Sullo sfondo il mega finanziamento da 11 miliardi di euro a Leonardo Maria Del Vecchio che fa all-in e si gioca il tutto e per tutto nel suo tentativo di scalata finale a Delfin. In primo piano, invece, esplode ancora una volta il bubbone dolente della Squadra Fiore a Roma con la puntata numero due (dalle carte incandescenti recuperate dal Domani) dell’inquietante spin-off dell’inchiesta su Equalize che, intanto a Milano, prosegue parallelamente. Tutti i nodi vengono al pettine, ma questo è bello grosso e denso e c’è il rischio di strappare via una ciocca consistente di capelli parecchio ingarbugliati. A Milano fioccano avvisi di garanzia a una ventina di società tra cui anzitutto Luxottica, poi Eni, Barilla, Erg, Heineken, Number1, Equalize (appunto), Fenice Spa (di Lorenzo Sbraccia di cui vi abbiamo già parlato) ecc. ecc.. Tutte responsabili di aver domandato agli uomini di Equalize di effettuare accessi abusivi a banche dati strategiche nell’interesse delle stesse società. A Roma, invece, l’inchiesta scava più nel profondo della rivale occulta alla società di Enrico Pazzali e Carmine Gallo, ovvero la Squadra Fiore dove adesso spuntano fuori alcune intercettazioni pesantissime di una conversazione tra Giuseppe Del Deo, vice del dis prepensionato da Giorgia Meloni in tempi non sospetti con un decreto ad hoc, e niente di meno che l’ambasciatrice Elisabetta Belloni, numero uno di Palazzo Dante, non indagata.
“Sono stata dall’avvocato”, dice Belloni a Del Deo: “naturalmente adesso valutiamo cosa fare”. Si parla di un articolo pubblicato dallo stesso quotidiano il 23 febbraio a proposito delle rivelazioni a proposito dell’azienda Sind, specializzata in cybersicurezza un tempo riconducibile a Carmine Saladino (“ex” amico di Guido Crosetto), pure lui indagato nell’inchiesta sulla Squadra Fiore. Saladino, secondo quanto emergerebbe dalle carte in possesso del Domani, avrebbe ricevuto un compenso per alcuni “lavori fatti a casa” di Elisabetta Belloni “quando ricopriva ancora il ruolo di direttrice del Dis, l’agenzia che si occupa del coordinamento dei servizi segreti”. Fatture evidentemente, però, gonfiate. Una circostanza di cui Belloni (non indagata), all’epoca di questa chiamata non era probabilmente a conoscenza. “Ho chiamato Fittipaldi (direttore del Domani)”, continua Belloni a Del Deo “gli ho detto che alludono che mi sarei fatta fare un fortino a casa e lui ha risposto che è la Sind che lo dice”. Per questo Belloni chiede a Del Deo cosa sia scritto nella fattura incriminata. “La fattura è generica, è omnicomprensiva e non è intestata a te e può riguardare anche altri lavori, quindi niente...”, risponde Del Deo provando a rassicurare il suo capo.
“La Sind”, continua Del Deo “non ha parlato con nessuno, me so’ appurato e tu Elisabè non gli devi dare informazioni a questo qua (Fittipaldi). L’unica cosa è che speriamo che non fanno seguito (...) speriamo che non vanno oltre”. Ma Belloni lo incalza, perché evidentemente sente puzza di bruciato: “Io vorrei sapere cos’ha in mano questo, come può inventarsi che sono stati fatti lavori?”, dice l’ambasciatrice ignara di quanto Del Deo le avrebbe finora tenuto nascosto. “Staremo a vedere”, chiosa Del Deo e la conversazione si chiude. Dopo un paio di mesi partono le perquisizioni a carico di Del Deo, Saladino e dei suoi soci, Enrico Fincati e Nicola Franzoso. Agli atti le parole di alcuni suoi collaboratori. “Ci dava buste con 500 euro a titolo di premio per il lavoro svolto”. E poi ancora. “In ufficio si parlava dell’harem di Del Deo. Non ho mai sentito che personale esterno avesse fatto parte del suo gruppo”. Quelli che poi sono passati alla stampa come “i neri di Del Deo”. “Questa volta pare che (i servizi, ndr) non vogliano mettere a tacere niente. Le altre volte hanno cercato, no? Questa volta Valensise (direttore dell’Aisi, non indagato, ndr) proprio no...”, dice uno degli indagati. Insomma, qui pare proprio che debba “zompare” tutto da un momento all’altro.