Ci sarebbe tensione, nei corridoi Mediaset: Paolo Del Debbio si congeda dal pubblico di Dritto e Rovescio in anticipo, mentre pure Mario Giordano annuncia come "notizia improvvisa" la chiusura della stagione di Fuori dal Coro.
Per quanto riguarda Del Debbio, le voci di malumori si rincorrono da un po': il giornalista però, aveva presto smentito. Che invece non abbia affatto gradito che il suo talk show venga portato avanti da un collega, è apparso chiaro quando ha salutato i telespettatori annunciando la pensione: non ha invece detto che l'azienda aveva intenzione di proseguire con Dritto e Rovescio per altre quattro puntate, affidate a Francesco Vecchi. Intanto, per giovedì 4 giugno è prevista una puntata di Quarto Grado che tornerà in onda anche il giorno successivo.
Anche dalle parti di Mario Giordano l'aria sarebbe frizzantina: scoprire che l'ultima puntata di Fuori dal Coro è prevista per domenica 31 maggio, è una notizia che di certo non l'avrebbe reso felice. E intanto, all'orizzonte, le voci su La7: e Mario Giordano che intervista Urbano Cairo al Festival della Tv di Dogliano.
Una prima manovra di avvicinamento? In fondo il giornalista è stato spesso ospite a La7; nell'ultimo anno inoltre, per lasciare spazio a RealPolitik di Tommaso Labate, si è visto spostare il suo programma dal mercoledì alla domenica; inoltre, il 10 maggio, era stato stoppato per mandare in onda il Clasico, il match tra Barcellona e Real Madrid. In entrambi i casi, il giornalista non aveva gradito affatto.
A Dogliani Mario Giordano ha intervistato proprio Urbano Cairo, presidente di RCS nonché proprietario di La7. A Cairo Giordano ha chiesto se avesse pensato di entrare in politica: no, ma in passato qualche sondaggio è stato commissionato. E anche con buoni risultati.
Una tv militante? "Identificarsi nella storia di una tv - ha risposto l'imprenditore - è fondamentale, quando ho preso La7 c’erano volti come Lerner e Santoro: nel tempo l’ho addolcita con programmi di approfondimento come quello di Cazzullo o di Augias, ma in generale mi pare azzardato parlare di conduttori bolscevichi a La7". In fondo, "nella tv di oggi ci sono molte reti che appoggiano il governo: penso che in fondo ci sia la mano invisibile di Adam Smith che autoregola il mercato televisivo per offrire agli spettatori una pluralità di idee".
Ma è qui il passaggio fors epiù significativo dell'intervista, considerando che a porre le domande è Giordano: "Lascio molta libertà ai miei direttori e ai miei conduttori, non intervengo mai. E infatti il Corriere non mi pare abbia una linea editoriale simile a La7. Io sono per una dialettica di equilibrio: credo che un programma con un bello scambio di idee sia più gradevole". Insomma: se Mario Giordano ci volesse fare un pensierino, su quei lidi troverebbe la libertà.
Ma come se la passa la tv? Alla grande, secondo Cairo: gli ascolti sono in crescita, gli editori hanno fatto investimenti costanti, La7 da due anni è la terza rete in prime time, mentre La7 Cinema sta facendo numeri importanti, cresciuti del 30/40%. Un'operazione fortunata anche da un punto di vista economico: "Quando l’ho acquisita perdeva 100 milioni l’anno e in 10 anni aveva un buco da un miliardo. Era un’operazione ad altissimo rischio, ma pur tagliando i costi improduttivi e gli sprechi, siamo riusciti a migliorare la qualità del prodotto".