Ha parlato in un salotto scomodo l'inviato speciale di Donald Trump Paolo Zampolli. Il braccio destro del Presidente infatti è intervenuto in una lunga intervista alla trasmissione Report, su Rai 3, difendendosi dalla accuse riguardanti la sua presenza negli Epstein files, i documenti che descrivono le attività criminali svolte dal finanziere Jeffrey Epstein.
L'intervista
Il punto di partenza è uno dei misteri più chiacchierati della politica americana: come si sono conosciuti Donald Trump e Melania Knauss? La versione ufficiale dice: un nightclub di New York. Ma secondo la testimonianza di Ben Menashe, ex uomo dell'intelligence israeliana, dietro quell'incontro ci sarebbe stato Jeffrey Epstein. Zampolli, che si è sempre attribuito la paternità della presentazione, non ci sta: “Tutto il mondo sa che l'ho presentata io”, taglia corto. “Leggi il libro di Melania, pagina 31, e capisci cosa ha detto lei. Meglio la testimonianza di Melania di quell'altro che è morto (Epstein). Non è da oggi, è da trent'anni che si sa che sono stato io”.
Report contesta anche l'inizio della carriera di Melania, avvenuta proprio nell'agenzia di modelle di Zampolli. All'epoca, sostiene la redazione tramite alcune testimonianze, Melania non era particolarmente conosciuta e non appariva nelle sfilate. Zampolli risponde con una distinzione, a suo dire fondamentale: “Ci sono due tipi di modelle. Ci sono le modelle che fanno le sfilate, gli danno due vestiti sporchi, usati, e fanno le sfilate. Poi ci sono le donne che possono fare le campagne. Lei non è una modella da sfilata, lavorava due o tre volte a settimana e faceva le campagne”.
Seguendo il filo della carriera di Zampolli poi, dalla moda incontra Trump, e si lancia nell'immobiliare. A Report parla del controverso progetto Mar-a-Gaza — l'idea trumpiana di “ripulire” Gaza e trasformarla in una riviera del lusso — un progetto partorito proprio da Zampolli, che risponde con cinismo: “La cosa più importante è avere un tetto. Io capisco qualcosina di real estate: devi costruire, costruire bene, dargli una bella casa. Costruiscigli un bel palazzo e dagli una bella casa così non litigano”.
Ma la parte più esplosiva dell'intervista riguarda Amanda Ungaro, ex fidanzata brasiliana di Zampolli. Parla anche lei del suo legame con Melania, e della tesi che la first lady lo coprirebbe per paura che riveli segreti scomodi: “Se c'aveva i segreti Amanda Ungaro te li avrebbe già detti, no? Quella sa tenere i segreti? Guarda le stronzate che ti ha detto”. Poi risponde alle accuse di violenza fisica e sessuale da parte della donna, che sarebbero avvenuti con Zampolli sotto l'effetto di droghe: “Le stesse foto che ti ha mandato le ha mandate in giro per il mondo. Dove aveva i lividi? Sulle gambe. Faceva kickboxing. Aveva i lividi sulle gambe e sulle braccia. Io non ho mai toccato una donna. Dopo vent'anni ora ci violentavamo? Forse mentalmente”.
Poi arriva la chiosa sociologica e decisamente politicamente scorretta sui brasiliani: “Quei poveretti in Palestina programmano che devono ammazzare gli altri, e crescono con quello nella testa. Ce l'hanno nei libri di scuola. I brasiliani guardano le telenovelas e sono tutti un po' così. Le donne brasiliane sono programmate a fare casino”.
E poi il fuorionda, quello più scottante, che Report manda in onda, su un'altra ex modella: “Lidia è una di queste troie brasiliane, queste razze bastarde brasiliane sono tutte uguali. Quando era figa ci stavo insieme, me la scopavo. Poi è diventata matta anche quella”.
Poi l'intervista torna su Epstein, si parla di un'agenzia che il finanziere avrebbe voluto acquistare proprio con Zampolli: “Epstein è venuto da me perché lui non sarebbe riuscito a comprarlo da solo, ci sono delle caratteristiche per il compratore che doveva essere uno del settore, non poteva essere solo un fondo. Me ne aveva parlato, poi la cosa è svanita. Lui non l'ha comprata”.
E poi, sulla presenza nella sua agenzia di modelle di una donna identificata come presunta complice di Epstein: “È stata con noi un po' ma non mi ricordo. Non sapevo dei suoi rapporti con Epstein. Sapevo che aveva le ragazze, non erano le mie. Non erano neanche modelle, erano ragazzine, massaggiatrici. Le modelle erano un cover up per Epstein”.
La diffida e le azioni legali
La risposta di Zampolli alla messa in onda non si fa attendere. Prima arriva la diffida al mandare in onda la puntata, documentata dallo stesso Ranucci su Facebook: “L'inviato speciale di Trump ci ha diffidati dal mandare in onda il servizio su Epstein e Melania Trump che lo riguarda”. Report manda in onda lo stesso.
Poi arriva il post di Zampolli, con tanto di maiuscole e tono da comunicato bellico:
“Secondo avviso a tutti gli organi di informazione: confermiamo che sono attualmente in corso azioni legali in più giurisdizioni, tra cui gli Stati Uniti, l'Italia e il Brasile. Il nostro team legale sta attivamente identificando e perseguendo tutti gli individui, le entità e gli account coinvolti nella diffusione di contenuti falsi, fuorvianti o diffamatori. Qualsiasi organo di informazione o individuo che pubblichi, sostenga o amplifichi tali contenuti sarà incluso in una class action e ritenuto responsabile nella misura massima consentita dalla legge”.