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3 giugno 2026

Delitto di Garlasco: quindi Stefania Cappa sapeva di Bruscagin quando solo Le Iene e la Procura sapevano? E su Chiesa Soprani…

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

3 giugno 2026

Mentre tutti pensavano di andare a fare la doccia, la Procura di Pavia continuava a giocare. Lo ha detto l’avvocato De Rensis da Bianca Berlinguer e, in effetti, dagli atti spuntano intercettazioni che raccontano di un lavoro fatto per lunghissimo tempo e su terreni diversi, non solo nella direzione di scoprire il nome dell’assassino di Chiara Poggi, ma anche tutto ciò che è stato intorno alle indagini. Dalle mosse di Stefania Cappa sul supertestimone blindato Gianni Bruscagin fino a un retroscena su Francesco Chiesa Soprani…

Foto di: Ansa

Delitto di Garlasco: quindi Stefania Cappa sapeva di Bruscagin quando solo Le Iene e la Procura sapevano? E su Chiesa Soprani…

C’è tanto ovunque. Anche le “semplici” richieste di proroga per le intercettazioni da parte dei Carabinieri della seconda sezione omicidi di Moscova bastano a rendersi conto dell’enorme portata del lavoro d’indagine fatto dalla Procura della Repubblica dopo la riapertura del fascicolo sull’omicidio di Chiara Poggi. L’avvocato De Rensis, ospite ieri sera a Carta Bianca, è stato chiaro: mentre tutti pensavano che fosse tutto finito e che fosse arrivato il tempo di andare a fare la doccia, qualcuno è rimasto in campo a giocare. Ora è evidente a tutti che quel “qualcuno che è rimasto in campo” sono i pm di Pavia, così come – proprio leggendo alcuni degli atti di indagine – è evidente anche da quanto tempo fossero in campo a giocare (la prima delega a Moscova risale al 12 febbraio del 2024). Tanto e su tutti i fronti possibili. Ecco perché oggi, a poche ore dalla notizia del fascicolo aperto per diffamazione proprio su Antonio De Rensis, Alessandro De Giuseppe e Francesco Marchetto, ci sono altri passaggi contenuti in quelle richieste di proroga per le intercettazioni che saltano all’occhio.

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Uno su tutti fa riferimento proprio a Stefania Cappa e al fatto che potesse conoscere l’identità del “super testimone” scovato da Le Iene già prima che l’ormai famoso servizio di Alessandro De Giuseppe andasse in onda e quando ancora era “sequestrato” dalla stessa Procura della Repubblica di Pavia. Il supertestimone, ormai lo sappiamo, era Gianni Bruscagin, di cui, come noto, si parla anche nell’ipotesi di presunto depistaggio messo in piedi dallo stesso legale di Alberto Stasi e dalle Iene. Quel nome, però, è venuto fuori solo dopo la messa in onda del servizio, anche se c’è stato chi ha cercato di arrivarci prima. “In relazione alla vicenda Bruscagin, Stefania Cappa si è mossa per capire chi fosse il famoso testimone – scrivono i Carabinieri nella richiesta di proroga delle intercettazioni di aprile 2025 – e ora sta cercando di comprendere chi sia e cosa faccia nella vita. Chiede dunque ad un suo amico di nome Jhonny di effettuare i necessari accertamenti sul suo conto”.

Al nome di Gianni Bruscagin, quindi, Stefania Cappa potrebbe essere risalita già prima che diventasse di dominio pubblico. Ma perché tanto interesse? Probabilmente per una tutela preventiva, visto che comunque la cugina di Chiara Poggi, così come sue sorella, non è mai stata indagata e non lo è. Ma quel voler sapere avrebbe anche ulteriormente insospettito i carabinieri, anche perché fa il paio con l’ormai vecchissima affermazione secondo cui “Ermanno Cappa sapeva della deposizione di Marco Demontis Muschitta praticamente in diretta”. Tanto che i carabinieri scrivono ancora: “Al di là della veridicità o meno delle dichiarazioni di Bruscagin, ciò che sorprende è che tale soggetto, come noto, è effettivamente il soggetto indicato come supertestimone dalla trasmissione televisiva la cui intervista è stata sequestrata e mai andata in onda. Le sue dichiarazioni, ancora al vigilio, sono tuttora coperte dal segreto istruttorio e non si comprende quindi come possa Stefania Cappa essere venuta a conoscenza di tali aspetti”.

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Una considerazione, quest’ultima, che esula dalle questioni strettamente legate all’omicidio di Chiara Poggi, ma che racconta come quell’indagine sia la madre di molte altre da parte della Procura della Repubblica di Pavia che mirano anche a capire alcune dinamiche interne al Palazzo di Giustizia, alle forze dell’ordine coinvolte e a eventuali passaggi di informazioni riservate. Insomma, Garlasco è una storia larga e non “solo” la storia di un delitto. Una storia larga e anche, per chi non lo avesse ancora capito, decisamente complicata. Oltre che ingarbugliata rispetto alle stesse narrazioni che si fanno. Il nome di Francesco Chiesa Soprani, ex manager dello spettacolo e amico di Paola Cappa, ad esempio, non è venuto fuori nell’inchiesta quando lo stesso ha depositato i famosi audio in Procura. Ma prima. E proprio da una intercettazione di Paola Cappa che, parlando con un amico, riferisce di un messaggio con Chiesa Soprani del 21 marzo 2025. Gli stessi Carabinieri, in altri due passaggi, circostanziano il legame dell’ex manager della tv con la cugina di Chiara Poggi, con Paola che, parlando con la mamma Maria Rosa Poggi, riferisce anche che le conversazioni tra i due avevano riguardato Andrea Sempio. Tanto che in una, Chiesa Soprani gli dice esplicitamente: “Stasi è innocente, andrà in galera Sempio”.

Solo successivamente, quindi a maggio, come Chiesa Soprani – sentito telefonicamente nel pomeriggio di oggi – ha confermato, i famosi audio tra i due sono stati portati in Procura. “A questo punto sì – ci ha detto – è possibile che gli inquirenti sapessero delle mie conversazioni con Paola già prima della mia intervista alle Iene e della consegna degli audio. Io in quel momento avevo solo offerto amicizia, essendo convinto che Paola e Stefania c’entrassero niente con l’omicidio. Comunque i problemi con Paola sono iniziati poco dopo quel messaggio a cui i carabinieri fanno riferimento, visto che il rapporto tra di noi, dopo un anno di contatti continui, si è interrotto al 30 marzo su wa e l’1 aprile per quanto riguarda gli sms tradizionali. Tuttavia, se posso chiudere con una battuta, mi fa piacere sapere che la Procura mi ha definito ‘soggetto inserito in circuiti mediatici di livello importante, che potrebbe essere in possesso di informazioni’. Ecco, battute a parte, io quello che sapevo o avevo l’ho portato a chi di dovere a maggio, quindi dopo le intercettazioni di cui sto avendo notizia ora da te”.

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