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16 aprile 2026

Su MOW parla l'ex consigliere per la sicurezza di Trump John Bolton: "Il Presidente americano può causare un disastro. A lui piacciono i dittatori”. E sulle midterm...

  • di Manuele Becherini

16 aprile 2026

L'ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump analizza la guerra in Iran, spiega perché Netanyahu ottiene sempre quello che vuole e avverte: "Il presidente non è preparato per le conseguenze. E non cambierà mai."
Su MOW parla l'ex consigliere per la sicurezza di Trump John Bolton: "Il Presidente americano può causare un disastro. A lui piacciono i dittatori”. E sulle midterm...

John Bolton è un diplomatico e politico statunitense, durante la sua carriera ha lavorato con tutte le amministrazioni repubblicane, da quella Reagan fino alla prima di Trump, gli incarichi più importanti sono stati con George W. Bush (nomina, poi ritirata, di ambasciatore all’ONU) e Donald Trump (Consigliere per la sicurezza nazionale, dal 2018 al 2019). Dopo aver lasciato l’amministrazione Trump, ne è diventato uno fra i critici più feroci, come ha fatto capire nel libro del 2020 “The Room Where It Happened”, in cui descrive la sua esperienza di fianco al tycoon.
È considerato uno fra gli esponenti più aggressivi dell’ala Neoconservatrice del partito repubblicano, come dimostrano i suoi sostegni alle guerre in Iraq ed Afghanistan e agli interventi militari in Libia, Siria, Pakistan ed Iran.

Donald Trump Ansa
Il Presidente USA Donald Trump

Signor Bolton, perché secondo lei Donald Trump ha deciso di attaccare l’Iran?

Beh, la ragione ufficiale che Donald Trump ha dato è stata quella di eliminare il regime degli Ayatollah e rimpiazzarli con un governo vicino a loro e che avrebbe abbandonato il programma nucleare ed il sostegno del regime al terrorismo mondiale, questo tuttavia è chiaramente l’obiettivo di Israele, non è chiaro se Trump stia cercando di cambiare la sua opinione per assecondare Tel Aviv, la decisione di entrare in una campagna militare è stata rischiosa ma sta andando bene, il presidente però non è preparato per le conseguenze politiche che vivrà in Patria, con l’ambiente che si oppone strenuamente ad una guerra, il che potrebbe essere pericoloso in un’ottica di regime change.

L’obiettivo più importante è distruggere il programma nucleare e le strutture di potere del governo iraniano, che sono una minaccia a livello internazionale per tutti noi, e questo sta andando bene, ma ottenere un cambio di regime è fondamentale per capire se questo intervento sarà un successo per Donald Trump.

Sappiamo che Israele, grazie al sostegno dell’opposizione, è preparato a continuare questa guerra, ma non sappiamo quanto Trump sia disposto a sostenerla alla lunga.

Quanto tempo pensa che questa guerra durerà?

Trump all’inizio ha detto che sarebbe durata fra le 4 e le 6 settimane, adesso siamo a 3 settimane ed il presidente ha dichiarato che durerà ancora un po’, io onestamente non metterei una “data di scadenza” per la fine di questa guerra ed è ovvio che dobbiamo continuare fino a quando non avremo distrutto le capacità militari iraniane di attaccare i territori di paesi confinanti, dunque penso che dovremmo continuare, l’obiettivo adesso è riaprire lo stretto Hormuz e permettere la navigazione sicuramente e questo deve essere fatto assolutamente, anche prendendo più settimane, quindi uscirei dal limite di tempo messo dal tycoon.

Lei ha lavorato con Donald Trump come suo Consigliere per la Sicurezza Nazionale dal 2018 al 2019, come si è trovato a collaborare con lui?

