C'è un filo rosso che unisce lo strappo andato in scena tra Donald Trump e l'Italia, il passetto indietro fatto da Giorgia Meloni nei rapporti con Israele e il contrattacco diplomatico appena lanciato dalla Cina sul Medio Oriente. Tutto è iniziato quando il tycoon ha dichiarato al Corriere della Sera di essere rimasto scioccato da Meloni. “Sono scioccato da lei. Pensavo avesse coraggio, mi sbagliavo”, ha tuonato Trump, aggiungendo che la premier italiana non vuole aiutare gli Usa a controllare il petrolio nello Stretto di Hormuz, né impegnarsi contro l’arma nucleare iraniana, e accusandola di lasciare che l’America faccia tutto da sola. Meloni, che aveva definito “inaccettabili” le parole del presidente statunitense su Papa Leone XIV, si è inoltre sentita replicare con stizza da un Trump ormai fuori controllo: “È lei che è inaccettabile”. La luna di miele a trazione conservatrice tra gli Usa e l'Italia sembra insomma ormai essere giunta al capolinea. Troppo asfissianti le aspettative di Washington nei confronti di Roma, che dal canto suo ha già pagato fin troppo la vicinanza all'amministrazione Trump e sta iniziando a pagare i costi energetici di una guerra in Medio Oriente evitabile con un po' di sana diplomazia. Ecco, a proposito di diplomazia, tocca citare la Cina.
Pechino ha osservato con interesse il trattamento che gli Usa hanno riservato all'Italia. Il motivo è semplice: adesso, in Europa, non c'è più nessuno a sostenere – più o meno esplicitamente – gli Stati Uniti di Trump. Meloni era rimasta l'unica leader nelle grazie del tycoon. Era, appunto, perché anche il suo governo, adesso, sembrerebbe esser finito nella lista dei “cattivi”, di quelli che non vogliono aiutare gli Stati Uniti, insieme a Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. A proposito della Spagna, Pedro Sanchez è volato nuovamente in Cina per rafforzare la cooperazione con il Dragone ma anche per fungere da messaggero ufficioso dell'Ue. “È molto difficile incontrare altri interlocutori che possano sbrogliare questa situazione provocata in Iran e nello Stretto di Hormuz più della Cina, perciò penso che la Cina possa giocare un ruolo importante per trovare una via diplomatica affinché cessi la guerra, contribuendo alla stabilità e alla pace”, ha dichiarato Sanchez dopo aver incontrato Xi Jinping. Xi che, dal canto suo, ha ripetuto che la Cina continuerà a svolgere un ruolo costruttivo per la pace. Con l'Europa che sta ormai iniziando a parlare espressamente di multilateralismo, ecco che il Dragone è pronto a scendere in campo consapevole di non essere più l'unica voce fuori dal coro. Bastava solo aspettare l'ennesimo passo falso di Trump che, puntualmente, è arrivato.
Di recente, Xi ha incontrato il principe ereditario di Abu Dhabi, Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, presentandogli “una proposta in quattro punti volta a promuovere la pace e la stabilità in Medio Oriente”. Una proposta che include il rispetto della coesistenza pacifica, della sovranità nazionale, del diritto internazionale e del coordinamento tra sviluppo e sicurezza. Pechino, che aveva gettato le fondamenta del dialogo con gli Usa sfruttando il Pakistan, adesso sta iniziando lentamente a costruire un'architettura diplomatica per porre fine ai giochi pericolosi in Medio Oriente. Il conto alla rovescia per il cruciale meeting tra Xi e Trump, previsto per l'inizio di maggio, è iniziato. La situazione è tra l'altro bizzarra, visto che Europa, Golfo e Sud Est Asiatico spingono affinché Pechino convinca gli Usa a mollare la presa sull'Iran. Non sarà però facile, visto che Israele vuole finire il “lavoro” con Teheran. E che Washington ha mostrato più volte di aver perso il controllo del partner...