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18 maggio 2026

Delitto di Garlasco e “sistema Pavia”: a Brescia magistrati che ascoltano magistrati per i (presunti) reati di altri magistrati (e imprenditori). Più chiaro di così…

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

18 maggio 2026

A Brescia va in scena il paradosso del "Sistema Pavia": cinque magistrati vengono ascoltati dai colleghi per fare luce sulla presunta corruzione, sugli appalti blindati e sulle anomalie nell'inchiesta-bis per il delitto di Garlasco. Un intreccio di poteri e favori che scuote la magistratura lombarda (e forse non solo quella), tra faldoni spariti e verità (ancora) da decifrare

Foto di: Ansa

Delitto di Garlasco e “sistema Pavia”: a Brescia magistrati che ascoltano magistrati per i (presunti) reati di altri magistrati (e imprenditori). Più chiaro di così…

Giustizia che si specchia, mentre sente l’odore di qualcosa nell’aria che potrebbe costringerla a a specchiarsi veramente. Nelle aule del tribunale di Brescia va in scena un altro paradosso tipicamente italiano: magistrati che interrogano magistrati sui presunti reati commessi da altri magistrati, alla ricerca di una verità. Questa mattina, cinque toghe della Procura di Pavia — Roberto Valli, Andrea Zanoncelli, Alberto Palermo, Valentina De Stefano e Valeria Biscottini — saranno ascoltati ai colleghi bresciani. Sono lì per un incidente probatorio, quel congegno procedurale che serve a congelare tutto prima che il tempo - o l'opportunità politica? - li sbiadisca. A pretenderne l'audizione è Domenico Aiello – quello che, da opinionista TV, ha definito l’inchiesta del procuratore Fabio Napoleone su Andrea Sempio una “cosa a metà strada tra il nulla e il niente. E’ lui, come noto, l’avvocato (oltre che di Alfonso Signorini) di Mario Venditti, ex procuratore aggiunto e reggente, oggi finito nel tritacarne prima e sotto la lente d’ingrandimento della Procura di Brescia poi, insieme a un altro magistrato, Paolo Mazza, e all'imprenditore Cristiano D’Arena.

L'accusa è pesante: corruzione e peculato. Insomma, al centro di tutto non ci sono alti ideali di giustizia e verità, ma voci di capitolo miserabilmente più terrene, come le spese per il noleggio delle automobili e i costi delle intercettazioni telefoniche gestite dalla Esitel e dalla Cr Service, le società di D’Arena che per lungo tempo hanno operato in regime di quasi esclusiva negli uffici giudiziari pavesi. Il sospetto è quello di un baratto desolante, fatto di pranzi offerti nel rinomato ristorante Lino, vetture acquistate a prezzi di favore e auto di servizio utilizzate oltre l'orario consentito. Un presunto mercato dei favori in cambio di appalti blindati, che svelerebbe la trama sotterranea del cosiddetto "Sistema Pavia". Che è il modo corto e “geolocalizzato” per definire un intreccio di poteri dove la linea di demarcazione tra controllori e controllati. Le difese tentano di smontare il teorema puntando all'archiviazione, forti anche di una prima vittoria al Riesame che ha restituito i telefoni sequestrati, ma la faccenda è più ingarbugliata del previsto.

Domenico Aiello
L'avv. Domenico Aiello con l'ex pm Mario Venditti

Questo filone di indagine si annoda inevitabilmente con un altro capitolo, infinitamente più doloroso e mediatico: quello del delitto di Garlasco. Qui l’accusa si farcisce di corruzione in atti giudiziari, lambendo nuovamente Mario Venditti e Giuseppe Sempio, padre di quell'Andrea Sempio che l'inchiesta del 2017 sull'omicidio di Chiara Poggi tentò di collocare sulla scena del crimine al posto dell'ormai condannato Alberto Stasi. I magistrati milanesi Civardi, Rizza e De Stefano parlano apertamente di anomalie, sottovalutazioni. E, nel peggiore dei casi, dolo.

Riascoltando i nastri delle vecchie intercettazioni, i carabinieri del nucleo investigativo hanno scoperto una realtà manipolata: laddove i vecchi verbali redatti dal maresciallo Giuseppe Spoto sotto la supervisione di Silvio Sapone riportavano la comoda dicitura "incomprensibile", sono riemerse parole nitide: dialoghi in cui Andrea Sempio parlava anche di “pagare”. E poi telefonate anomale giunte all'indagato ben prima della notifica ufficiale dell'interrogatorio, mentre sullo sfondo riappare la figura di Maurizio Pappalardo, già condannato nell'inchiesta Clean per corruzione e stalking. È lo stesso Pappalardo che, il giorno successivo all'apertura dell'indagine su Sempio, fotografava le carte segrete del fascicolo, giustificandosi poi con un nebbioso "non ricordo" davanti agli inquirenti. Tra bozze di archiviazione annotate a mano e fascicoli archiviati nei cassetti dei nuclei informativi, la sensazione sgradevole è che la verità sull'omicidio di Chiara Poggi sia solo lo sfondo, quasi il pretesto, per una ben più feroce resa dei conti interna alla magistratura lombarda. C'è un velo di amaro sarcasmo nel constatare come le aule nate per accertare i delitti diventino i luoghi in cui si deve indagare su chi quei delitti doveva perseguirli. Signori, i palazzi di giustizia si stanno arroccando nella difesa dei propri segreti? Forse no. Più chiaro di così…

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Un appunto di cui "si discuterà" a lungo sia a Brescia che a Pavia

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