Probabilmente a febbraio siamo stati colpiti da un’allucinazione collettiva. Sarà stata l’atmosfera sanremese, il balletto da Tik Tok e l’entusiasmo partenopeo che Sal Da Vinci aveva portato all’Ariston. Ma ora che ci avviciniamo all’Eurovision, Per sempre sì ci sembra tremendamente cringe.
La canzone è già scaduta da un po’. Si poteva prevedere: canzoni così partono a razzo, al punto tale da vincere Sanremo, e poi si sgonfiano facilmente dopo poche settimane. Il problema è che ora che Sal Da Vinci è a Vienna, non possiamo più tirarci indietro. E dopo aver visto le prove del cantante, ci travolge un implacabile desiderio di nasconderci.
Il cantante partenopeo stona, anche se è nostro dovere specificare che i livelli dell'audio sono scorretti e non fedeli alla registrazione effettuata in prova. Il vero problema è ciò che si vede dietro di lui: un balletto che abbiamo ragione di pensare che sia totalmente improvvisato, un'orribile gonna da sposa di tulle in versione tricolore che a un certo punto viene adagiata su uno specchio dal dubbio valore simbolico: tutto bellissimo. Troppo bello per essere vero. E infatti non ci sembra vero. È più facile credere che qualcuno abbia deciso di sabotare Sal. La produzione artistica non pervenuta.
Perché? Perché lo abbiamo mandato lì? Noi di MOW - e nello specifico l’autrice di questo articolo - avevamo difeso la vittoria di Per sempre sì. Perché l’unione che aveva scaturito una semplice canzone era stata la bandiera di un Paese che negli ultimi tempi fatica a rimanere unito. Tolti pure i mondiali, Sal Da Vinci che ci canta il matrimonio con tale entusiasmo, era rimasto l’unico simbolo in grado di farci sentire italiani, nel senso più popolare del termine.
Assistere al trionfo di Sal Da Vinci è stato come uscire da una relazione tossica con l’ex che non ha fatto che cornificarti e incontrare il ragazzo della porta accanto che ti dedica una serenata: è il contrasto che ti conquista, non il ragazzo in sé. E il contrasto è passeggero. Sal Da Vinci è stato un po’ così: un abbaglio bellissimo, ma pur sempre un abbaglio. E già quando lo avevamo visto ospite dalla Fagnani a Belve, avevamo pensato: ma davvero vogliamo che Sal Da Vinci ci rappresenti in Europa? Salvatore è un uomo semplice, di sani principi, è la voce del popolo, ma collocato in un contesto più ampio come quello dell’Eurovision, potrebbe effettivamente alimentare gli stereotipi sull’Italia. Lo ha affermato anche Mario Biondi a Il Messaggero: “Sicuramente ci rappresenterà in una veste più classica. Probabilmente è ciò che molti all’estero si aspettano da noi italiani. Nel mondo piace la visione dell’Italia tutta pizza e mandolino”. Con la dovuta eleganza, Biondi ha restituito la verità.
Ma c’è da dire che, ancora una volta, Sal Da Vinci ci unisce. E stavolta nel pentimento.