Nel 2023 il governo guidato da Giorgia Meloni decideva di non rinnovare l'accordo tra Italia e Cina riguardante la permanenza di Roma nella Nuova Via della Seta, e quindi di allontanarsi da Pechino. La versione istituzionale dell'addio? L'intesa, che prometteva accordi fino a 20 miliardi di euro fra diretti e indotto, non ha rispettato le attese. La versione ufficiosa? Dietro le quinte si mormora che il deal sino-italiano avesse fatto incaz*are gli Stati Uniti e che Meloni lo abbia abbandonato sia per recuperare punti agli occhi di Washington e dell'Europa, che per demolire l'opera compiuta dall'esecutivo Conte ai tempi della stagione gialloverde nel 2019. Peccato che, nel giro di un anno dall'inversione a U sulla Via della Seta, la stessa Meloni sia volata in Cina per capire come riequilibrare i rapporti con il Dragone e mantenere stretti alcuni legami strategici. Andiamo ancora avanti di qualche anno e arriviamo al 2026: Donald Trump ha attaccato l'Europa e pure, espressamente, l'Italia. L'attrito tra gli Usa e il Vecchio Continente, alimentato dalla guerra in Iran, ha trasformato una crisi latente in uno strappo vero e proprio che ha toccato anche il governo Meloni. Ufficialmente non ci sono rotture, ma è evidente che qualcosa sia cambiato nei rapporti tra Roma e Washington. E, proprio qui, si sta inserendo silenziosamente la Cina...
Qualcuno a Pechino deve aver capito che il clima europeo sta cambiando. Perché mai, iniziano in effetti a pensare i leader del continente, dovremmo allontanarci dal più grande mercato del mondo, quello cinese, soltanto per compiacere gli Stati Uniti? E, peggio ancora, perché dovremmo farlo se in cambio, oltre a non ricevere un bel niente, ci becchiamo anche offese e denigrazioni dagli Usa? Non è forse un caso che il conflitto in Medio Oriente abbia spinto numerose cancellerie, se non a mollare del tutto gli americani, a prendere adeguate e dovute distanze da un Trump sempre più irrazionale e ingestibile. Sono così ripresi, con maggiore intensità di prima, i viaggi di presidenti e primi ministri oltre la Muraglia, e pure inaspettati accordi tra le parti. Nel campo dei media, per esempio, è emblematico quanto è accaduto in Italia, dove uno dei più prestigiosi quotidiani del Paese, Il Corriere della Sera, ha condiviso su Facebook il post contenente un articolo versione partnership pubblicitaria sponsorizzato niente meno che da Xinhua. Non la conoscete? Vi spieghiamo noi cos'è: l'agenzia di Stato cinese. Il pezzo in questione, “a cura di CairoRcs Studio”, ossia la divisione creativa e di branded content di CairoRcs Media, la concessionaria di pubblicità del Gruppo Cairo Communication/Rcs, si intitola “In cammino lungo le Vie della seta che hanno cambiato la storia euroasiatica". La famigerata Via della Seta che torna, seppur con un alone storico, a far capolino nell'opinione pubblica italiana.
Solo propaganda? La Cina ha ovviamente interesse a recuperare il terreno (e il tempo) perduto, e quindi a promuovere la sua visione del mondo, degli affari e dei progetti. È però più interessante analizzare il contesto da un'altra prospettiva: quella del cambio di stagione, tanto in Italia quanto in Europa. Soltanto qualche anno fa sarebbe stato difficile per Xinhua far pubblicare un articolo del genere, giocando di sponda con Il Corriere della Sera, sull'importanza della vecchia Via della Seta. Il graduale allontanamento statunitense dall'Europa ha invece aperto nuove praterie che Pechino sta riprendendo a occupare diffondendo messaggi di cooperazione e unità. “Per millenni i mercanti, pellegrini e avventurieri di mezzo mondo hanno viaggiato lungo l’insieme di rotte marittime e terrestri note come Via della seta. Lungo questo ramificato sistema di strade [...] si è creata anche la possibilità di incontrarsi tra persone e culture differenti, che ha favorito la diffusione di idee rivoluzionarie e grandi innovazioni tecnologiche”, si legge nel richiamato pezzo. Chiaro il messaggio: la Cina vuole collaborare e sta usando i suoi media per farlo capire a chiunque. Xinhua, tra l'altro, può contare su una lunga partnership economica con Class Editori e, da poco, con l'agenzia Italpress. Stiamo davvero entrando in una nuova stagione di cooperazione win-win?