi colpi in banca multimilionari con la sua batteria di uomini, e dal traffico di stupefacenti, mandato avanti nel tempo. Tutte accuse, però, senza vere proprie condanne. Da qui l’aggettivo “presunto”, che accompagna ogni titolo di giornale che lo riguarda e oggi eccolo qui che sfila per il seggio roccaforte dello Sinn Féinn a bordo del suo furgone con altoparlanti dai quali vengono sparate a palla le canzoni di Snoop Dogg in cui i versi ricordano a tutti che lui, “il Monaco”, è lì per rappresentare tutti i gangster del mondo.