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La benedizione

Siamo arrivati al Referendum sulla giustizia e abbiamo fatto schifo (quasi) tutti, ma qualcuno di più

Riccardo Canaletti

10 marzo 2026

Il Referendum non è più su una riforma che si presentava pulita e in vesti democratiche. È sulla solita battaglia politica. Ora che la sinistra ha scoperto il “populismo” ha capito che può muovere le masse senza bisogno di distinguersi dalla destra che aveva sempre criticato. E questo voto sarà un’altra occasione persa, comunque vada, per elevarsi al di sopra della coltre di retorica dei propagandisti di ogni schieramento

Foto: Ansa

Potremmo chiuderla dicendo che abbiamo fatto schifo tutti. Quelli per il Sì e quelli per il No. Fino a ieri la destra di governo ha sostenuto la riforma della giustizia, e dunque il Sì al referendum, facendo propaganda e parlando di argomenti che con la riforma non c’entrano nulla. L’immigrazione, i giudici di sinistra, il risarcimento per Carola Rackete e così via. Scrivo fino a ieri perché Giorgia Meloni ha scelto di spiegare i tre motivi per cui questa riforma ha senso ed è sacrosanta, e per una volta ha evitato la retorica reazionaria. 

La sinistra ha fatto altrettanto, gridando all’allarme fascismo, scomodando la massoneria deviata, i complotti, la criminalità organizzata e pure l’Ungheria di Orbán. Mancavano le cavallette. Nel mezzo ci sono stati sostenitori del No e sostenitori del Sì moderati, ma scompaiono tra i Nordio con la sua capa di gabinetto, i Salvini, e i Barbero, Pif e Montanari in cerca di attenzioni. 

Saremmo falsi, però, a dire che tutti hanno fatto schifo alla stessa maniera. La destra ha spesso riproposto il solito metodo da campagna elettorale permanente. Poche idee e confuse, a dimostrazione che neanche nella maggioranza avevano tutti capito davvero la riforma. Ma a sinistra hanno fatto molto peggio. La sinistra italiana ha scoperto, ora per la prima volta, il potere della propaganda populista. 

La sinistra si è svegliata, ha trovato qualche frase semplice e di impatto da ripetere in modo isterico, e ha dimostrato di poter avere un impatto sull’opinione pubblica. Se abbiano smosso le masse di indecisi o abbiano addirittura fatto cambiare idea ad alcuni sostenitori del Sì non è chiaro. Ma è evidente che, almeno stando ai sondaggi, la sinistra abbia capito come fare presa sulle masse. 

La cosa drammatica è che la sinistra non ha scoperto nulla, ha scelto di abbeverarsi alla solita acqua calda della retorica e del ragebait, la stessa in cui la destra si fa il bagno da anni. Il successo della sinistra, che i risultati del referendum potranno confermare o ridimensionare ma non smentire, coincide con una fase di inquinamento del dibattito politico pressoché assoluta. Non si salva nessuno. Di certo non si salva quell’idea di una sinistra alternativa alla destra leghista, vannacciana, meloniana, eccetera eccetera. Chiunque vincerà potrebbe farlo solo grazie a una buona dose di rimbecillimento collettivo, altamente caldeggiato da tutti gli schieramenti politici. 

Questa riforma, sacrosanta, pulita, tecnica, trasversale a ogni credo politico, potrebbe passare ma non per i suoi meriti. Potrebbe essere affossata ma non per i suoi demeriti. Questa è una sconfitta per la democrazia e per il dibattito culturale del nostro Paese. Abbiamo negato alla società civile qualsiasi possibilità di elevarsi al di sopra della coltre di puttanate a destra e a manca che ormai caratterizzano il nostro modo di intendere la democrazia.

Una parola usata da Meloni mi sembra particolarmente giusta. Nel video spiega come la sinistra sia contro ogni tentativo di modernizzare la stazione. Bello il termine modernità, così facilmente frainteso da cavernicoli e militanti (anche qui, di destra e di sinistra). Di fronte a un referendum e a una riforma della giustizia, che sono questioni alte di democrazia, ci siamo presentati con martelli e chiavi inglesi. Alcuni persino con delle clave. 

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