Le letture della memoria e l’orgoglio di chi non conosce (o non ammette) il riflessivo di sbagliare. E’ la sintesi delle ultimissime ore intorno a Garlasco, dopo una giornata cominciata con lo Bugallalla che, insieme ai periti Porta e Occhetti (qui il link al video), metteva a disposizione di tutti una simulazione del pc di Stasi per provare che Chiara Poggi, la sera del 12 agosto 2007, non ha mai aperto la “cartella militare”, proseguita con l’intervista al perito di Alberto Stasi (che è giunto alle stesse conclusioni) e finita con una sbroccata assurda dell’avvocato Antonio De Rensis nei confronti dell’ex generale Garofano nell’infuocatissimo studio di Massimo Giletti, a Lo Stato delle Cose. Siamo, inutile negarlo, alla demolizione controllata di un’intera architettura accusatoria che ha portato Alberto Stasi in prigione, ma che, di fatto, scricchiola sempre di più.
La notizia, quella vera e rigorosa, è che il castello del movente è crollato sotto il peso della tecnica informatica per una parte, mentre per un’altra parte, pur trattandosi di dati scientifici e quindi non così tanto interpretabili, la situazione è esattamente opposta. Risultato? Siamo alle solite. Chiara Poggi, la sera prima di morire, ha scoperto il "lato oscuro" del fidanzato aprendo la cartella "Militare" innescando un delitto d’impeto nato dallo schifo? La risposta definitiva, a questo punto, potrà (e dovrà) darla solo Paolo Dal Checco, consulente incaricato di analizzare le stesse copie forensi dalla Procura della Repubblica di Pavia.
Intanto ieri, dopo le spiegazioni già date anche da Porta e Occhetti, il consulente della difesa Stasi, ieri intervistato proprio da Giletti, ha spiegato che Chiara non ha mai visto quelle foto. Non c'è stato alcun accesso consapevole. E che quello che i periti della parte civile hanno scambiato per un’azione umana è stato, in realtà, il lavoro automatico del sistema operativo o di un antivirus che, mentre Chiara salvava la tesi di Alberto e copiava file sulla chiavetta, faceva il suo mestiere in sottofondo. Il materiale "raccapricciante" citato nelle sentenze? Foto erotiche (alcune porno) da web, roba che il sistema ha processato da solo mentre lei faceva altro.
Eppure, in un Paese che preferisce il tifo alle verità scientifiche persino quando sono opposte e quindi sposabili da ogni lato, lo scontro di consulenza andato in scena anche ieri è stato oscurato dal duello tra De Rensis e Garofano. Il Generale, arroccato sulla linea del "noi abbiamo lavorato al meglio" e “Stasi è colpevole”, ha provato a liquidare le critiche e a difendere l’indifendibile. Invitando anche il direttore di Gente, Brindani, a "fare bene i conti" e “guardare bene quello che si scrive perché si rischia”. Negare che degli errori ci siano stati ha, però, raggelato lo studio, anche se quel gelo l’ha immediatamente rotto l’avvocato Antonio De Rensis: "L’ironia la va a fare con il carcere suo, non con il carcere di Stasi". Quasi un momento d’ira per uno che ha fatto di un certo modo e di un certo tono il suo marchio televisivo. E, diciamo lo, sarebbe quasi divertente, se non fosse terribile il fatto che c’è di mezzo una ragazza morta ammazzata.
Nel frattempo, Andrea Sempio intervistato da Ilenia Pietracalvina, è tornato a parlare di diari e scontrini recuperati in caserma mentre l'ambulanza – mai verbalizzata – lo portava via, aggiungendo un altro tassello al mosaico di un’indagine che sembra scritta da un dilettante distratto. E, di fatto, pure confermando che di errori ne sono stati fatti e pure grossi (anche se, nello specifico, non dai RIS), tanto che alcuni stanno innegabilmente penalizzando lui stesso.