Chiara e Alberto erano in crisi perché due ragazzi intorno ai venticinque anni che hanno due case libere per una settimana intera a agosto passerebbero le notti insieme. Loro, invece, hanno dormito ognuno a casa sua. Potremmo chiamarlo “teorema Tizzoni”, visto che è l’estrema sintesi di quanto affermato proprio da Gianluigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, durante la puntata di ieri sera di Quarto Grado. Secondo la parte civile – come mai nascosto – l’unica strada è quella che porta – e che anzi ha già portato – al carcere di Bollate, dove da più di dieci anni Alberto Stasi sta scontando la sua condanna.
La nuova indagine? Qualcosa di destinato a sgonfiarsi. O, come a volte sembra volersi lasciare intendere, qualcosa che non ha l’obiettivo della verità definitiva, ma solo di una revisione per l’unico condannato per l’omicidio di Chiara Poggi. Una revisione a cui la famiglia Poggi si sta preparando a suon di consulenti nominati, lasciando intendere che presto potrebbe aprirsi un nuovo fronte giudiziario a prescindere da quello che sarà l’esito dell’indagine riaperta dalla Procura della Repubblica di Pavia e che vede, per ora, Andrea Sempio come unico indagato per omicidio in concorso.
In concorso con chi? Con Alberto Stasi o con ignoti. E, a proposito di ignoti, c’è una indiscrezione che circola con sempre maggiore insistenza in queste ore secondo cui l’altro profilo genetico individuato (come aplotipo Y) sulle unghie di Chiara poggi, avrebbe un nome e cognome. Si tratterebbe di un uomo che fino a oggi non è mai entrato nelle varie ricostruzioni (anche le più suggestive), ma non è chiaro se può esserci o meno un collegamento con l’omicidio o se, invece, si parla comunque di una qualche contaminazione avvenuta nelle ore immediatamente successive alla scoperta del cadavere. Quelle stesse ore in cui, è bene ricordarlo, i primi inquirenti hanno commesso una sequela praticamente infinita di errori che poi ha condizionato tutto il lavoro fatto negli anni dagli inquirenti.
Suggestioni a parte, esposti da chiarire presentati a Milano, e posizione della famiglia Poggi ribadita dall’avvocato Tizzoni, ieri è stata anche la giornata della difesa di Andrea Sempio, con l’avvocato Liborio Cataliotti che – ovviamente sempre a mezzo televisivo – ha affermato di aver individuato, insieme al team di esperti nominato dalla stessa difesa, l’arma del delitto. “Abbiamo – ha spiegato – le idee molto chiare sullo strumento utilizzato”. Sarebbe una svolta decisiva se si considera che l’arma del delitto è rimasta sconosciuta per 19 anni, ma non è chiaro, al momento, come l’eventuale individuazione dell’oggetto usato per uccidere Chiara tolga eventualmente Sempio dalla scena del crimine.
Sempre in riferimento alla probabile arma, comunque, anche la BPA depositata dal RIS di Cagliari e aggiornata nelle ultimissime ore, avrebbe offerto nuovi spunti. Soprattutto per quanto riguarda un vaso in ottone che presenterebbe una caratteristica specifica: una lieve deformazione strutturale compatibile con le ferite inferte alla vittima e evidenziata fotograficamente anche dagli inquirenti già nel 2007, ma escludendo – con gli strumenti all’epoca a disposizione - che ci fossero tracce di sangue. Sulla superficie del vaso erano state rilevate, infatti, tracce brunastre che in queste ore sarebbero tornate attuali, anche se – vista la violenza dell’omicidio – rimane difficile ipotizzare che quel vaso possa essere lo strumento che ha ucciso (ma potrebbe essere lo strumento di una prima aggressione).