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5 maggio 2026

Intervista totale a Paolo Crepet: “Il Grande Fratello non lo seguo, piuttosto mi faccio una passeggiata. I talent? Siamo passati dai talent scout ai talent mediocrity. Togliere ‘partigiano’ da ‘Bella ciao’ è vergognoso”

  • di Marika Costarelli Marika Costarelli

5 maggio 2026

Abbiamo intervistato lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, chiedendogli un’opinione sui fenomeni televisivi: dai reality come il “Grande Fratello” ai talent come “X Factor”. Secondo Crepet oggi la tv non ha l’influenza che hanno i social, anche perché non propone nulla di originale se non talk politici e programmi di cronaca nera. La meritocrazia non esiste né in tv né nei social. Sulla polemica riguardante Delia Buglisi e la sua esibizione con Bella ciao afferma: “una roba terrificante”

foto di Ansa

Intervista totale a Paolo Crepet: “Il Grande Fratello non lo seguo, piuttosto mi faccio una passeggiata. I talent? Siamo passati dai talent scout ai talent mediocrity. Togliere ‘partigiano’ da ‘Bella ciao’ è vergognoso”

Dopo gli ultimi scontri al Grande Fratello Vip e le polemiche sollevate dall’esibizione di Delia Buglisi al Concertone del Primo Maggio, abbiamo voluto chiedere un parere a Paolo Crepet sull’influenza del mondo della televisione oggi - reality compresi-, sulla possibilità che le dinamiche dello spettacolo vengano emulate nella realtà dai più giovani e non e sul concetto di meritocrazia, dalla televisione fino ai social network. L’opinione di Crepet è netta e lineare.

 

Francesco Guccini ha dichiarato di guardare il Grande Fratello perché lo diverte, seppur con “spirito snob”. Lei lo guarda o lo guarderebbe mai?
Assolutamente no. Non lo seguo, mi faccio una passeggiata piuttosto. Il Grande Fratello c’è da una ventina d’anni. Siamo sopravvissuti anche a quello. All’inizio è stata anche una novità, seppur sia un prodotto importato. Funzionava. Guardare dal buco della serratura funziona sempre.

 

Crede che esista il rischio che tutto ciò che si vede in televisione (e anche nei reality) possa essere emulato dai giovani?
No, oggi i ragazzi seguono i social. La tv conta solo per Sanremo e se fossimo andati ai mondiali. Mi pare che la televisione abbia smarrito gran parte di quello che una volta era l’intrattenimento. Oggi ci sono talk show politici e cronaca nera a go go, che se faccia bene o male agli italiani non lo so. Di certo non è edificante parlare solo di morti ammazzati. Il rischio di emulazione esiste da metà dell’Ottocento, non è certo legato ai nuovi media. La televisione oggi la fanno i social. Un ragazzo si fa la televisione che crede. Chiaramente se la televisione non ha più niente da dare, se non i soliti talk show politici, è chiaro che un ragazzo, così come anche un adulto, scelga di non vedere la televisione. Io la vedo solo per seguire Sinner e spesso la guardo dal telefonino. Vado in televisione, ma non la vedo.
Quello dell’emulazione è un vecchio dibattito che viene dal cinema. Da capolavori come Arancia Meccanica, che voleva essere contro la violenza, ma nel frattempo la replicava. All’epoca i ragazzi andavano al cinema, pensa com’eravamo scemi! Adesso che sono tutti intelligenti, stanno chiusi in gabinetto a vedersi non so che cosa su un telefonino.

 

Ma mentre il film viene venduto come narrazione fittizia, il reality viene presentato come realtà. Secondo lei quello che si vede al Grande Fratello è reale o è pianificato dagli autori?
Che Grande Fratello sia una realtà non so chi ci possa mai aver creduto. Tutti lo sanno, da vent’anni a questa parte. Io fui chiamato ad occuparmi del primo Grande Fratello in quanto grande evento che riguardava i giovani. Quello fu l’unico motivo che mi spinse a guardarlo. Era evidente che tutte le battute erano già scritte. A me sembrava assolutamente ovvio che gran parte di quello che vedevamo fosse parte di una sceneggiatura. Così come anche i personaggi che componevano il casting: scelti appositamente per attrarre.

Paolo Crepet
Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet

Oggi esiste la meritocrazia?
No, ma per carità. Non bestemmi a San Pietro! Sui social basta mettere i soldi e si spostano i follower, è un gioco da ragazzi diventare eroi ed eroi sui social. Chi lavora sui social sa benissimo che è tutta una questione economica. E non costa neanche tantissimo. La televisione non ha alcuna propensione per la meritocrazia, mi pare abbastanza evidente. A volte si può dare voce a chi merita di essere ascoltato, ma è casuale. Diciamoci la verità, in vent’anni di Grande Fratello non sono usciti Mastroianni o Gassman. Nonostante ci siano state persone che abbiano intrapreso delle carriere, sono davvero poche. Così come anche X Factor, che ha portato alla luce dei grandi talenti. Ma di per sé la stessa mentalità di X Factor è un po' contro il concetto di meritocrazia. Perché se tu fai una cover vuol dire che elimini già il tuo livello di creatività e talento. Che significa cantare una canzone di Mina degli anni ‘70? Che vuol dire? Riscrivere o reinterpretare è una parte minimale della musica. Se Ray Charles fosse stato solo uno che faceva cover, non sarebbe stato Ray Charles. Mica si può mettere una ragazza qualsiasi con Annie Lennox. Noi ci nutriamo di cibi abbastanza avariati: dov’è la meritocrazia? Se già il prodotto è “non fare niente di originale, ma copia tutto”, cosa vuole che produca tutto questo? Robetta, mica Gino Paoli.

 

Cosa ne pensa della polemica che ha travolto Delia, ex concorrente di X Factor, che durante il Concertone del Primo Maggio ha sostituito la parola “partigiano” con “essere umano” nel brano Bella ciao?
Ma una roba terrificante. Come si è permessa? Questa non è una cover. Questa è una canzone che in quel contesto lì, a maggior ragione, non andava toccata. È come cantare Nessun dorma e intonare “All’alba perderemo”. Ma che si vergogni. Mi chiedo: ma chi fa la scaletta, non lo sapeva? Il problema è che tutti quelli davanti non sanno niente, gli va bene, non gliene frega niente. Perché poi ovviamente tutto è dato in pasto a chi se ne frega di Bella ciao.

 

Alcuni credono che la parola del testo sia stata volutamente sostituita per creare la polemica.
Ma quanto può durare questa polemica? Tu pensi di diventare una grande artista perché hai fatto questa furbata? Questo è un popolo di ignoranti spaventosi, un popolo abituato a nutrirsi di banalità. Quindi gli dai la banalità e gli va bene. Ma quando la polemica finisce, poi che succede? Tutti vogliono la mediocrità, anche le case discografiche. Un tempo c’erano i talent scout, ora si parla di mediocrity scout. Come si fa a chiamare talent una cosa che non è talento? Il talento è coraggio, provocazione, Paganini, Bob Dylan. Se devo ritenere un talento chi sostituisce “essere umano” con “partigiano” vuol dire che non ho capito niente di talenti.

 

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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