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4 giugno 2026

De Luca fuori dal Festival di Salerno? Parla il direttore Carillo: “Non è vero, e qui la pensano tutti come lui, ma per me non rappresenta lo spirito dell'edizione”. Le reazioni? “Attaccato perché non sono parte del circolo dell’amichettismo"

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

4 giugno 2026

Abbiamo incontrato sul treno Milano-Napoli il direttore artistico del Festival di Salerno, Gennaro Carillo, al centro delle polemiche per il sollevamento di Erri De Luca dal tenere la prolusione in apertura al Festival. Ci abbiamo chiacchierato un po' su tutto, dal caso Buttafuoco alla recente polemica, e secondo lui il vero problema dell'Italia risiede nell'amichettismo, sempre le stesse facce nei talk show e un circolo amicale di cui il direttore Carillo, dice di non fare parte...

Foto: Gianmarco Serino

De Luca fuori dal Festival di Salerno? Parla il direttore Carillo: “Non è vero, e qui la pensano tutti come lui, ma per me non rappresenta lo spirito dell'edizione”. Le reazioni? “Attaccato perché non sono parte del circolo dell’amichettismo"

Treno diretto a Napoli Centrale, primo pomeriggio. Qualcuno seduto nel sedile avanti parla al telefono, parla di “Paolo di Paolo”, del Festival di Salerno. Delle polemiche che si stanno dipanando sui giornali dopo la vicenda di Erri De Luca. Chi è? Pare proprio essere Gennaro Carillo, il direttore artistico che in questi giorni ha preso una decisione parecchio netta a proposito della prolusione di Erri De Luca al Festival di Salerno, proponendo al noto letterato di rinunciare alla prolusione d’apertura per un’ospitata in un’altra sezione della kermesse. D’altronde le parole di De Luca riprese dal Foglio hanno generato una vasta indignazione di quasi tutta l’Italia, la cui opinione pubblica è parecchio filo-palestinese, per quanto con diverse sfumature. Posizione quella di De Luca, ben diversa da quella di De Gregori. Pur sempre di crociate sulle parole, e non di parole crociate, si parla in Italia dove la cultura è una questione ministeriale, una faccenda burocratica da sistemare e da ingabbiare, perché intesa come strumento di potere e di influenza, in tutti i sensi. Di tutto questo abbiamo chiacchierato con Gennaro Carillo a bordo del diretto Milano-Napoli, interrompendo la sua lettura del romanzo “Il lago della creazione”, di Rachel Kushner, l’autrice di origine ucraina che chiuderà in bellezza il Festival di Salerno.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

Direttore, si è scatenata una bella bufera dopo la sua presa di posizione

È stata una scelta molto netta, discussa, delicata. Non è stata facile da prendere. Per citare l’Agamennone di Eschilo nessuna decisione sarebbe stata senza mali. Ogni decisione comporta un errore e non c’è una soluzione perfettamente giusta, né una perfettamente sbagliata. Sapevamo però che andava presa posizione. Quel che non è stato compreso, probabilmente perché non siamo stati bravi a farci capire, è che De Luca non è stato escluso dal Festival, ma la proposta di passare dal tenere una prolusione a fare un incontro in un altro settore del festival. La prolusione viene affidata ad un autore dei cui argomenti tu ti riconosci e che sia rappresentativo del festival tutto. Soprattutto quest’anno in cui il titolo del festival è tratto da una poesia di Alfonso Gatto e che verte sul senso della letteratura in tempi difficili, come quelli che stiamo vivendo, è evidente che mai come quest’anno vi fosse una certa sintonia tra l’autore che avrebbe dovuto tenere la prolusione e lo staff. Non perché il festival sia un partito. Per carità abbiamo una linea e in tutte le sezioni ci sono persone che la pensano esattamente come De Luca, me l’hanno fatto sapere, ma non tengono la prolusione. Il problema è la forma nello spazio di comunicazione che gli avevamo dato e che a noi è parsa non più accettabile. È un cambio di sezione e non più estromissione. Quando gli è stata fatta la proposta De Luca ha rifiutato molto garbatamente. È una vicenda interna che non avrebbe dovuto avere alcun risalto. Io rivendico semplicemente che il Festival debba prendere posizione rispetto al singolo artista che può prendere una posizione sbagliata oppure non prenderla affatto.

De Luca poi ha risposto che così almeno si evita una trasferta

De Luca è anche una persona di una certa età quindi è pienamente comprensibile

L’Italia non è nuova alle crociate sulle parole e sui fatti: da De Gregori al caso Buttafuoco e la Biennale di Venezia

