L'egemonia della cultura di destra passava soprattutto da due nomi: Pietrangelo Buttafuoco e Alessandro Giuli. È passato un anno e mezzo dalla nomina del secondo (successore del malcapitato Gennaro Sangiuliano) e tra i campioni sembra essersi rotto qualcosa. Buttafuoco va in direzione ostinata e contraria, continua a difendere la scelta di ospitare la Russia alla Biennale di Venezia e ha pure ghostato Giuli su Whatsapp. “A Venezia ha vinto Putin”, ha ammesso il Ministro intervistato dal Corriere della sera. “Se visiterò il padiglione della Russia? Per fortuna resterà chiuso (al pubblico, ndr)”. Alla faccia di Buttafuoco, insomma. Ma l’amico Pietrangelo è solo l’ultimo dei critici. La notte dei David di Donatello è trascorsa tra messaggi lanciati dal palco e proteste fuori da Cinecittà, sempre con Giuli tra i bersagli polemici. Ora, se l’astio del mondo del cinema e dei sindacati non sorprende, più originale è l’atteggiamento di coloro che, almeno dal punto di vista ideologico, dovrebbero spalleggiare il Ministro. E invece gli attacchi vengono anche da destra. Matteo Salvini ha pubblicato un post su X in cui mandava una frecciata proprio al cultore del “pensiero solare”: “Gli assenti hanno sempre torto. Viva l’arte libera e coraggiosa!”. L’assente, appunto, era Giuli. Che poi ha replicato: “Quando l’ho visto ho pensato che fosse Salvini che fa autocritica. Ho detto: ‘Vedi, Salvini che fa un post per scusarsi del fatto che frequenta poco il suo ministero’. Dopodiché ho capito che invece non era un'autocritica sul suo assenteismo. Rispetto la sua posizione che è condivisa da tante altre persone”. Quasi come fosse l’intervista post-partita di un allenatore che ha appena perso per un torto arbitrale: “Accetto la decisione, ha sbagliato, ma va bene così”.
Pure La Verità, giornale di destra e vicino alle idee dell’esecutivo, più di qualche critica se l’è concessa. Marcello Veneziani aveva dedicato un editoriale al “trionfo della mediocritas” concretizzato nell’operato della destra egemone: “Tutto è rimasto come prima, nel bene, nel male, nella mediocrità generale e particolare. E perdura anche il clima di intolleranza e censura verso le idee che non rientrano nel mainstream”. Il Biennale-gate rievoca il tema citato da Veneziani, a cui comunque Giuli aveva risposto infastidito: “Ha deciso di arruolarsi nel fronte del nemichettismo pur di negare la forza dei fatti e dei numeri, invece di incoraggiarci o almeno di giudicare con equanimità”. E giusto ieri giovedì 7 maggio, sempre sul giornale diretto da Maurizio Belpietro, era apparso in prima pagina un titolo: “La Finanza indaga sui film sovvenzionati dal ministero di Giuli”. Il MiC da sempre ritenuto vicino al cinema “di sinistra” sta provando a cambiare rotta. Ma le perplessità sul sistema di finanziamento pubblico alla settima arte valgono anche ora che Giuli è al vertice.
Dal referendum sulla giustizia perso in poi, il monolite del governo Meloni pare più fragile. Anzi, pieno di crepe. Lo scandalo della Bisteccheria d’Italia di Mauro Caroccia (ritenuto prestanome del clan Senese) è costato il posto ad Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi. Primo colpo. Passano le settimane e sulla grazia a Nicole Minetti si apre un altro scenario critico. Non tanto per come finirà dal punto di vista formale (l’Interpol al momento non ha rilevato motivi per cambiare la decisione del Quirinale), quanto per ciò che è successo dopo: il ministro della Giustizia Nordio, infatti, ha scelto di fare causa a Mediaset, dunque ai Berlusconi, e non a Sigfrido Ranucci. Un segnale politico? Colpo numero due. Ora la questione cultura: il film su Giulio Regeni, smentendo il patriottismo spesso evocato, viene bocciato dalle commissioni cinema; Pietrangelo Buttafuoco, forse il più importante intellettuale assimilabile (fino ad ora, almeno) alla destra, si ribella e invita la Russia alla Biennale. Giuli e il governo lo criticano ma la ferità è aperta. È il colpo numero tre. Se giocassimo a baseball sarebbe strike. L’ambito, però, è diverso. Il pensiero solare si oscura. Il sole nero in alchimia simboleggia l’anticamera della rinascita. In fisica, al contrario, è la fine di una stella.