Beh, ne ho parlato molto nel mio libro, che è probabilmente la descrizione più completa che abbia mai fatto, ma è giusto che le persone capiscano che lui non ha una filosofia, una strategia per la sicurezza nazionale o per le relazioni internazionali,in realtà non fa neanche politiche, nel senso che di solito si intende, molti lo hanno descritto come “Transactional”, ovvero che ogni azione o questione è completamente non legata ad altre, lui non vuole sapere di altri problemi e pensa che tutte le situazioni possano essere viste attraverso la sua sfera di buone relazioni personali, come quella che lui pensa di avere con Vladimir Putin, il che però è una terribile semplificazione.

Quindi direi che è molto difficile andare avanti con le decisioni che prende e spesso non vuole sentire altre versioni, ma questo è il suo modo di comportarsi e non cambierà mai; quando si ha situazioni come quella in Iran, questo suo modo può essere un problema e potrebbe causare un disastro annunciato.

Il deputato repubblicano Thomas Massie ha affermato che Israele sta avendo una grossa influenza nelle decisioni dell’amministrazione Trump, soprattutto in politica estera, lei è d’accordo?

Onestamente credo che Trump e Netanyahu siano permanentemente in contatto e, se vuoi avere influenza sulle decisioni di qualcun altro devi esserci in contatto ma sai, Netanyahu voleva un regime change già nel suo primo mandato (Di Trump, ndr) e ne parlò direttamente con lui a riguardo, ma non successe perché Trump non era convinto ed io cercai altamente di persuaderlo, ma non ce la feci.

Il fatto che abbia intrapreso ora questa decisione non vuol dire che Netanyahu abbia influenzato la scelta, visto che la posizione di Tel Aviv non è cambiata fra il primo ed il secondo mandato di Trump, ma probabilmente è stato qualcosa che il presidente ha visto o capito riguardo la minaccia nucleare, che lo ha portato a decidere che non ci fossero alternative sé non un cambio di governo.

Gli ayatollah stavano continuando a costruire L’atomica e a non cambiare il loro atteggiamento, quindi se non puoi convincerli a parole, ci vuole un’azione militare.

Lei ha lavorato con molti presidenti repubblicani, per esempio George W. Bush, vede una differenza rispetto la visione del mondo che aveva quest’ultimo e quella che ha Donald Trump?

Penso che Bush venisse da un classico “background” repubblicano e che fosse un repubblicano alla Reagan, che credeva nella “Pace attraverso la forza”, e lui era ancora più Reaganiano di suo padre, in molti aspetti, e lui era governatore del Texas prima, quindi non aveva molta esperienza in politica estera, ma era pronto ad imparare come atteggiarsi, una volta diventato presidente, e quando smise, nel 2009, aveva acquisito una conoscenza delle diverse dinamiche del mondo molto approfondita, e aveva capito anche quali fossero gli interessi nazionali degli Stati Uniti, ma questo non avviene con Trump, dato che a lui non interessa molto imparare, come ho detto prima, lui è veramente “Transactional”, non ha una visione del mondo, per esempio: vogliamo il petrolio del Venezuela? Bene, rimuoviamo Maduro, lasciamo gli altri membri del governo al loro posto e prendiamo quello che ci interessa.

Questo è in sostanza il suo pensiero.

Quali conseguenze a livello di politica interna ed elettorali potrà subire Donald Trump?

Beh, se questa questione (l’Iran) andrà bene, ovviamente lui ne beneficerà, anche a livello di tasso di approvazione e di un’eventuale vittoria repubblicana alle elezioni di metà mandato a novembre.

Ma penso che adesso molte persone siano preoccupate riguardo l’economia, l’inflazione, il lavoro e se la guerra continuasse a far aumentare il prezzo del gas ed di qualunque cosa collegata ad esso, potrebbe influire sulle elezioni di novembre; in generale alla maggior parte del popolo americano interessa l’economia, che adesso penso sia tutto sommato buona, ma, ovviamente alla gente interessa quello che ti ho elencato prima, Trump può continuare a dire che l’economia sta andando a gonfie vele, ma le persone normali non lo vedono ed il tycoon non deve fare lo stesso errore di Biden, ma sai, se l’economia continuasse a crescere, il prezzo di gas ed energia si abbassasse e magari riuscisse ad attuare il regime change, credo che questo sarebbe molto positivo per Trump.

