Una frase che attraversa quasi vent'anni di processo, dibattiti televisivi, sentenze e opinione pubblica. Una frase che, secondo Fabio Giarda, figlio del grande penalista Angelo Giarda e membro del collegio difensivo di Alberto Stasi, ha condizionato tutto il resto. “Solo Alberto Stasi poteva uccidere Chiara Poggi”. Non una prova. Non un riscontro. Ospite di Realpolitik, Giarda è tornato a raccontare il lavoro svolto dal padre negli anni della difesa dell'allora fidanzato di Chiara Poggi. Angelo Giarda, nel lontano 2007, aveva deciso di interrogare personalmente Alberto, raccogliendo il suo racconto giorno dopo giorno, con l'idea di costruire una sorta di diario della vicenda. Il risultato trovava piena corrispondenza tra quello che Alberto raccontava e gli atti del procedimento. Eppure fuori dalle aule giustizia pareva già essere stata fatta. “Alberto Stasi ha avuto contro l'opinione pubblica fin dall'inizio, convinta della sua colpevolezza”, ricorda Giarda. E aggiunge un dettaglio che è una pesante critica narrazione mediatica: "Io non ho mai ritrovato nulla di quelle descrizioni, nessun occhi di ghiaccio”. L'immagine del ragazzo freddo, distante, impassibile. Un ritratto diventato quasi un elemento probatorio parallelo. Secondo Giarda, Stasi era consapevole di avere un solo luogo in cui poter provare a ribaltare quella percezione: il processo. "L'unico posto dove voleva gridarlo era in aula", spiega, ricordando le parole con cui Alberto denunciò il peso enorme delle indagini sulla propria esistenza: gli inquirenti, disse, avevano letteralmente in mano la sua vita. La frase che più colpisce resta però quella che Angelo Giarda pronunciò già nel 2009, durante l'udienza preliminare. Quando sentì sostenere che soltanto Stasi potesse essere l'autore del delitto, si rivolse al pubblico ministero con parole rimaste impresse nella memoria del figlio. “Uno che fa un ragionamento del genere è una persona di cui bisognerebbe avere paura”
Il ragionevole dubbio deve valere anche per lui? “Deve valere per tutti”, risponde Fabio Giarda. “Purtroppo quello che sta emergendo sulla vicenda di Alberto Stasi non ha insegnato niente a nessuno”. Parole che trovano una sponda emotiva nell'intervento di Giada Bocellari, altra storica componente della difesa, che in studio non nasconde la commozione ricordando Angelo Giarda. “Abbiamo combattuto l'appello bis sapendo che sarebbe arrivata una condanna”, racconta. “L'abbiamo combattuto insieme al professor Angelo Giarda e all'avvocato Fabio Giarda. Sono ricordi molto dolorosi". Poi il ritratto più distante da quello che per anni ha accompagnato Stasi sui giornali. "Alberto ha pianto tante volte. Non è una persona che piange facilmente, ma l'ha fatto. Sempre con grande dignità”. Da ragazzo a uomo, dice Bocellari, attraversando processi, carcere e una pressione pubblica che pochi riuscirebbero a sopportare. “È una persona di grande intelligenza e di grande spessore umano. Tutt'altro che freddo. Ha affrontato tutto questo con un coraggio e una dignità straordinari”. A distanza di quasi vent'anni dal delitto di Garlasco, resta una domanda che continua a dividere: quanto pesa una prova e quanto pesa una convinzione? Perché nei processi si giudicano i fatti. Ma nella storia di Alberto Stasi, sostengono i suoi difensori, troppo spesso sono stati giudicati anche i volti, i silenzi e le percezioni.