Commentava podcast, inviava vocali. La difesa di Andrea Sempio, sui soliloqui in macchina (ma anche su tutto il resto) dice di avere una spiegazione. L’avvocato Cataliotti e l’avvocato Taccia, in più occasioni in questi giorni, hanno quasi sorriso dicendosi convinti di poter dare una motivazione a tutto, parola per parola, muovendo da una certezza: Andrea sapeva di essere intercettato. E’ vero, lo sapeva. O, almeno, lo sospettava. E’ lui stesso a dirlo alla ragazza appena salita nella sua auto nel giorno stesso del famoso soliloquio in cui, dopo aver ascoltato il podcast di Bugalalla, si lascia andare a considerazioni che per gli inquirenti sono una mezza confessione. Quelle in cui, giusto per ricordarlo, imita anche una voce femminile con tono sprezzante, offrendo una versione di come potrebbe essere andata quella maledetta mattina del 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli.
L’audio integrale è chiaro. E anche di quelle frasi buttate là, in questo momento, ci importa poco visto che comunque ne sta già parlando chiunque e da giorni. E’ importante dire, però, che il “commentava quel podcast” regge pochissimo, visto che Bugalalla in quel video parlava di argomenti ben diversi, ai quali lo stesso Sempio replica a voce più alta nello specifico, rispetto a quelli che invece sono “i soliloqui” immediatamente successivi del 38enne accusato dell’omicidio di Chiara Poggi. Quando commentava effettivamente il podcast si capisce benissimo. Non solo perché c’è coerenza tra le parole della Buga e le “repliche” di Sempio, ma anche e soprattutto per il tono e il volume di voci usati. Quando, invece, dice le altre frasi – quelle che gli inquirenti considerano una mezza confessione – usa un tono più basso e un volume impercettibile.
Se nel 2017 qualcuno che avrebbe dovuto indagare gli aveva davvero dato una mano, non è così assurdo pensare che in quel “dargli una mano” ci sia stata anche qualche indicazione su come eludere le cimici o fare in modo che non captassero ogni parola. Ecco, saremo maliziosi, ma sembra proprio che nel pronunciare le frasi “più pericolose”, Andrea Sempio abbia fatto attenzione . Tanto che rispetto a tutto il resto si capisce pochissimo e solo con gli evolutissimi (e forse più moderni degli accorgimenti noti?) sistemi a disposizione delle forze di polizia si è effettivamente riusciti a capire cosa stesse dicendo. La difesa di Andrea Sempio, almeno nelle intenzioni comunicate nelle primissime ore dopo la richiesta di rinvio a giudizio, sembra però aver fissato le fondamenta di tutte le spiegazioni proprio in quella stessa intercettazione. Partendo da ciò che il 38enne dice verso la fine, quando in macchina con lui sale una certa “claudia” e la avvisa con questa frase: “Sono abbastanza sicuro che qui ci ascoltano”.
Una frase che si sente benissimo, che è chiarissima come è chiarissima la voce della ragazza. L’auto era ferma? Sì e di sicuro il movimento disturba di più, ma le parole di Sempio erano chiare, come erano chiare anche quelle di Bugalalla, anche prima, quando l’auto era in marcia. Ciò che non si sente, o che comunque si sente malissimo, è esattamente quello che sta in mezzo. Quello che “non doveva essere sentito”. Sicuri, quindi, che reggerà sostenere che Andrea Sempio sapesse benissimo di essere intercettato, tanto da dirlo a Claudia nella stessa intercettazione? Quella sua consapevolezza potrebbe, paradossalmente, essere considerata un'aggravante, la motivazione stessa per cui ha messo in atto (forse) delle “apparentemente evidenti” contromisure.