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3 giugno 2026

Cos'è la mafia pakistana dietro alla strage dei braccianti di Amendolara? La rete italiana, il caporalato e la tratta di migranti: ecco come lavora il network criminale invisibile

  • di Federico Giuliani Federico Giuliani

3 giugno 2026

C'è una “grande mafia del Pakistan” dietro alla strage dei braccianti di Amendolara. Lo ha detto, in un italiano stentato, uno dei superstiti del rogo costato la vita a tre ragazzi pakistani in Calabria. Cosa significa? Semplice: in Italia esiste una rete criminale legata a Islamabad. Questo network (molto frammentato) si muove attorno al caporalato, alla tratta di esseri mani e al traffico di migranti. Lo sanno bene gli agricoltori stranieri sfruttati nelle nostre campagne. Fanno invece finta di nulla tutti gli altri

Foto: Ansa

Cos'è la mafia pakistana dietro alla strage dei braccianti di Amendolara? La rete italiana, il caporalato e la tratta di migranti: ecco come lavora il network criminale invisibile

Taj Mohammad parla un italiano stentato. È uno dei sopravvissuti della strage di Amendolara, in Calabria, dove quattro braccianti migranti sono morti dopo esser stati bruciati vivi all'interno di un minivan da due uomini di origine pakistana. Il brutale episodio, avvenuto sulla statale 106, ha una motivazione precisa: i lavoratori non volevano pagare il trasporto offerto dai loro caporali. Un servizio che, a quanto pare, serviva a spostarli dalle loro abitazioni ai luoghi di lavoro. C'è un video ripreso da una telecamera di sorveglianza che spiega meglio di qualsiasi altra parola cosa è avvenuto. I due pakistani escono dal veicolo con gli altri passeggeri a bordo: uno cosparge il bagagliaio di benzina e ci lancia dentro un accendino, l'altro blocca le portiere del mezzo per evitare che qualcuno possa scappare. Solo Taj, afghano, riesce a salvarsi per puro caso rompendo un finestrino. Gli autori del gesto sono stati fermati con l'accusa di omicidio plurimo aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla crudeltà. Secondo i pm avrebbero agito seguendo un piano, con tanto di ruoli già stabiliti per realizzare il disastro. “C'è una grande mafia del Pakistan”, ha rivelato a TgR Calabria l'unico superstite della strage messo addirittura sotto protezione.

amendolara
C'è una “grande mafia del Pakistan” dietro alla strage dei braccianti di Amendolara Ansa

La parola chiave è “mafia del Pakistan”. Davvero in Italia esiste un mostro del genere? Il segretario generale della Flai-Cgil, Giovanni Mininni, ha spiegato a Radio 24 che sì, in alcune aree del nostro Paese c'è una rete che agisce sul territorio portando quotidianamente i braccianti a lavorare nei campi. L'area citata dal sindacalista chiama in causa il Metapontino, in particolare Scanzano, ma fenomeni del genere sono molto diffusi anche in altre regioni, e non solo tra Calabria e Basilicata. A detta di Mininni siamo di fronte a un sistema “organizzato”: “In Calabria soprattutto esiste un meccanismo che ha dietro dei mandanti. Non sono i caporali pakistani, ma soggetti che gestiscono trasporti, logistica e perfino finte aziende agricole, coordinando l'intero lavoro nei campi”. A differenza di altre mafie, quella pakistana sembrerebbe essere articolata attorno a vari nodi locali e a business ben precisi: traffico di migranti, caporalato, sfruttamento del lavoro agricolo, estorsioni, violenze, controllo degli alloggi e dei trasporti. La mafia pakistana gestisce un sistema che sfrutta le fragilità dei migranti, non solo quelli provenienti dal Pakistan, ma anche indiani, bengalesi, afghani. Il copione è quasi sempre lo stesso: i migranti arrivano in Italia senza soldi, talvolta con un debito da ripagare, non sanno dove trovare lavoro e si rivolgono a caporali, spesso loro connazionali. Questi ultimi offrono un alloggio, il trasporto verso i campi – dove i braccianti lavoreranno in turni estenuanti per pochi spiccioli – e del cibo. Chi non obbedisce o si lamenta finisce fuori dal gioco. Con gravi conseguenze.

caporalato
C'è anche la mafia del Pakistan dietro l'ombra del caporalato in Italia Ansa

C'è un fatto di cronaca che vale la pena recuperare. Nel 2024 le autorità di Romania, Italia e Austria hanno smantellato una rete criminale che abusava dei visti di lavoro per introdurre clandestinamente oltre 500 migranti pakistani, bengalesi ed egiziani in diversi Stati membri dell'Ue. Il network di trafficanti di migranti pubblicizzava i propri servizi online, anche se il cuore del gruppo aveva base in Pakistan. Insomma, questa rete ha iniziato le sue attività nel gennaio 2021 rimanendo operativa fino a poco tempo fa. In Europa operava da Romania, Italia e Austria: avrebbe guadagnato almeno 1 milione di euro con le sue attività illegali. I trafficanti ottenevano visti di lavoro rumeni per i migranti attraverso una serie di società collegate (e create appositamente) sistemandoli a Bucarest e Brasov, per poi trasportarli nella zona di confine vicino a Timisoara, e da lì verso l'Italia, l'Austria e la Germania. Come hanno sottolineato anche le Nazioni Unite, il problema è serissimo e gravissimo. Il Pakistan rimane infatti un importante punto di partenza e di transito per il traffico di esseri umani, con migliaia di persone che ogni anno tentano la migrazione irregolare, principalmente verso i Paesi occidentali. Persone che finiscono poi nelle mani di caporali senza scrupoli, ultima catena di una mafia invisibile ma sempre più influente nel settore agricolo. Anche in Italia.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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