Ieri Marina Berlusconi ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui spiega le ragioni per cui voterà sì al referendum sulla riforma Nordio, spiegando che non è tanto una scelta in memoria di suo padre, ma per la norma in sé. Più o meno quello che ci ha detto Antonio Di Pietro in un’intervista di qualche tempo fa nel settore fiabe della Feltrinelli della Stazione di Milano Centrale. L’intervista alla figlia del Cavaliere non è passata inosservata a nessuno. Quando Marina parla tutti leggono attentamente e con avidità le sue parole. Lo stesso deve aver fatto Marco Travaglio che evidentemente non è riuscito proprio a trattenersi e infatti nel suo editoriale di oggi ci scodella una bella storia che inizia come iniziano tutte le storie che si rispettino. “C’era una volta un giudice della Corte d’appello civile di Roma”. Travaglio al posto di scrivere il cognome Berlusconi si limita a scrivere “B”. Lo fa in tutto il suo pezzo dove si contano ben 5 “B”. La stessa “B” del best seller vergato da Filippo Ceccarelli. Ad ogni modo, tornando a Vittorio Metta, Travaglio racconta che oltre ad essere stato il giudice della Corte d’appello civile di Roma era anche “intimo di Cesare Previti”, amico e avvocato di Silvio Berlusconi.
Ecco, il giudice Metta dal novembre 1990 al gennaio 1991 prima condannò la banca pubblica Imi a versare 1000 miliardi di lire a Nino Rovelli, il noto petroliere vicino a Giulio Andreotti, al centro di molte vicende della storia d’Italia, dopodiché annullò il lodo Mondadori portando il colosso dell’editoria tra le mani del Cavaliere, che insieme a Rovelli tenevano a libro paga Metta e altri, oltre a commissionare ai propri avvocati Cesare Previti, Attilio Pacifico e Giovanni Acampora, di scrivere loro le sentenze per Metta. L'atto a proposito del lodo Mondadori venne depositata il giorno dopo la decisione in camera di consiglio, il che sollevò immediatamente dei dubbi sulla paternità dell’atto, consistente di un malloppo da 168 pagine, secondo la versione ufficiale redatte in meno di 24 ore. Il mese dopo fu il momento in cui 3 miliardi vennero versati dalla cassaforte estera dei fondi neri di Fininvest, la All Iberian, al conto Mercier, in Svizzera, di Previti, che a sua volta ne girò la metà al conto Careliza Trade di Acampora che a sua volta ne bonificò 425 milioni a Previti, il quale li dirottò, in due tranche, al conto Pavoncella di Pacifico. Quest’ultimo fu colui che di questi milioni, 400 li destinò a Metta. Una Bmw, un appartamento nuovo per la figlia, e Metta lasciò il mestiere di magistrato per diventare avvocato, nello studio Previti, che tre anni dopo divenne ministro della Difesa, dato che Scalfaro si oppose alla sua nomina come guardiasigilli.
Previti venne infine condannato a 7 anni e 6 mesi per la corruzione insieme all’ex giudice Metta, gli avvocati Acampora e Pacifico, e gli eredi del petroliere Rovelli. Fininvest dovette risarcire a De Benedetti 450 milioni di euro. La sentenza venne scritta dal giudice Raimondo Mesiano che, ospite di Canale 5, venne vessato per il colore turchese dei propri calzini. E qui Travaglio chiude scrivendo “Ora la presidente di Mondadori, cioè della refurtiva, parla temerariamente di ‘mercato vergognoso’ e vuol separare i giudici dai pm per renderli ‘terzi’. Ma basta separarli dai conti svizzeri di famiglia”.