Forse non tutti sanno chi è Federica Abbate, ma di certo tutti hanno cantato almeno un paio delle canzoni che ha scritto. Federica Abbate è la nuova Mogol di tanti Battisti, ma non solo. La cantautrice milanese si è fatta conoscere al grande pubblico collaborando nel 2015 nel brano In radio, presente in Status, il visionario album di Marracash che precede la trilogia cult del rapper.
Ma il suo volto appare l’anno successivo nel video di Niente canzoni d’amore, altro fortunato featuring con il King del rap. La canzone è diventata simbolo delle relazioni odierne, slegate dal concetto limitativo di “coppia”. E il successo non è stato dovuto solo alla penna chirurgica di Marracash ma, in buona parte, anche dal ritornello vincente sotto ogni aspetto che ha scritto e cantato proprio la Abbate. Lo stesso ritornello è stato, poi, cantato in live da diverse cantanti italiane durante il tour di Marracash e, per ultima, è stata proprio la ex Elodie ad affiancarlo, durante il Block Party che celebrava il disco di diamante di Persona, tenutosi a Barona.
Eppure, nonostante le numerose reinterpretazioni ottimali, l’inciso di Niente canzoni d’amore rimane di Federica Abbate, che non è solo una liricista eccellente, ma anche una cantante che non teme le prime in classifica.
Ma l’artista milanese aveva già collaborato con grandi nomi e apposto la firma su hit come L’amore eternit di Fedez e Noemi e sul tormentone estivo Roma-Bangkok di Baby K e Giusy Ferreri, per citarne alcune. Insomma, la Abbate non è nuova al mondo della discografia e ha sempre dimostrato di essere sul pezzo: tutto ciò che tocca diventa oro e, spesso, pure platino. Ultimo, il recente successo Per sempre sì di Sal Da Vinci, che è riuscito a vincere il Festival di Sanremo e a classificarsi quinto all’Eurovision.
Ed è proprio cavalcando l’hype dell’immaginario del brano che Federica Abbate ha lanciato il suo prossimo singolo. Perché Federica sì, scrive per gli altri, ma porta avanti da anni anche un percorso discografico tutto suo che, però, non le regala lo stesso successo. Sorge spontanea, dunque, una domanda: come mai?
A proposito di successi recenti, Per sempre sì di Sal Da Vinci - come accennato - porta anche la firma della Abbate. Una firma che si sente al primo ascolto, perché lei sa come si scrive una hit, dalla più leggera alla più ricercata. Sembra quasi conoscerne la formula matematica. Ma allora perché non conosciamo le canzoni cantate da lei? Questa è una domanda che si sarà fatta anche lei, evidentemente, dal momento che per lanciare il suo prossimo singolo, Superman, ha scelto di sposare (per finta) Francesco Monte e far celebrare le nozze proprio a lui, il sacerdote della musica italiana: Sal Da Vinci. Ed ecco il famoso matrimonio della camorra cui faceva riferimento Aldo Cazzullo in clima post sanremese.
Polemiche e sarcasmo a parte, anche la tempistica è azzeccata: l’Eurovision è appena terminato e gli occhi dell’Europa sono ancora puntati sul cantante napoletano. Così Federica Abbate tenta il colpaccio e, infatti, riceve una bella quantità di like al post. L’hype c’è, ma ci sarebbe stato anche senza la presenza di Sal Da Vinci nel reel promozionale?
La questione è proprio questa: Federica Abbate non avrebbe più niente da dimostrare. La sua biografia parla per lei, i numeri le danno ragione, ma quando si tratta del suo progetto artistico, qualcosa continua a non funzionare. E allora si deve ricorrere agli amici: i featuring negli album italiani più attesi, le foto con Sarah Toscano e Clara che annunciano un fantomatico addio al nubilato e, per finire, un finto matrimonio celebrato da Sal Da Vinci.
Con una voce e una penna così non servirebbe pianificare tutto questo. Ma siamo in Italia, il Paese in cui i veri talenti dell’editoria rimangono spesso in panchina. Nella musica funziona allo stesso modo: Federica Abbate meriterebbe una maglia da titolare per ciò che ha dato alla musica italiana negli ultimi dieci anni, per come è riuscita a dare nuova vita ad artisti come Sal Da Vinci e per le indiscutibili qualità vocali. Eppure, dati alla mano dimostrano che — almeno riguardo al suo progetto discografico — rimane ancora in panchina.
E non perché le canzoni che canta non siano all’altezza di scalare le classifiche, anzi. Il cortocircuito sta proprio lì: lei è brava allo stesso modo, anzi, è anche più brava quando le canzoni le canta, perché la sua voce riesce a vestire i brani di una personalità non indifferente. Questo denota che il problema non è di natura artistica, ma di natura comunicativa. Ed è solo la prova del nove di come nella discografia italiana a dominare non sia sempre la meritocrazia, ma la strategia di comunicazione dell’artista, il modo in cui un’identità viene costruita e venduta.
Perché nel mercato musicale contemporaneo non basta più essere riconoscibili all’ascolto, bisogna diventarlo anche nell’immaginario collettivo: nei reel, nei meme, nei gossip, nelle narrazioni continue che tengono acceso l’interesse del pubblico. Bisogna essere, prima di tutto, un prodotto. Per questo Federica Abbate ha deciso di “appoggiarsi” al successo di Sal Da Vinci e di puntare sulle sue amicizie con volti noti del mainstream. E non è neanche tanto biasimabile per questo.
Federica Abbate, paradossalmente, paga proprio ciò che la rende speciale: è stata talmente presente nella musica degli altri da diventare quasi invisibile come protagonista. Tutti conoscono le sue canzoni, pochi associano immediatamente quelle emozioni al suo volto. E allora il matrimonio fake, i featuring strategici e i cameo virali sembrano tentativi di colmare non un vuoto artistico, ma un vuoto di percezione. Perché il talento, nel suo caso, c’è sempre stato. Forse è mancata soltanto una narrazione capace di metterlo davvero al centro e soprattutto a fuoco.
E se pensate che questa sia solo la storia di Federica Abbate o un caso anomalo, vi sbagliate. Questa storia restituisce un’unica verità: la buona musica, da sola, non basta più. E forse non è mai bastata. Del resto, questa storia non è neanche nuova. Nella musica italiana gli autori restano spesso nell’ombra degli interpreti: Mogol non era Lucio Battisti.