Marina Berlusconi scende in campo sul referendum. Lo fa nel modo più inaspettato, sul canale più insperato. Non lo fa dalle sue reti, quelle di Mediaset, o dai giornali allineati alle posizioni sue o del partito che finanzia. Lo fa da Repubblica, roccaforte del Pd, della sinistra e giornale “che ha avversato mio padre in lungo e in largo con una durezza mai riservata ad altri”. Una lettera che non è semplicemente un endorsement per il Sì. Non ci voleva certo la lettera per sapere che la figlia del Cavaliere è a favore di una riforma fortemente voluta dal padre, posizione che peraltro aveva già espresso in più occasioni.
Con la lettera a Repubblica la Cavaliera si è posta ancora una volta come faro del mondo “moderato”. Parte con il definire il conflitto in Iran una “guerra sciagurata”, poi fa un appello, chiede di moderare dei toni che, su questo referendum si sono fatti particolarmente accesi. “Possiamo sperare che il voto del 22-23 marzo si liberi dalle gabbie ideologiche in cui appare sempre più rinchiuso? La giustizia dovrebbe essere un patrimonio comune, non una logora bandiera identitaria da sventolare contro l'avversario.“ dice. Si è avventurata “in partibus infidelium” per invocare al buon senso, per mettere in sordina “il frastuono di un derby fra tifoserie” che sta facendo perdere il punto sui temi dell'una e dell'altra parte.
Un appello che arriva dopo giorni di stilettate continue fra le parti, fra destra e sinistra, fra politica e magistratura. Proprio il giorno in cui Giorgia Meloni a Fuori dal Coro ha continuato ad attaccare frontalmente le toghe e le loro “continue interpretazioni forzate delle norme per impedirci di governare il fenomeno dell'immigrazione”.
Altro che Schlein. A far tremare il centrodestra potrebbe essere Marina Berlusconi. Sarà lei la mossa per scompigliare le tavole del centrodestra? Da tempo si discute di un suo possibile approdo in politica. Un anno fa un'intervista al Foglio si era trasformata in un manifesto ideologico. Diritti, libertà individuali, europeismo. Un monito in politica interna e politica estera che è piaciuto a gran parte del mondo democratico e liberale. Da Marina Berlusconi era partita qualche mese fa la messa in discussione della leadership di Forza Italia di Antonio Tajani, e anche un'apertura verso Azione e Carlo Calenda. Nel mondo liberale si sogna una Marina Berlusconi in grado di federare le forze politiche di centro, contro la sinistra di Elly Schlein e gli estremismi di destra.
Persino dal Pd infatti è arrivata una, seppur timida, apertura all'appello firmato dalla primogenita del Cavaliere. All'Ansa Chiara Braga, capogruppo alla Camera, ha definito “lodevole” l'invito alla moderazione della Presidente di Fininvest. Mentre per Bonelli, leader di Europa Verde, l’intervento di Marina Berlusconi è da leggere come in un'altra chiave: “La lettera è un segnale politico di una sua imminente discesa in campo”.
Da destra si unisce Matilde Siracusano, sottosegretaria ai rapporti con il Parlamento, che riconosce alla presidente di Mondadori “il merito di richiamare tutti, politica e opinione pubblica, alla necessità di uscire da una contrapposizione ideologica che per troppo tempo ha impedito all'Italia di affrontare seriamente il tema della modernizzazione del sistema giudiziario”. Mentre secondo Paolo Mieli le parole sulla guerra in Iran avrebbero provocato il gelo di Fratelli d'Italia. Con il centrodestra in ascesa, e soprattutto la nascita di forze ultranazionaliste e popoliste come Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, la voce di Marina Berlusconi potrebbe diventare un importante ago della bilancia. Da un lato guinzaglio degli estremismi, dall'altro un interlocutore serio per la branca più riformista e liberale di un Pd sempre più fossilizzato sulle posizioni di Elly Schlein. La cosa è certa, quando Marina Berlusconi parla ogni parola pesa sulla bilancia di un equilibrio ancora tutto da costruire.