Che fine ha fatto la Nato? Per il momento esiste ancora ma il suo futuro è a forte rischio. Per maggiori informazioni bisognerebbe rivolgersi a Donald Trump. Il presidente statunitense ha più volte ventilato l'ipotesi di ritirare gli Stati Uniti dall'Alleanza atlantica per punire l'Europa, e quindi privare il club del suo attore militare più potente. Pare che qualcuno stia lavorando a un piano di riserva per garantire che l'Unione europea possa difendersi utilizzando le strutture esistenti della Nato, anche nel caso in il Nuovo Continente voltasse le spalle al Vecchio. Si parla addirittura dell'ipotesi che possa prender forma una “Nato europea” con il coinvolgimento di un maggior numero di Paesi europei nei ruoli di comando e controllo dell'Alleanza. L'affidabilità degli Stati Uniti di Trump è finita sotto i riflettori. Prima la minaccia del tycoon di annettere la Groenlandia rubandola alla Danimarca – anch'essa membro Nato – poi il rifiuto europeo di appoggiare la guerra Usa contro l'Iran hanno generato un carico di tensioni che potrebbe esplodere da un momento all'altro. La bomba e la miccia sono già state piazzate. E il fiammifero è nelle mani di The Donald...
Se una Nato si sta squagliando come neve al sole un'altra potrebbe presto prendere forma proprio in Medio Oriente, approfittando degli screzi tra l'Alleanza atlantica e Trump per conquistare intere praterie geopolitiche. La chiamano “Nato islamica”, anche se non c'è ancora niente di ufficiale sul tavolo. Quello che però c'è, invece, è la volontà di tre Paesi di plasmare la regione mediorientale secondo una visione diversa da quella occidentale. Tutto è partito con la firma di un patto di mutua Difesa tra il Pakistan e l'Arabia Saudita, del quale non conosciamo alcunché se non una clausola molto simile all'articolo 5 della Nato, quello secondo cui qualsiasi aggressione contro un membro del gruppo è considerata un attacco contro tutti gli altri. Tradotto: se qualcuno dovesse mai colpire Riad allora Islamabad interverrebbe in sua difesa e viceversa. Ebbene, secondo alcune indiscrezioni la Turchia vorrebbe aggiungersi a questo patto coinvolgendo anche l'Egitto. Ankara ha smentito la notizia ma varie fonti parlano della volontà delle parti di creare una specie di piattaforma di sicurezza per consentire una maggiore cooperazione nella Difesa e nella risoluzione dei problemi in Medio Oriente.
L'unione di intenti tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan creerebbe un Cerbero a tre teste più che temibile. Riad, ha evidenziato l'HuffPost, metterebbe in campo fior di quattrini, tanto petrolio e, dal punto di vista religioso – parliamo di tre Paesi islamici – Mecca e Medina, ossia le due città sacre dell'Islam. Islamabad può sfoggiare il suo arsenale nucleare: è l'unico Stato musulmano a poterlo fare. Infine Ankara: Recep Tayyip Erdogan, che ha più volte attaccato Israele, ha il secondo esercito più forte della vera Nato, di cui tra l'altro fa parte. Questa particolare Nato islamica potrebbe intervenire in svariati contesti mediorientali e africani, ovvero dove gli interessi dei membri sono evidenti e rilevanti. In Sudan, per esempio, l'esercito sudanese è sostenuto da sauditi e turchi, e ha ricevuto armi dal Pakistan per combattere contro le Forze di Supporto Rapido supportate dagli Emirati Arabi Uniti. Il discorso si fa ancor più interessante considerando la guerra in Iran, dove un simile asse potrebbe ridefinire gli equilibri regionali, influenzando direttamente le dinamiche tra potenze sciite e sunnite. E richiamerebbe all'ordine sia Teheran che Tel Aviv.