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Ma perché Paolo Zampolli, l'uomo della Casa Bianca che ha chiamato Corona in Tribunale a Milano, figura negli Epstein Files come "killer"?

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

  • Foto: Ig di Paolo Zampolli

6 febbraio 2026

Ma perché Paolo Zampolli, l'uomo della Casa Bianca che ha chiamato Corona in Tribunale a Milano, figura negli Epstein Files come "killer"?
Durante un interrogatorio, Fabrizio Corona riceve una chiamata dalla Casa Bianca: è Paolo Zampolli. Amico di Trump, ex re della moda e figura Onu, figura negli Epstein Files dove viene addirittura definito “killer” in una mail inquietante che contiene altri nomi inquietanti. Chi è davvero?

Foto: Ig di Paolo Zampolli

di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

Fabrizio Corona viene interrogato dal Pm a proposito del caso Signorini che non stiamo qui a riproporre, ma ad un certo punto lo chiama qualcuno dalla Casa Bianca. Tale Paolo Zampolli, colui che presentò a Donald Trump la sua terza ed attuale moglie, nonché First Lady, Melania Knauss, in nozze Trump. Il suo nome figura in ben 20 dei documenti presenti nella libreria degli Epstein Files rilasciati dal dipartimento della giustizia americana e addirittura in uno di questi documenti viene definito “killer” da una mail spedita ad Epstein da un soggetto censurato, accanto ad alcuni nomi di origine russa e non solo, ma anche israeliana e che, a meno che non si tratti di un caso di omonimia, potrebbe corrispondere all’omonimo oligarca russo-israeliano. Al di là di queste speculazioni, la domanda da farsi è, ma chi è davvero Paolo Zampolli? E perché figura all’interno degli Epstein Files? Andiamo con ordine. Zampolli nasce il 5 marzo del 1970 a Milano e decide di lasciare l’Italia dopo che suo padre muore in un incidente di sci a Saint Moritz in Svizzera. Frequenta i giri che contano a Miami, Ibiza e New York, dove risulta residente già dal 1992 e dove vive più o meno continuativamente tra il 2000 e il 2020. Qui entra nel mondo della moda, facendo spola con Milano di quando in quando. Fonda la Id Models ed è particolarmente noto alle cronache per aver ingaggiato nella sua agenzia di modelle la giovane e slovena Melania Knauss. Nel 1998 la presentò a Donald Trump, con il quale nel frattempo era diventato amico e vi era entrato in affari. Inoltre, Zampolli, secondo quanto si desume dalle cronache reperibili un po’ ovunque, in questo ambiente stabilì dei legami sia con Epstein che con la sua compagna Ghislaine Maxwell.

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Paolo Zampolli e Donald Trump con le rispettivi mogli Foto da Ig di Paolo Zampolli