Il presidente Trump nel 2024 venne eletto sulla promessa di terminare le guerre in atto e non iniziarne altre, come mai c’è stato questo cambio radicale?

È molto difficile da dire, onestamente non l’avrei mai predetto, non avrei mai predetto che Trump avrebbe bombardato la Nigeria per rispondere agli attacchi di Boko Haram, ed anche altre situazioni.

È anche vero che, di solito, nel secondo mandato, i presidenti passano più tempo ad occuparsi di affari internazionali, perché non possono ottenere più di tanto dal Congresso come nel primo mandato ed invece, in politica estera, la libertà di manovra è più larga, quindi questa potrebbe essere una motivazione.

Devo ammettere che le sue scelte hanno sorpreso sia me che una larga parte dei suoi sostenitori, i quali sono molto isolazionisti, e questa è anche una delle motivazioni che hanno portato alle dimissioni del suo direttore dell’antiterrorismo, ed è stato molto sorprendente da sentire ieri a Washington, ancora non sappiamo le vere conseguenze, ma Trump ha creato una spaccatura fra i suoi sostenitori.

Crede che si riuscirà a trovare un accordo sulla fine della Guerra in Ucraina?

I russi pensavano che la guerra sarebbe stata un successo, che l’esercito ucraino sarebbe stato sconfitto e che avrebbero ottenuto molti territori (non penso che sia vero, ma è quello che i russi pensavano), ma a loro non interessa negoziare e pensano che il tempo sia dalla loro parte, quindi penso che i russi non saranno pronti a negoziare fino a che i loro soldati non si saranno ritirati, e solo allora si preoccuperanno dei negoziati ma sai, Putin sta lavorando affinché Trump resti nella visione che lui ha e che gli uomini del FSB continuino a fare il loro lavoro in giro per il mondo.

Pensa che la decisione di ritirarsi dall’accordo sul nucleare iraniano del 2015 sia stata un errore?

Assolutamente no, l’accordo era solo un miraggio, non fermò effettivamente la produzione da parte dell’Iran di un’arma nucleare, non avevamo neanche buone verifiche da parte dell’AIE, che fa solamente il suo lavoro, ma le informazioni che ha le ottiene principalmente dagli USA o dal Regno Unito o da altri paesi, ma non poteva avere controlli o verifiche corrette da parte dell’Iran, dove la maggior parte delle prove che stessero costruendo un’arma nucleare le tengono nascoste;

In queste circostanze, unite anche al fatto che non avevamo evidenze che l’Iran stesse rispettando l’accordo, abbiamo deciso che stessero continuando, quindi uscire dall’accordo non ha dato più libertà a l’Iran di quanto già non ne avesse, stava violando il patto e ne stava traendo vantaggio, ritirarsi ha significato riportare il mondo alla realtà e far capire che per prevenire l’Iran dal costruire l’Atomica bisognava fare pressione, l’abbiamo fatto ma ci siamo accorti che non era abbastanza, quindi posso tranquillamente affermare che l’unica soluzione rimane un regime change, che abbandoni il programma nucleare e che ci permetta di avere influenza sulle future decisioni in merito.

Qualche mese fa è uscita la Strategia per la Sicurezza Nazionale dell’amministrazione Trump, che vede l’Europa come una realtà ininfluente, lei crede che sia così?

Beh, non penso che Trump abbia letto la Strategia per la Sicurezza Nazionale, non lo ha fatto nel suo primo mandato e sono sicuro che non l’abbia fatto ora, all’interno della sua amministrazione ci sono visioni diverse sulla politica estera e Trump aveva avuto tensioni sia con la NATO che con l’UE già nella sua prima amministrazione, sai, a lui piace stare con i dittatori come Putin, XI Jinping, Erdogan, Kim Jong-Un e gente del genere ed ha problemi a relazionarsi con leader eletti democraticamente.

