Il fumo, le congetture e le suggestioni da una parte. Dall’altra quelle che sembrano suggestive congetture fumose (tutto insieme) e che invece potrebbero essere esattamente l’indicazione del punto esatto su cui spostare gli occhi. Massimo Lovati, che per anni è stato legale di Andrea Sempio, è tornato a dire la sua. Senza cambiare idea. E, adesso, anche senza più l’interesse a far spostare l’attenzione lontano dal suo ex assistito. Lo ha fatto, come al solito, buttando là senza scoprirsi o scoprire troppo, ma pure lasciandosi scappare un paio di giudizi decisamente tranchant. Alberto Stasi? Ha mentito, ma non è l’assassino. È una distinzione sottile, chirurgica e sibillina allo stesso tempo: il silenzio di Stasi non è il mutismo della colpa, ma la conseguenza della paura, il frutto di una minaccia che incombe da anni. E che resiste.
Ok, Lovati è quello che è. Ma non è mai quello che sembra. Viene dalla vecchia scuola, da un modo probabilmente superato di “essere penalista”, ma è un professionista che ha attraversato decenni da principe del foro e che ha sempre operato su un territorio che comunque a lui s’è rivolto o che dal suo studio è passato per quasi tutti i casi giudiziari più importanti. Insomma: Lovati conosce, Lovati può collegare, Lovati può avere chiare in testa dinamiche che ai più sfuggono. Eppure conviene farlo passare per un mezzo avvinazzato che casca nei giochini di Fabrizio Corona, senza chiedersi mai davvero se è stato Corona a “fregarlo” o se è stato lui, Massimo Lovati, a servirsi di Fabrizio Corona proprio come farebbe un Fabrizio Corona con parecchi anni in più e meno spavalderia.
Gioca un po’? Non vuole esporsi? Sicuramente sì, ma ripete ormai da anni la stessa convinzione: Chiara Poggi non è la vittima di un raptus. Il resto può essere anche narrazione, ricostruzione fantasiosa, ma – lasciatecelo dire – nessuno sembra essersi mai chiesto davvero – compreso oggi Fabio Napoleone – se quella ragazza può essere stata uccisa per un “motivo” diverso dalla rabbia di qualcuno. Lovati nega il movente della droga. Lovati nega la banalità. Lovati, forse, sta semplicemente indicando – a modo suo e con quegli spunti lì che ha lui – una strada mai abbastanza percorsa. E Andrea Sempio? Per l’ex legale, Andrea è "l’ombra dell’innocenza", un ragazzo che ha esibito uno scontrino non per fabbricarsi un alibi d'astuzia, ma per la leggerezza disperata di chi, nel panico, cerca un appiglio contro il timore di essere il nuovo Alberto Stasi. Uno a cui, insomma, rischia di toccare quella stessa sfortuna di avere il profilo perfetto di un colpevole che permetta di non starne a parlare più. E di non chiedersi cosa succedeva in quegli anni a Garlasco e nel circondario.
Di quella paura, Andrea Sempio ormai – forse senza rendersi conto di quanto questo lo accomuni proprio a Stasi – parla senza nascondersi. Raccontando anche, come ha fatto nell’ultima intervista a FanPage, di essersi ritrovato al centro di un mondo sommerso di chat e pedinamenti digitali. Questa sera parlerà ancora, questa volta da Massimo Giletti, in una puntata de "Lo Stato delle Cose" in cui si tornerà a parlare anche della “cartella militare” nel computer di Alberto Stasi, alla luce della nuova consulenza di parte e, soprattutto, del nuovo lavoro portato avanti dagli ex periti Porta e Occhetti e reso noto da Bugalalla in un video che, con tanto di possibilità di “provare da soli”, non lascia tanto spazio a altre ricostruzioni oltre quella secondo cui Chiara Poggi, quella sera del 12 agosto, non ha fatto altro che lavorare alla tesi sul pc del fidanzato.