Nell’Epstein File TA00260609 all’interno di una collazione di articoli di giornale ne figura uno scritto da Richard Johnson sul New York Post il 28 dicembre 2003 intitolato “Singling out Apple’s top studs”. I migliori talenti della Grande Mela, ove, insieme a Jeffrey Epstein, nella lista c’è anche Paolo Zampolli, all’epoca. Trentatreenne viene descritto come “il proprietario italiano di Id Models. Si trova di solito seduto in un angolo di un qualsiasi club appena aperto, circondato da un gruppo di bellezze. Pro: organizza feste fantastiche nel suo loft in centro città. Contro: se non sei alto 1,80 e con zigomi che tagliano il vetro, probabilmente non ricorderà nemmeno come ti chiami”. Zampolli oltre a diventare amico di Trump diventa manager in una delle sue aziende, specializzandosi sempre più nel settore immobiliare e dismettendo progressivamente il suo impegno nella moda e prendendo la direzione dello sviluppo internazionale delle società di Donald Trump. Nel frattempo, parallelamente, in questo periodo di transizione inizia ad emergere il modus operandi di Epstein fra i titoli dei giornali. Epstein, attraverso le agenzie di moda si procurava le ragazze per soddisfare le proprie intime passioni. Uno dei casi più noti è quello dell’agenzia Mc2. Epstein garantì una linea di credito di circa 1 milione di dollari alla società fondata dal francese Jean Luc Brunel e pagò di persona visti e altri costi per modelle portate negli Usa tramite la società di Brunel. Le modelle vivevano in appartamenti controllati da Epstein a Manhattan e pagavano affitti alla Mc2, anche se Epstein non esigeva affitto. Questo emerge dai documenti depositati nel caso civile Government of the United States Virgin Islands v. JPMorgan Chase Bank, nella dichiarazione del 2010 di una ex contabile di Mc2 nel 2010, Maritza Vasquez. A proposito di questa circostanza il buon Zampolli figura tra gli Epstein files. Secondo chi scrive la mail diretta a Jeffrey Epstein del 18 agosto 2010 (EFTA02407009), Zampolli avrebbe operato mediante un articolo pubblicato sul suo blog (di cui però non abbiamo trovato traccia) al fine di far emergere la situazione descritta dalla Vasquez. Nel c’è scritto “Questo è l’inizio di ciò che voglio fare. Cari amici, su di un blog, con la complicità di un ex contabile di MC2 condannato per furto aggravato dal tribunale della Florida, qualcuno ha pubblicato un articolo su internet che ha superato ogni limite. Sono nel business da 35 anni e ho sempre avuto come priorità prendermi cura delle giovani ragazze. Ho sempre lottato affinché le modelle completassero la loro formazione; non ho mai usato le modelle come merce di scambio, al punto che ho sempre pagato le loro spese personalmente e non ho mai permesso a nessun altro di farlo. Allora perché, improvvisamente, dovrei diventare il bersaglio di una persona che mi accusa di traffico sessuale di minori? Risponderò punto per punto a queste accuse. Come molti di voi mi conoscono da anni, capirete facilmente che si tratta di un totale disprezzo della verità, nient’altro che una fabbricazione maliziosa. 1/ Vero - Inoltre, Jeffrey Epstein è mio amico.
2/ Vero - La ex contabile (Maritza Vasquez) ha distratto più di mezzo milione di dollari. Siamo nel processo civile per la valutazione dei danni e la restituzione. Link del giudizio. 3/ Falso: non sono mai stato arrestato dall’Fbi né condannato per alcun crimine. Il documento qui sotto vi mostrerà la stessa fabbricazione maliziosa avvenuta qualche anno fa. - Link del blog scritto da Zampolli anni fa riguardo all’indagine Fbi su Mc2 per il comportamento dei booker -”.

Epstein col berretto di Fidel Ansa
Epstein con il berretto di Castro Foto Ansa

Chi è che scrive questa mail ad Epstein? Tirando a indovinare, potrebbe essere lo stesso Jean Luc Brunel, in quanto l’autore della mail sostiene di essere nel business della moda da più di 35 anni. Ma rimaniamo pur sempre nel campo delle ipotesi, e ad ogni modo il soggetto è censurato, dunque non si può sapere di chi si tratta. Dunque andiamo avanti. Un mese dopo, un altro soggetto censurato scrive a Epstein “Hi Jeffrey, Paolo asked me to forward this to you” con allegato un link ad un articolo scritto da Paolo Zampolli stesso su hauteliving.com. Il pezzo riguarda il vertice delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio, in cui lo stesso Zampolli figura come ambasciatore generale dell’Associazione delle Nazioni Unite in Brasile alle prese con un meeting tra i membri dell’Aosis – ovvero l'Alleanza dei Piccoli Stati Insulari – e gli stati membri delle Nazioni Unite a proposito della revisione quinquennale della Strategia di Implementazione delle Mauritius. Insomma, Zampolli è certamente un personaggio poliedrico che in pochi anni è passato dalla moda alla cooperazione internazionale, passando per la co-presidenza del Paramount Group, e alla vendita di immobili a Manhattan, grazie all’aiuto delle modelle provenienti dal circuito dell’agenzia Id. Una volta entrato nelle grazie di Trump come dimostrato da questo evento citato, Zampolli ha collaborato con diversi progetti ambientali delle Nazioni Unite in qualità di direttore esecutivo dell'Organizzazione Internazionale per le Energie Rinnovabili e ha collaborato con le Nazioni Unite per organizzare varie conferenze sui cambiamenti climatici. Zampolli, resta tuttora uno degli imprenditori immancabili agli eventi che organizza Trump. Un abituale frequentatore della sua casa a Mar-a-Lago, in Florida, dove cena con lui e la sua famiglia quasi ogni Natale, e spesso anche in occasione di altre feste. Ma pur essendo così intimo di Trump, negli anni ha saputo costruire ottime relazioni anche con i Clinton e con gli Obama, e in generale con molti esponenti Democratici. Nel mezzo, però, dev’esser successo qualcosa di molto strano, perché il 25 ottobre 2018 c’è uno scambio di mail parecchio inquietante tra uno o più soggetti censurati ed Epstein in cui il nome di Zampolli figura più volte e qui e dove viene definito come “killer”.

