Aldo Cazzullo con la sua sparata su “Per Sempre sì” di Sal Da Vinci si sarebbe giocato la direzione del Corriere della Sera. Questa l’indiscrezione che ci giunge all’orecchio da fonti ben informate sui fatti. A Milano le voci corrono in fretta, d’altronde, ed era chiaro sin dalla pubblicazione di quell’editoriale che qualcosa nella catena di comando al Corriere, fosse saltata. “Per sempre sì potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra, o a essere generosi una canzone di Checco Zalone”. Chi è il responsabile della pubblicazione? E lui non c’era, e quell’altro neppure. Eh sì, come siano andate davvero le cose è molto difficile da ricostruire. Ci si potrebbe divertire a scommettere su Polymarket quale tra i sei vicedirettori di Via Solferino abbia alla fine acconsentito alla pubblicazione di questo pezzo. Non lo faremo (e comunque, in quel momento, i vicedirettori di turno erano in 4. E il savio Luciano Fontana avrebbe semplicemente detto “Ah… io non c’ero”). Certo è che il pezzo di Cazzullo prima della sua pubblicazione deve aver rappresentato qualcosa di simile a una patata bollente con cui nessuno avrebbe mai voluto scottarsi. Ustioni di quel tipo lasciano il segno a vita. Tra l’altro, a prescindere da questo mistero, sarebbe da domandare a Cazzullo, ma cosa Le è venuto in mente? Non tanto per il contenuto, ma per la forma, la retorica di cui andava ammantato il giudizio. Il Corriere dev’essere al di sopra di ogni sospetto, mantenere un tono istituzionale, conciliante e non divisivo, lo sanno tutti! Cos’è tutta questa cattiveria, questo livore? Una caduta di stile bella e buona.
Aldo Cazzullo nel 2024, tra l’altro, fu impeccabile quando Geolier non vinse Sanremo per un soffio, scrisse parole di zucchero per il povero sconfitto. “Macché fischi. Il dialetto di Geolier rappresenta l’Italia” e non vi fu menzione di Camorra o quant’altro, nonostante il rapper di Secondigliano apparisse spesso nei suoi videoclip in allegra compagnia di mitragliatori e chiari rimandi a quel mondo. Evvabbuò, ma la domanda non è come, à domanda è “pcché”. Aldo Cazzullo, ci eravamo dimenticati di ricordarvi (e dimenticati di dimenticare) essere anch’egli un vicedirettore. Il settimo e ad personam vicedirettore di Via Solferino, e come tale, in pole position per un eventuale futura direzione dello storico quotidiano. Dunque, semplicemente, sarebbe dovuto rimanere al di sopra di ogni sospetto come la moglie di Cesare, e questo non è accaduto. Cosa gli sarà accaduto? Quali correnti tempestose si agitano nel suo cuore ferito dal tagliente sound neomelodico? Forse, anche perché un sanremologo di nostra conoscenza e ben informato su certe dinamiche, prima della vittoria di Sal Da Vinci sosteneva che vi fosse un solo precedente al quale appellarsi per fare valutazioni sulla sua possibile vittoria, o sconfitta. Il Festival Italiano, condotto da Mike Bongiorno su Canale 5. Proprio su questo palco parallelo all’Ariston, Sal Da Vinci nel 1994 ottenne la sua prima vittoria con “Vera” al Pala Trussardi di Milano. Fu però, quella, anche l’ultima edizione di quella kermesse, che dopo di lui, chiuse i battenti. Una questione di iella? Di scaramanzia? I ben informati sostenevano in tempi non sospetti che qualcosa di analogo si sarebbe potuto replicare con Sanremo qualora fosse stato proprio il cantante neomelodico a vincere. Una teoria del complotto oppure una profezia?
Tra gli addetti ai lavori serpeggia pur sempre il discorso della trama nascosta e in atto per sfilare Sanremo alla Rai da parte di Sergio Cerruti, il presidente dell’etichetta discografica Just, che tra l’altro era presente all’Ariston. Ma forse, c’è sotto di qualcosa di ancora più grave che Cazzullo ha tentato di scongiurare fino all’ultimo con le sue parole, per questa ragione, al di qua di ogni sospetto. A ridosso della vittoria di “Per Sempre sì”, va rilevato, è deflagrata in tutta la sua violenza la guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, che adesso rischia di allargarsi a tutto il Medioriente, se non a tutto il mondo. Aldo Cazzullo ha scritto quel che ha scritto perché sapeva che la vittoria di Sal Da Vinci è stata il principio di quella che le Sacre Scritture definiscono come APOCALISSE e quindi della fine, insieme con quella del mondo intero, anche di Sanremo? Intanto facciamo toccaferro e, per altro, speriamo di no.