Mi si nota di più se conduco più Domenica In, oppure se non la conduco più e me ne sto in disparte? Di certo, a forza di alternare le due versioni, non si nota proprio più nemmeno Domenica In.
Abbiamo perso il conto delle stagioni televisive, ma tant'è: all'inizio di ogni annata, Mara Venier sembrerebbe decisa a mollare; poi, quando arriva maggio, si va puntualmente verso la riconferma. Non sappiamo da quanti anni questa storia vada avanti, ma ormai non ha più importanza: come una di quelle leggende che non si sa neanche da dove siano partite, eppure finiscono per diventare una realtà.
Nel rapporto con la Venier, il contenitore domenicale di Rai 1 ricorda uno di quei fidanzati che una vorrebbe pure lasciare, ma poi se lo ritrova davanti e insomma, è sempre l'ultima volta, ma poi ci ricasca sempre. Ecco, la Venier ci ricade sempre. Per quanto possa essere stufa della relazione, lei dà un'altra possibilità a quel fidanzato che è Domenica In, diventata uno di quei compagni che non evolve mai, noioso, ma a modo suo rassicurante.
A niente serve che nel tempo, sia spirata aria di novità: questo cambiamento "non s'ha da fare, né domani, né mai". L'anno passato infatti, si era fatto avanti persino Fiorello, che aveva detto in radio di avere tante idee e che, quando ce ne fosse stata la possibilità, si sarebbe messo molto volentieri all'opera sul programma. La Venier aveva replicato: "Domenica In si fa con me", scherzosa ma non troppo: eravamo pure in pieno maggio, con la stagione televisiva avviata a conclusione, e Rai 1 che aveva già iniziato a mandare le repliche di Montalbano e TecheTecheTè in prima serata.
Scampato il pericolo Fiorello, spuntato fuori anche il nome di Alberto Matano (che però se ne era subito tirato fuori), poco tempo dopo, Gabriele Corsi era riuscito addirittura a mettersi in mezzo a questa relazione a due: sarebbe dovuto essere infatti, già annunciato ufficialmente ai palinsesti, co-conduttore dell'edizione 2026-2027 di Domenica In. Tempo un paio di mesi, e a fine luglio Gabriele Corsi rinunciava.
È andata a finire che a settembre la trasmissione è ripartita con ben quattro conduttori, almeno sulla carta, e uno spot governativo con tanto di collegamento del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: l'occasione era la candidatura della Cucina Italiana a Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. Niente male per l'edizione cui spettava festeggiare i 50 anni della storica trasmissione di Rai 1 e che, proprio per questo motivo, aveva intenzione di puntare su una conduzione corale, con la Venier affiancata da Teo Mammucari, Enzo Miccio e Tommaso Cerno.
Ma nessuno può mettere Mara in un angolo, così, di puntata in puntata, i co-conduttori hanno presto perso spazio e il programma è tornato esattamente come era prima: saldamente in mano alla Venier, con le solite interviste ai soliti amici e vecchie glorie. Il gioco di Mammucari con i telespettatori da casa, estinto per lasciare spazio ad alcuni sketch.
Adesso è tornato maggio, Rai 1 manda di nuovo in onda le repliche di Montalbano e le teche di MIlleunaCover Sanremo. E Mara Venier si avvia di nuovo verso la conduzione di Domenica In, come da tradizione. Si parla di rinnovamento del format: anche l'edizione che giunge a conclusione, doveva rappresentare un cambiamento, con i risultati che abbiamo visto. Tuttavia, al di là del rinnovamento, sembrerebbe che in Rai si continui a ignorare una domanda importantissima per raggiungere l'obiettivo, e cioè: ma non sarà che la Venier ha stufato?