La parabola di Fedez è strana. Prima rapper-influencer, vicino a una certa sinistra, al Movimento 5 Stelle, alla cultura woke tutta unghiette e gay pride, oggi musicista da Sanremo, podcaster di inchiesta accusato di essere cassa di risonanza di Giorgia Meloni e delle destre. Ma non è una scelta politica, un posizionamento voluto, almeno a quanto dice lo stesso Federico che, durante l'ultima puntata di Pulp Podcast, non le ha mandate a dire al suo (ex) amico Giuseppe Conte. “Qui a Pulp abbiamo un polso della situazione che ci dice che gli esponenti della destra sono più propensi a sedersi e confrontarsi”, una frase che suona come un paradosso, poi continua: “Recentemente il portavoce di Conte ha dichiarato il falso. Ha detto che noi, quando abbiamo intervistato Meloni, avremmo recapitato l'invito a Conte tardivamente. Cosa assolutamente non vera, perché noi abbiamo mail risalenti addirittura a dicembre senza riscontri da parte sua”.
Ma come? Giuseppe Conte rifugge al dibattito “scomodo” di Pulp Podcast? E allora Giuseppe Cruciani, ospite in studio insieme a Saverio Tommasi, butta il carico. Già, perché evidentemente Conte non ha sempre avuto difficoltà a trovare il numero di Fedez in rubrica. Durante la pandemia, quando i follower del rapper valevano oro in termini di comunicazione pubblica - prima del Pandoro-gate, della lite con Luis Sal, del divorzio - l'allora presidente del Consiglio chiamava direttamente il cantante per esortarlo a persuadere i suoi milioni di follower a vaccinarsi. Lo stesso Cruciani avrebbe assistito a una telefonata durante una cena. Celebrity diplomacy, ma finchè fa comodo. Al di là della bordata di Fedez al leader pentastellato, la discussione pone una questione più ampia sul rapporto tra classe dirigente e nuovi media. Fedez e Marra sono stati criticatissimi per aver ospitato Giorgia Meloni, ma gli stessi che li criticano spesso poi rifiutano il confronto. I podcast come Pulp non sono più un fenomeno di nicchia: sono agorà digitali con ascolti che farebbero invidia a certi talk televisivi. Vale la pena ricordarlo: Pulp non è un salotto televisivo con tempi contingentati e domande concordate. È un formato lungo, libero, imprevedibile, che spesso porta due ospiti in contrapposizione tra di loro. Forse è proprio questo che spaventa.
E allora anche la scelta di non parteciparvi diventa politica. Intanto per Conte il microfono di Pulp, a quanto pare, è ancora aperto. Un ramoscello di ulivo da Fedez, amante sedotto e abbandonato. Basta volerlo raccogliere.