La giornalista premio Pulitzer segnalata da Saviano ci fa capire di quanto sia messa male la libertà di stampa ma anche che una speranza laggiù in fondo ce sempre. La sua storia è questa: Hannah Natanson lavora per il Washington Post e ha condotto un'inchiesta su qualcosa che non è mainstream, non porta like ma su come funzionano le agenzie federali in America nell'epoca di Trump, che funzionano come funziona qualsiasi cosa: giochi di potere, illeciti, favori, tangenti, e su come cose abbiano poi ricadute sulla vita di tutti noi. Per questa inchiesta Hannah è stata attaccata, la sua casa è stata perquisita dagli agenti dell’Fbi che le hanno sequestrato tutto della sua vita. Solo per aver fatto davvero il suo lavoro. La realtà è che ovunque nel mondo, e pure in Italia, il giornalismo è veramente diventato un lavoro dove devi stare attento a muoverti e dove se tieni la testa abbassata è meglio. Noi lo vediamo nel nostro, sull'inchiesta su come funziona il Teatro San Carlo e ora l'Auditorium di Roma e su altre notizie: diffide, querele, intimidazioni arrivano ogni giorno se fai quello che devi fare. Chiunque governerà l'Italia questo problema dovrà risolverlo migliorando la legge sulle liti temerarie.
In questi giorni è partita una campagna contro il finanziamento pubblico ai giornali. In Italia ricevono soldi dallo Stato (quindi nostri) con la scusa di proteggere la libertà di stampa testate appartenenti a grandi gruppi che quel finanziamento non dovrebbero prenderlo. Non credo che il finanziamento sia giusto toglierlo a tutti, come vorrebbe Alessandro Di Battista che con Schierarsi ha lanciato una raccolta firme: “Basta soldi ai giornali”, ma che debba funzionare per bene, con regole che davvero favoriscano gli editori puri, seri, come noi di MOW. Un'ultima cosa. Guardate la postura di Hannah Natanson, la sua emozione, perché nessun riconoscimento cancellerà la fatica e la pesantezza di sopportare continui attacchi solo perché stai facendo - davvero - il tuo mestiere.