Questa è una decisione infantile, come tutte, ma è costante nei suoi mandati.

Pensa che, con gli accordi di Sharm El Sheik del 2025, Gaza avrà effettivamente un futuro?

Non c’è futuro a Gaza fino a che Hamas non si disarma e fino a che la militarizzazione della striscia sarà completa, distruggendo le armi ed i tunnel costruiti negli anni precedenti e che i miliziani utilizzavano per nascondersi, Hamas sta continuando ad uccidere persone, a tenere le armi ed a ricevere finanziamenti (esattamente come Hezbollah in Libano), quindi non ci sarà nessun futuro nel territorio palestinese fino a quando i terroristi non si fermeranno, il che potrebbe non accadere mai.

Come vede il rapporto fra Benjamin Netanyahu e Donald Trump?

Credo che, in linea di massima, sia un buon rapporto, ma è ovvio che i due non si stiano simpatici, Netanyahu fa quello che ogni leader intelligente fa, ovvero continua a dialogare con Trump, esattamente quello che faceva Shinzo Abe del Giappone nel suo primo mandato, i due dialogano ed ognuno ottiene qualcosa dall’altro.

Chi pensa che sarà il candidato repubblicano alla presidenza nel 2028? E chi invece spera che sarà?

Credo che sarà una campagna elettorale combattuta, quella delle primarie, ovviamente J.D. Vance si candiderà, e molti pensano che avrà l’appoggio di Trump, ma non sarei così sicuro, il presidente potrebbe anche sostenere Marco Rubio, ma non è detto che chi avrà il suo endorsement alla fine vincerà, ci sono molti senatori e governatori che pensano di gareggiare, una buona parte, forse, terminerà la propria campagna immediatamente e dovrà sostenere qualcun altro, sono sicuro che ci saranno molti candidati, lo stesso penso che faranno i democratici.

Non ho un candidato specifico che vorrei sostenere, ma spero solo che non sia J.D. Vance, perché non voglio che qualcuno dell’ala isolazionista del partito prenda il controllo.

Recentemente lei è stato definito RINO (Republican In Name Only) da Elon Musk, cosa pensa di queste accuse?

Non credo che Musk sappia qualcosa di politica come invece lui pensa di sapere, ma sai, io ho sostenuto Barry Goldwater nel 1964, quindi so bene che cosa vuol dire essere un repubblicano, penso anche che alle primarie del 2028, nonostante sarà una sfida combattuta, alla fine l’ala Reaganiana del partito la spunterà, e la base MAGA, che già è spaccata, non avrà nessun candidato per unirla, dato che una buona parte di essa non è interessata a questioni importanti, a loro piace solo Trump.

Ultima domanda: chi ha avuto una politica estera migliore, Donald Trump o Joe Biden?

Beh, sono entrambi terribili ma per motivazioni diverse, Biden ha avuto la classica visione del mondo debole ed ingenua della persona di sinistra, non ha fatto niente per fermare l’Iran e la Corea del Nord, non ha cercato di fermare la Russia, non ha intrapreso preso azioni contro Cuba, Venezuela o Nicaragua e non ha sistemato il budget militare, sono stati 4 anni di nulla sostanzialmente, Trump, invece, ha avuto dei successi ma solo in parte, credo sia stato corretto sbarazzarsi di Maduro e pressare il governo di Cuba, sperando che collassi presto, ma lui deve finire il lavoro in Venezuela, rimuovendo i restanti membri del regime Chavista.

Vedi, è fuorviante che non abbiamo più una politica estera come quella che ci ha permesso di sconfiggere il comunismo con la caduta del muro di Berlino, e questa è un’altra ragione per la quale l’ala isolazionista fallirà, dato che abbiamo visto come una forte influenza statunitense in giro per il mondo porti benefici all’economia e alla nazione in generale.

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