La bomba l’ha sganciata Milo Infante: la famiglia Cappa avrebbe presentato un esposto per depistaggio e inquinamento delle indagini alla Procura della Repubblica di Milano. Pochi minuti, però, e a smentire la notizia ci ha pensato l’ex grande capo dei RIS di Parma, Luciano Garofano: “da fonte certa posso dire che non c’è nessun esposto”. Una smentita che ha lasciato un po’ così la criminologa Anna Vaglia, che poco prima aveva raccontato di essere stata a passeggio con Paola Cappa e aveva commentato lo scoop con un “non sarei sorpresa, la famiglia Cappa è sotto assedio”. Tutto un grande equivoco? Probabilmente sì, ma con un fondo di verità.
Il fondo di verità sono le parole di qualche giorno fa a Quarto Grado della dottoressa Roberta Bruzzone che, come avevamo raccontato, ha riferito di essere venuta in possesso di alcuni audio in cui si fornisce una ricostruzione dell’omicidio di Garlasco che coinvolgerebbe proprio una delle sorelle Cappa, Stefania. La stessa Bruzzone aveva annunciato che avrebbe portato quegli audio in Procura a Milano. Perché Milano? A metterci la malizia verrebbe da dire che possa essere per gettare ombre sulla Procura della Repubblica di Pavia, sui magistrati che stanno indagando e anche sulla polizia giudiziaria. Formalmente, però, ci sarebbe una motivazione più lineare: rivolgersi alla Procura Generale di Milano (che in passato, come riferito dall'avvocato di Andrea Sempio, Angela Taccia, aveva sconsigliato la Procura della Repubblica di Pavia sull'iscrizione di Sempio nel registro degli indagati) è il passaggio da fare visto che, appunto, ci sono di mezzo magistrati e, addirittura, i carabinieri di via Moscova.
Ma quell’esposto c’è o non c’è? Al momento – per quanto ne sappiamo noi di MOW dopo un giro di telefonate a fonti generalmente molto attendibili – ancora no. Ma ci sarà ed è più che probabile che faccia riferimento proprio agli audio citati dalla dottoressa Bruzzone. Sarà presentato a firma della famiglia Cappa? Non ci sarebbe da sorprendersi, perché in questo modo si amplierebbero le ipotesi di reato. È chiaro, infatti, che – firmando l’esposto le persone citate negli audio – si potrebbe configurare anche il reato di diffamazione. Molto di più di quelli – più gravi ma praticamente impossibili da dimostrare anche per una serie di motivi tecnici e strettamente legati ai codici – di depistaggio e inquinamento delle prove. Capi d’accusa, questi ultimi, che starebbero in piedi se e solo se in quegli audio ci fosse qualcosa di inconfutabile che coinvolga, in maniera dritta e diretta (quindi non come persone citate), qualcuno degli inquirenti.
L’estrema sintesi di tutto? Siamo ancora al nulla. E alle suggestioni. Semmai la considerazione che viene da fare è un’altra: in una vicenda come quella di Garlasco, in cui tutti parlano e persino chi è indagato è protagonista di veri e propri tour mediatici, ha senso il silenzio dietro cui s’è trincerata la famiglia Cappa? È vero che intorno all’omicidio di Chiara Poggi è sempre vero tutto e il contrario di tutto e che anche dichiarazioni lineari, nette e specifiche vengono spesso strumentalizzate nel gran circo che si è creato, ma è vero pure che la storia – anche della cronaca e dei grandi processi – ha sempre raccontato che dagli assedi ci si libera solo uscendo dal fortino. O, comunque, rispondendo al fuoco. Barricarsi sarà sempre e solo il gioco utile ai nemici.