EFTA01018594
EFTA01018594 Us DoJ

L’ EFTA01018594 racconta che all’1:58 qualcuno scrive ad Epstein:

“Killers: Prokhorov e Baibakov (più tutta la sua gente), Zampolli Paolo, Anna Konchakovskaya e tutta la gente che lavorava per loro. Prokhorov ha molto da nascondere”.

Difficile comprendere questi nomi a cosa si riferiscano o a quali personaggi possano rimandare. Baibakov come il noto economista russo Nikolai Baibakov morto nel 2008? E chi lo sa. Prokhorov come l’oligarca russo-israeliano Mikhail Prokhorov (ancora in vita)? E Anna Konchakovskaya potrebbe essere chi? Cercando questo nome su internet compare una modella russa che ha 48mila followers su Instagram. Ma chissà quante persone nel mondo esistono con questi nomi, d’altronde. Fabio Zampolli potrebbe anche essere un caso di omonimia.

A questa strana mail, alle 14:29 Epstein risponde: “Are you receiving things from my address?”

E in risposta a questa mail il soggetto anonimo risponde alle 18:42 (+0000):

“Did you write deposition against me?”

“No, solo questa, pochi giorni fa, quando ti ho detto che ero negativo alla cocaina. Ho smesso di usare cocaina” (EFTA02618736).

E poi sempre lo stesso soggetto censurato alle 18.46:

“Ho smesso di drogarmi, sono stato onesto con te riguardo alle droghe da quando ci ho provato mentre eri in prigione. Mi sono liberata dell’ex fidanzato. Non ho mai avuto una figlia, e sono stata illusa, ma non ho mai avuto un bambino. Inoltre, non credevo che avresti firmato la deposizione”.

Forse questa mail è stata scritta da una donna, dato che si parla di un ex fidanzato, ma chi può dirlo? Qualche ora prima sempre alla mail di Epstein arriva un’altra mail parecchio inquietante da un soggetto anonimo (EFTA02619777). 4.53 Pm:

“Zampolli ha messo parole nella mia bocca e sulla carta. Per favore, sto chiedendo un’indagine. Non ho mai ucciso nessuno e ho smesso con la droga. Lo giuro. E ho fatto una mediazione riguardo a Bill Block e abbiamo discusso degli affari privati di Ari. Per favore, merito una punizione, ma soprattutto più trattamento psicologico. Non ho mai ucciso nessuno. Ho paura per mio figlio”.

