Henry Nowak è stato arrestato e immobilizzato dalla polizia mentre stava morendo. Aveva solo 18 anni. A ucciderlo con un coltello è stato Vickrum Digwa. Anche Digwa è giovanissimo, 23 anni. L’omicidio è avvenuto lo scorso dicembre a Southampton, nel sud-est britannico. Nella cittadina inglese sono giorni di scontri tra patrioti e polizia: sono stati diffusi i filmati della body cam degli agenti che non hanno soccorso Nowak mentre il ragazzo chiedeva aiuto e la folla è insorta. “Non riesco a respirare”, ha detto il diciottenne per almeno sette volte. Digwa avrebbe detto, mentendo, di essere stato vittima di un'aggressione razzista. Un’immagine che in Inghilterra ha ricordato l’omicidio di George Floyd. Sono esplosi disordini, accuse di “razzismo al contrario” da parte della politica e in particolare da Nigel Farage, leader conservatore di Reform Uk. Immediato il lancio dello slogan rovesciato: “White Lives Matter”. Keir Starmer predica calma, ma la situazione è pesante: “Non ci sono giustificazioni per ulteriori violenze e disordini”, ha detto il premier, elogiando il comportamento della famiglia di Nowak e la “straordinaria dignità” dimostrata. In strada, però, il messaggio di moderazione non ha attecchito: almeno undici agenti sono stati feriti.
A Southampton si sono riuniti gruppi di persone eterogenei uniti nella protesta contro la polizia. Sui social circolano le immagini dei manifestanti che si schiantano sui cordoni degli agenti in tenuta antisommossa. Ci sono i Patriots of Britain, “i patrioti britannici”, e anche alcuni polacchi che gridano rivolgendosi alle forze dell’ordine. Il Guardian ha individuato diverse figure di spicco di movimenti di estrema destra a fomentare lo scontro. Tra questi c’era Stephen Yaxley-Lennon, alias Tommy Robinson, militante in vari gruppi “far-right” e fondatore dell’English Defence Force, schierato “a difesa” dei valori britannici e impregnato di islamofobia. Robinson nasce come ultrà della squadra del Luton Town, poi si dà all’attivismo e al crimine: viene processato per diversi reati come minacce, lesioni, frode e condannato per oltraggio alla corte. Intervistato a margine di uno dei procedimenti, racconta alla stampa che Elon Musk si sarebbe offerto di pagare le sue spese legali.
Anche Luke Jahn era tra gli agitatori in prima linea a Southampton. Jahn è parte del National Rebirth party, “un micro-partito fascista” che esprime idee anti-immigrazione e anti-integrazione. Su X ha pubblicato un video dei tafferugli e ripostato il tweet di un altro utente che recitava: “White people rise NOW”. Sempre il Guardian ha documentato la presenza di Laurence Fox, candidato sindaco a Londra per il partito di estrema destra Reclaim. Guardando la stazione di polizia avrebbe detto: “Chi è lì dentro è un vostro nemico”.
Britain first è sia un coro sia il nome del partito guidato da Paul Golding, ex membro del British National Party: “Trasformate la rabbia in azione politica”, la sua dichiarazione in seguito ai fatti di Southampton. Meno teorico il grido di Nick Tenconi, già esponente del grippo Turning Point Uk, ala inglese del movimento fondato da Charlie Kirk, pronto a guidare le folle per rimettere “la cristianità al cuore del governo”. Di Turning Point fa parte anche Gregory Moffit, detto “Young Bob”, durissimo contro la polizia, a suo dire dedicata alla tutela degli immigrati e non dei “nativi”. Gli fa eco Kellie-Jay Keen-Minshull, portavoce di un movimento anti-transgender, convinta che “i bianchi siano all’ultimo posto delle priorità” per le forze dell’ordine.
Via dai movimenti tradizionali, attivissimo su YouTube, Anthony Barnes ha raccolto 141mila iscritti sul suo canale grazie a video contro i migranti, documentando le proteste contro i centri per riceventi asilo. Infine, il Guardian ha ricordato Chris Wickland, pastore della Living World Church Network. Stessi principi, quindi: estrema destra e cristianesimo di nuovo al centro. È la folla di Southampton.