Era il 2006 e io avevo tredici anni. L’Italia si preparava a vincere i mondiali a Berlino e la scena musicale mainstream accoglieva un volto nuovo: Povia. Capello lungo, look iper casual e quell’aria innocente che però non le mandava a dire nelle canzoni, seppur si esprimesse con concetti all’apparenza elementari.
Al Festival di Sanremo dell’anno precedente, il giovane cantautore non aveva potuto partecipare, perché la sua I bambini fanno oh era già stata presentata durante un evento pubblico. Ma l'anno successivo prese parte alla gara con Vorrei avere il becco e fu proclamato vincitore della kermesse.
Era il 2006 e all’interno di uno dei settimanali di Di Più di inizio marzo c’era il poster di Povia che sollevava il primo premio di Sanremo. Nel retro, un untissimo Francesco Arca seminudo, allora in voga come tronista. Scegliere da che parte appendere il poster era, di per sé, arduo. Ma non per me. Perché in quel cantautore col capello lungo e l’aria sognante, io vedevo un mondo pieno di colori da esplorare. Oltre che pure un certo fascino, a dirla tutta. E così - crush a parte - iniziai ad esplorare la sua discografia e le mie impressioni trovarono conferma. Giuseppe Povia parlava dell’amore in un modo che era solo il suo. Nei suoi versi c’erano romanticismo e schiettezza e nella sua discografia non c’erano filtri. Non solo amore, ma anche e soprattutto temi sociali. Storie raccontate con una visione singolare e una spregiudicatezza che contrastava con la vocalità delicata.
Le successive partecipazioni a Sanremo furono per Povia altrettanto fortunate. Nel 2009 con Luca era gay scatenò non poche polemiche, che si trascinano tuttora e nel 2010 con La verità, un brano sul caso di cronaca riguardante Eluana Englaro e il tema dell’eutanasia.
Povia è un cantautore sociale e non ha mai esitato a dire la sua, pur “remando” controcorrente. E forse per questo, ancora oggi, si ritrova ad essere censurato in diverse occasioni.
Proprio nella serata di mercoledì 6 maggio, infatti, il cantautore, si sarebbe dovuto esibire in un concerto. In un video su Instagram, però, Povia ha poi sostenuto di essere stato escluso dal programma dell'evento a causa della presenza in scaletta del suo brano Luca era gay.
Ci ha raccontato il suo punto di vista ed espresso le sue opinioni sull’attuale mondo musicale.
L’ennesimo concerto annullato. Il motivo “Luca era gay”. Perché questa canzone continua ad attirare così tanto pregiudizio?
Non è pregiudizio. Alcuni vogliono vedere male la chiave “era gay e adesso sta con lei”. Lo fanno per questioni ideologiche non scientifiche o di altro genere. Censurandola o sminuendola da ormai 17 anni, confermano che la storia d’amore che canto è possibile. Al di là di gay, etero o bi, non siamo tutti d’accordo che ogni essere umano debba cercare di stare bene? Si parla tanto di "genere fluido”, perchè Luca era gay e adesso sta con lei non va bene?
Quanto, secondo te, la comunità LGBTQIA+ influisce sulle dinamiche discografiche oggi?
Beh... è facile rispondere. Tutti nello show business fanno il passaggetto obbligatorio arcobaleno per lavorare e non avere problemi. Chi con la bandierina, chi con una dichiarazione, chi con un videoclip, chi con atteggiamenti etc. Il punto è questo, se credi che tutti siamo uguali, senza distinzione come dice la Costituzione e come credo anche io, perchè forzare di continuo l’esaltazione di qualcosa o qualcuno? Tra l’altro l’Italia è uno dei primi paesi al mondo inclusivi su questo tema. Se Povia non ha più spazio è per il fatto che canto e do voce a tutti, questo non piace all’establishment che preferisce far passare il messaggio che non scrivo più canzoni belle, insomma dai ci sono tante canzoni brutte in giro, allora prendetene anche una "brutta" mia no?
Sei passato dall’essere uno degli artisti più popolari d’Italia a diventare quasi un corpo estraneo nel mainstream. Quando hai capito che il sistema musicale aveva deciso di “scaricarti”?
A volte sono cicli, si sparisce poi si torna. Nel mio caso invece siamo sempre lì a "Luca era gay”. Tutto il resto a me attribuito sono fake fatte da profili falsi a mio nome ma che lo dico a fare?
Ti piacerebbe tornare in televisione, a Sanremo o nel mondo della musica mainstream?
Il fatto che io faccia un centinaio di concerti l’anno vuol dire che sono richiesto sul territorio e questo conferma che ciò che passa in tv e nel MS non corrisponde sempre alla realtà. Se tornassi qualche volta in tv sarebbe solo per continuare a cantare e lavorare quindi certo che mi piacerebbe.
Che tipo di canzone porteresti oggi a Sanremo?
Sempre un tema sociale. L’amore è un business che cantano tutti.
Ti vedresti mai nel ruolo di giudice in un talent?
Certo e sarei obiettivo, nè buono nè cattivo, obiettivo.
Nelle tue canzoni hai sempre avuto il coraggio di esporre le tue idee, pur essendo a volte “contro tendenza”. Credi che sia stato questo a penalizzarti?
Lo faccio sempre col sorriso e con rispetto e questo piace alla gente che mi ascolta. Mentre nello show business se tocchi un tema che non mette d’accordo tutti crei un corto circuito, pensa come sono limitati. Non capiscono che dal punto di vista discografico c’è un mercato. Sono tante le persone che apprezzano queste tematiche.
Nell’attuale panorama musicale ci sono colleghi artisti con i quali collaboreresti?
Nessuno.
Se dovessi descrivere Povia in tre parole, quale useresti?
Obiettivo, Sorridente, Positivo.
Ci sono altri artisti nel mainstream che hanno il coraggio di esprimersi liberamente?
No. Chi sta nei posti alti si espone solo su cose “facili” e nella direzione che piace all’ambiente dello show business. Nessuno si esprime su temi tabù, siamo sempre lì.
Cosa non ha ancora raccontato Povia?
Tante cose. L’ultima è “non dormivo la notte” sul bullismo che si trova ovunque non solo a scuola. Toh!… A proposito di esclusioni Tv o del concerto annullato.