Una persona che si chiama Bill Block è anche l’ex Ceo di Miramax (dal 2017 al 2023) la cui gestione del colosso cinematografico ricevette parecchie critiche da parte di insider del settore per le scelte di strategia sui film. Ma cosa c’entra con tutta questa storia? E poi di nuovo, un’ora dopo, verso le 17, nell’EFTA02619619 troviamo scritto:

“Fatico a crederci, chi sta scrivendo queste stronzate? Zampolli. Per favore, sto chiedendo un’indagine e sono d’accordo che ho bisogno di un po’ di punizione e di aiuto medico, aiuto psicologico, terapia. Ma non la morte. Non sono colpevole, lo giuro, ho smesso con la droga”.

Zampolli, il nostro Zampolli? E chi può dirlo. Che dire, una storia parecchio torbida. Chissà che c’azzecca con Zampolli, boh. Probabilmente un inquietante caso di omonimia. Ad ogni modo, questo è decisamente il passaggio più pesante tra tutti gli altri documenti in cui Zampolli compare. Un altro degno di nota è l’EFTA00086883. Un verbale dell’Fbi datato 23 aprile 2020 che contiene la deposizione di una ragazza, con il nome oscurato, nata in Texas che poi una volta trasferitasi a New York ha fatto per un po’ la modella presso la Id Models di Zampolli. Secondo quanto depositato dalla ragazza, Zampolli era di modi gentili e l’avrebbe “lasciata andare”. Si mosse a Williamsburg dove conobbe, forse per caso, Jeffrey Epstein il quale dopo averle chiesto un massaggio per soldi la abusò. La ragazza riporta di essere a conoscenza di un’amica a cui capitò la stessa cosa. E questo, insomma è tutto. Ed è tutto così strano ed inquietante.

EFTA02619619
EFTA02619619 Us DoJ

La carriera recente di Zampolli, poi, è decisamente particolare, dato che dopo l’ultimo insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, l’ex imprenditore ha ricevuto il bizzarro incarico di “inviato speciale in Italia” da parte dello stesso presidente. Una carica che in diplomazia viene utilizzata in situazioni particolarmente complesse e urgenti come ad esempio una guerra o un conflitto civile. Come scrive il post.it in Italia non se ne vedeva uno da almeno quarant’anni e piuttosto ricorda quelle “inventate” da Silvio Berlusconi per i suoi sodali. Ma certamente non è questo il caso. Il fatto curioso è che quando a Zampolli, appunto, venne attribuita questa carica né al Ministero degli Esteri, né a Palazzo Chigi, né tantomeno all’ambasciata americana a Roma o a quella italiana a Washington si sapeva alcunché. Cosa ci fa in Italia, davvero, Zampolli? La sua nomina, se mai ci sarà stata, non è stata comunicata attraverso i canali ufficiali. Eppure, Zampolli venne subito intervistato in prima pagina dal Giornale, ospitato da Bruno Vespa a Porta a Porta (giusto in tempo per il terzo anniversario dell’invasione russa in Ucraina), e poi ricevuto da Matteo Salvini al Ministero dei Trasporti. Salvini, che figura anch’egli all’interno degli Epstein Files come soggetto della rete politica europea di conservatori monitorata e sostenuta da Steve Bannon.

Le reazioni istituzionali? Tra lo sbigottito e il sarcastico. Antonio Tajani, ministro degli Esteri, liquidò la questione con un “Zampolli? Zampolli chi?”. Edmondo Cirielli, viceministro di Fratelli d’Italia, ammise di non saperne nulla. Armando Siri, invece, ex sottosegretario e uomo di fiducia di Salvini, prese parte all’incontro con Salvini e si spiegò ai giornali dichiarando di non conoscere i dettagli formali, ma che “di certo è un facilitatore politico. La sua conoscenza diretta di Trump può rendere i rapporti meno formali e più fluidi”. L’incontro con Salvini? “Molto generico, conoscitivo. Un attestato di reciproca stima”. Insomma, questo Zampolli un personaggio poliedrico, per certi versi bizzarro che, se davvero si tratta di lui, qualche misterioso interlocutore di Jeffrey Epstein definisce addirittura un “killer”. Confidiamo che sia tutta una montatura, d’altronde il caso in questione non è di semplice interpretazione.

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