“Io a Fabrizio, nonostante quello che fa e quello che dice anche di me, non posso non volergli un pochino di bene, perchè per me è quel ragazzino con la borsa dell'Inter insieme a Vittorio” ha detto Marco Travaglio commosso nella serie su Fabrizio Corona, Io sono notizia. Beh quel ragazzino è diventato grande da un pezzo, grande e scomodo. E, nonostante quello che fa e dice anche di lui, Marco Travaglio è sceso in sua difesa nel suo editoriale di questa mattina sul caso Signorini. Certo, non per l'amicizia che lo legava al padre Vittorio, ma perchè come titola “Oggi a te, domani a me”. Perchè, dice: “oggi l'Italia, come tutto l'Occidente, anziché progredire verso una maggiore libertà, è un catalogo inesauribile di censure, autocensure, bavagli, museruole, divieti e gabbie da asfissia”. Ma anche perchè “con il suo linguaggio da trivio sta scoperchiando certe simpatiche usanze del mondo Signorini-Mediaset”. Il caso è noto, riguarda il provvedimento con il quale nella giornata di ieri il giudice civile di Milano Pertile ha deciso di bloccare la pubblicazione della nuova puntata da Falsissimo in seguito all'istanza presentata da Alfonso Signorini e dai suoi legali. Secondo il magistrato Corona avrebbe alimentato un “pruriginoso interesse pubblico” e una “morbosa curiosità per piccanti vicende sessuali”, perpetrando “condotte immorali deplorevoli e penalmente rilevanti”. Il tutto “senza il conforto di prove” e senza essere un giornalista.
Che poi è curioso, come dice Travaglio, che “prima lo si punisse perchè i suoi scoop li usava per non pubblicarli, ricattando la gente, ora lo si punisca perchè li pubblica”. Secondo il direttore del Fatto il giudice di Milano gli avrebbe “tappato la bocca”, una censura in piena regola in difesa dei potenti di Mediaset che hanno chiesto di non parlare di loro. “Una bella pretesa”, dice Travaglio “che però si chiama censura preventiva”. Poi infine rigetta la giustificazione dovuta al fatto che Fabrizio Corona non sarebbe un giornalista: “E di grazia, dove sta scritto che nel villaggio iperglobale dei social possono parlare di Mediaset e di Signorini solo i giornalisti?”. In difesa di Corona ma soprattutto in difesa della libertà di cronaca e di stampa, perchè oggi è toccato a Corona, domani chi lo sa... È curioso questo riavvicinamento tra Corona e Travaglio proprio sull'onda della libertà di stampa. Due che hanno un comune denominatore, il padre Vittorio che porta direttamente a Indro Montanelli. Uno che, profeticamente, qualche anno fa diceva: “L'unico padrone del giornalista è il lettore. E quando lo si ha dalla parte propria, non c'è potere che possa imbavagliarti”.