Sono casi molto diversi. Nel caso di De Luca c’era proprio un investimento, nel senso che avevamo investito della prolusione. Ci siamo posti il problema alla luce di quelle dichiarazioni che lui era liberissimo di esprimere, come noi siamo liberi di non condividere. La sua partecipazione al festival non è mai stata messa in discussione da nessuno. Nel caso di De Gregori, poi, quel che lui rivendica, da quel che ho capito, il diritto dell’artista al disimpegno. Non è detto che un artista in quanto figura pubblica, secondo De Gregori, debba essere tenuto a non prendere posizione. Su questo non ho nulla da obbiettare. Fossi un artista, e non lo sono, prenderei posizione, perché un artista vive il mondo, la realtà, ed è una responsabilità civica di ognuno di noi. L’artista, però, per definizione è liberissimo di non prendere posizione, ma anche di assumere anche le posizioni più sbagliate. Uno dei più grandi filosofi del novecento, Martin Heidegger, aderì al nazismo. Lo stesso per Karl Schmidtt. Louis Ferdinand Céline in “Bagatelle per un massacro” espresse delle posizioni apertamente antisemite. Sono pagine insopportabili quelle di Céline. Ciò non toglie che rimangano degli straordinari personaggi del novecento. Nel caso del padiglione russo la questione è sempre molto delicata e difficile. Io non ho condiviso la scelta di Buttafuoco. O meglio, al posto di Buttafuoco, dal momento che un padiglione è pur sempre espressione di un governo che ha invaso l’Ucraina e sta colpendo terribilmente la popolazione civile e trascinando i giovani russi in una guerra priva di senso, non avrei preso questa posizione, come non avrei fatto partecipare Israele. Non meno drastiche le decisioni devono essere adottate nei confronti di Israele rispetto alla Russia. Detto questo la posizione di Buttafuoco non mi ha scandalizzato. Ha una sua logica, lui la difende, in nome di un principio tutto sommato condivisibile. L’arte dovrebbe essere al di sopra delle vicende politiche contingenti. Anche questo è discutibile. Dal momento che gli artisti vengono mandati dal governo c’è da capire quanta libertà d’espressione vi sia in quell’arte.

La sequenza di eventi seguita al momento della Biennale è significativa, come ad esempio l’azzeramento dello staff per il mancato finanziamento del docufilm dedicato a Giulio Regeni. Secondo lei è stata una scelta sincera?

Bisognerebbe conoscere bene i fatti. Certamente in politica le scelte non devono essere sincere, ma opportune sulla base della loro efficacia pragmatica. Col senno di poi mi sembra una decisione opportuna. Alessandro Giuli è una persona di non banale intelligenza. Presumo proprio per la sua intelligenza non abbia preso una decisione così a cuor leggero. Quel che posso esprimere è che, arrivati alla fine della legislatura, quella sorta di compattezza monolitica e granitica che si era consolidata attorno a Meloni e al suo governo è venuta un po’ meno. È anche un po’ fisiologico che in questo momento certi nodi vengano al pettine. Forse un ministro come Giuli sta dimostrando maggiore autonomia e una minore sensibilità, deferenza, alle logiche di partito, perché non è un uomo di partito. È un giornalista che ha scritto anche cose molto importanti e interessanti per la destra italiana, dalla quale mi separa tantissimo in termini di ideologia.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

Dallo scorso Natale, Marcello Veneziani ha dato il la a una critica verso la politica di destra al governo

Marcello Veneziani ha sollevato da destra un problema molto importante. La scarsa qualità del ceto politico e intellettuale di destra e fondamentalmente la scarsa incisività dell’azione politica. È stata una posizione presa con grande nettezza da un uomo intellettualmente libero che ha denotato profonda autonomia intellettuale con posizioni molto nette che avrebbero meritato un più ampio dibattito. La destra ha queste figure: Giordano Bruno Guerri, Marcello Veneziani e Franco Cardini, da cui avrebbero potuto trarre maggiori benefici nell’azione di governo. Tutti e tre meritano rispetto per la grande autonomia intellettuale, al di là della polarità destra-sinistra. L’intellettuale deve rivendicare in ogni momento uno spazio di libertà nei confronti della propria area di riferimento se ce l’ha. Carmelo Bene non si sarebbe mai voluto definire intellettuale, parola detestata da Giorgio Manganelli perché riteneva puzzasse eccessivamente di burocrazia. Carmelo Bene era ingovernabile ed è stato una grossa eccezione e anomalia memorabile di cui si sente molto la mancanza. Come si sente la mancanza di Alberto Arbasino, sferzante, geniale nel cogliere i tic linguistici e fosse stato vivo ci avrebbe preso amabilmente e perfidamente in giro, divertendosi molto. Mancano figure come quella di Pasolini. Oggi c’è una deriva narcisistica dell’intelligenza italiana che è abbastanza inquietante. Mi piace molto citare Fulvio Abbate: “il grande limite della cultura italiana è l’amichettismo”, che è un termine di grande efficacia, che definisce con grande efficacia lo stato delle cose. Nel caso in questione io sono stato sicuramente la persona più bersagliata, anzitutto per essere stato il primo a rispondere a una domanda – mi sono assunto le mie responsabilità, come è giusto che sia – e poi anche perché non godo di protezioni e non rientro in una cerchia amicale che mi avrebbe potuto proteggere. Questo è un grosso problema della cultura italiana, delle politiche pubbliche per la cultura. Non ci si pone mai il problema del perché girino sempre le stesse persone. C’è una compagnia di giro che è sempre la stessa e che non cambia mai. Questo è un problema di amichettismo portato alle estreme conseguenze. Ognuno di noi deve rivendicare la sua autonomia, sempre.

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