La notizia che la famiglia Cappa ha presentato un esposto alla Procura Generale di Milano non è vera. O,meglio, è vera soloin parte. Perché quell’esposto non c’è? No, ma perché di esposti ne sarebbero stati presentati una cinquantina circa e non uno solo. E’ quanto riferisce su Il Giornale di oggi Luca Fazzo, firmando cinque colonne che, per ironizzarci sopra, si potrebbero riassumere in tre parole: pensatevi tutti querelati. In quel “tutti”, chiaramente, ci sono giornalisti, professionisti, personaggi della TV o dei social e nomi che hanno avuto a che fare in qualche modo e a qualche titolo con il delitto di Garlasco e le nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Qualche nome? L’avvocato Antonio De Rensis, che assiste da quattro anni Alberto Stasi, l’ex maresciallo dell’Arma di Garlasco, Francesco Marchetto, Gianni Bruscagin, il supertestimone scovato da Le Iene (verosimilmente finite anche loro in uno di quegli esposti), ma Massimo Giletti e altri nomi noti o meno noti del giornalismo italiano.
Una controffensiva, insomma, con Fazzo che riferisce anche che la pila di querele sarebbe già stata trasferita dal procuratore Marcello Viola sulla scrivania del sostituto Antonio Pansa. Nessuna risposta pubblica, dunque, nessuna intervista e solo azioni concrete contro quello che viene definito “il circo intorno a Garlasco”. La linea resta quella del silenzio e, a quanto pare, pure della vigilissima attesa per Ermanno Cappa, le gemelle Stefania e Paola e Maria Rosa Poggi, moglie di Ermanno e zia della povera Chiara Poggi.
L’obiettivo? Quello facile da intuire è uno: evitare che il nome dei Cappa continui a finire in maniera incontrollata dentro ogni ricostruzione, anche la più fantasiosa e già smentita, sul delitto di Garlasco. Ma anche capire se il continuo riferimento alla famiglia possa essere in qualche misura riconducibile a un’unica regia. Se così fosse, l’inchiesta attuale della Procura della Repubblica di Pavia potrebbe subire una forte frenata o comunque essere trasferita a Brescia o direttamente a Milano.
Qui ci si ricollega, inevitabilmente, alla notizia già annunciata qualche giorno fa dalla criminologa Roberta Bruzzone in merito ad alcuni audio che coinvolgerebbero persone vicine all’indagine della Procura della Repubblica di Pavia e secondo cui l’omicidio di Chiara Poggi nascerebbe da una resa dei conti per questioni legate all’uso di sostanze stupefacenti. Quello che c’è da dire, ad onore di verità, è che la famiglia Cappa è stata fortemente attenzionata (come dimostrano proprio le intercettazioni pubblicate in questi giorni) dagli inquirenti già nel 2007 e che comunque nessuno è mai stato indagato o lo è oggi.