L’ultima edizione di Amici sta vedendo crollare gli streaming dei ragazzi partecipanti. Gli inediti non funzionano più come una volta e il pubblico sembra chiedere di più ai talent. Luca Jurman è stato insegnante all’interno del programma, quando ancora la percezione del talent non era “distorta” come oggi, come spiega lui stesso. Le case discografiche hanno spesso accordi con i programmi televisivi, quindi difficilmente chi ne fa parte riesce a dare opinioni oggettive sui concorrenti. Jurman ci ha spiegato anche cosa ne pensa del recente Concertone del Primo Maggio, della riscrittura di brani storici e delle polemiche che si sono sollevate quando ha scelto di accettare di preparare Fedez per Sanremo.
Cosa non sta più funzionando nel meccanismo talent?
Siamo in un mondo musicale che non porta nulla alla vocalità di chi esce dai talent. Il problema che abbiamo oggi nel mondo discografico è che invece di imporre la propria personalità, che si distacchi da tutto quello che c’è già, si tende a cavalcare sempre l’onda dell’onda. Le case discografiche dietro non lavorano più nel modo corretto, si basano solo sulla necessità promozionale dell’artista fatto in tv e non investono davvero sui giovani talenti, e questi ragazzi continuano a non crescere. I ragazzi pensano che il talent sia un punto d’arrivo, quando invece è un punto di partenza. La percezione del talent ora è diversa, è stata distorta. Perché l’obiettivo del commercio è quello di vendere il prodotto seguendo il criterio di “minima spesa, massima resa”. Oggi devi mettere sul mercato produzioni di basso livello, usare l’intelligenza artificiale per fare delle composizioni “collage”. Ci sono molti produttori che fanno finta di esserlo, ma in realtà sono degli assemblatori. Come chi fa il puzzle e crede di aver fatto lui il quadro. I discografici della generazione successiva alla mia hanno reso l’arte un prodotto alimentare a basso consumo. La strada meno rischiosa dal punto di vista dell’imprenditoria.
Fino a che punto questo è una responsabilità dell’artista?
Diciamo che oggi è un concorso di colpa. Perché i ragazzi devono ascoltare i critici tecnici e soprattutto i critici che fanno critica per cambiare le cose, per migliorarle dando dei consigli. Il problema è che per anni c’è stata una critica basata sull’opinionismo, ma l’opinionismo non è una critica reale. Quello lo può fare chiunque, non sapendo che può sopravvalutare o sottovalutare. La critica professionale è un’altra cosa.
Oggi i talent sono da buttare via o il loro valore può essere ripristinato?
In questo momento ci sono molti che fanno reaction critiche anche pesanti. Il che vuol dire che c’è qualcosa che non viene tenuto in considerazione: il pubblico è stanco di questa “non realtà”, è stanco del fatto che non c’è live. Il talent dovrebbe tornare a scoprire i talenti. Alcuni talenti non sono così tali come vengono dipinti. La gente si sta rendendo conto che i vari professori non sono professori, così come i giudici, che spesso devono parlare bene dei ragazzi perché non ne possono dire la verità. Così tutto perde credibilità e la gente si stufa, non ascoltando più tutto il materiale dozzinale che ne esce fuori. I brani sono scritti senza alcun approfondimento, senza alcun rispetto nei confronti dell’arte. Inoltre, all’interno dei talent ci dovrebbero stare persone competenti, come accade all’estero. Purtroppo, invece, molti sono totalmente incompetenti.
Crede che a influire nella scelta del casting sia più la capacità di essere personaggi televisivi?
Ho sempre odiato la definizione di “personaggio televisivo”. Io, per esempio, sono un cantante e musicista, non ho mai avuto un copione ad “Amici”, anche se ne ho fatto parte. Quello che non si capisce è che l’arte è già di per sé televisiva. La TV si è sempre appropriata della capacità delle persone. E a volte ancora capita di trovare qualche talento che passa da lì, che ti fa dire “menomale”. Come Nicolò Filippucci o tanti altri che sono passati anche da “X Factor”. Il problema è che poi non vengono gestiti correttamente, perché c’è un problema culturale che viene a mancare nel mondo della produzione musicale e televisiva. Se chi fa un programma sul talento, non è in grado di capire chi davvero ha talento, è un problema alla radice. Il gusto personale non c’entra niente con il riconoscimento reale del talento. Il gusto riguarda il fruitore. È come se io andassi in tribunale e anziché esserci un giudice a giudicarmi, trovassi l’usciere.
Cosa ne pensa del Concerto del Primo Maggio e delle polemiche che hanno travolto l’evento?
Devo ancora fare la reaction, ma da quel che ho visto l’ho trovato una promozione e basta. Ormai sembra un po’ una costola sanremese. Un tempo ci andavano determinati artisti, il che poteva essere anche limitativo per certi punti di vista, però erano artisti di spessore che avevano cose da dire. Ho visto Delia, per esempio, che ha detto quella caz*zata enorme. Poi bisogna vedere in quel caso come si sia arrivati a quella decisione. Non credo che sia una mossa non studiata anche da manager e casa discografica e credo che abbiano l’abbiano avvallata. Io spero che non sia stata tutta farina del suo sacco, ma un errore di tutta la produzione che c’è dietro. Non prendi un brano del genere per parlare di inclusività, anche perché Bella ciao è tutto tranne che un brano inclusivo. Non puoi riscrivere un testo. Per esempio, non sopporto più quando vengono inserite barre dentro a un testo che già esiste, spesso per dire la propria che non c’entra assolutamente con l’opera musicale originale. La riscrittura è una totale mancanza di rispetto nei confronti degli autori del brano. Troppo facile prendere un brano che è già nelle orecchie delle persone e inserirci qualcosa di tuo. Che poi, spesso, si tratta di riscritture non autorizzate. Ma oggi il sistema musicale è omertoso, quindi se un autore non condivide che il proprio brano venga riscritto, non ha più la possibilità di bloccare l’operazione o non gli conviene perché potrebbe essere tagliato fuori.
La sua scelta di seguire Fedez durante la preparazione per il Festival di Sanremo ha suscitato diverse polemiche. Se lo aspettava?
Non credo che la mia scelta debba essere giustificata. La mia è stata una scelta etica. Se mi viene chiesto di insegnare, io insegno. Ero anche sorpreso perché ho sempre criticato pesantemente Fedez e la sua produzione musicale. Quando è venuto da me mi ha detto che aveva già preso delle lezioni di canto, ma gli ho chiesto: “Dove?”. Fedez è stata una scommessa per far capire che se uno vuole le abilità le può sviluppare, chiaramente con il giusto docente che gli insegni la tecnica correttamente. E Fedez non è una persona stupida. Quando me l’ha chiesto io ho accettato. Quando lui ha pubblicato le prime foto, io le ho semplicemente ricondivise, come è solito fare sui social. Io e lui abbiamo lavorato intensamente, non solo al fine di prepararlo per Sanremo. Tant’è che ora lui sta continuando a studiare. Questa è la più grande vittoria. Chissà che molti altri rapper non scelgano di mettersi in gioco, non necessariamente con me. Tra l’altro lui mi ha ringraziato pubblicamente e questo è un settore in cui la riconoscenza non è scontata.