Concluse le puntate con gli ospiti vip, Francesca Fagnani torna su Rai 2 con la seconda edizione di Belve Crime, dedicato ai casi di cronaca nera più noti del nostro Paese. Spin off di Belve, il programma rimane lo stesso, con l'ospite seduto sullo sgabello, faccia a faccia con la giornalista, per esplorare il lato più oscuro dell'animo umano: autori di crimini, testimoni, oppure persone accusate di reato, talvolta rivelatisi innocenti, che si sono trovati a guardare in facci ail male.
La versione crime era stata testata già lo scorso anno, con una puntata in cui la Fagnani aveva intervistato Massimo Bossetti; questa seconda stagione prevede invece due appuntamenti, in onda a partire da martedì 5 maggio alle 21.20. Ospiti della puntata, Roberto Savi (intervistato nel carcere di Bollate), Katharina Miroslawa e Rina Bussone. A introdurre le interviste invece, sarà Elisa True Crime che, da You Tube e i podcast, arriva in tv.
Per la prima puntata di Belve Crime, dopo 32 anni di silenzio, Francesca Fagnani ha intervistato il capo della Banda della Uno Bianca Roberto Savi, ottenendo rivelazioni che potrebbero persino riaprire anche i processi, come chiedono da tempo i familiari delle vittime. La Fagnani si è concentrata su uno degli omicidi più efferati della storia della banda, organizzazione criminale attiva tra Emilia Romagna e Marche tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90: tra i 103 episodi criminali, uno dei più controversi fu l’omicidio nell’armeria di via Volturno, a Bologna, il 2 maggio del 1991. Furono uccisi la titolare Licia Ansaloni e il suo collaboratore, l’ex carabiniere Pietro Capolungo, su cui Savi fa una dichiarazione incredibile: dice che non si trattò di una rapina, come invece stabilito dalle sentenze. “Ma va la, la rapina… Chi va a rapinare pistole? Non avevamo nient’altro che pistole in quella casa”, dichiara, e quando la Fagnani gli domanda allora quale fosse il reale motivo: “Lui era ex dei servizi particolari dei Carabinieri. Volevano una scusa, farlo fuori in qualche maniera. Che scusa prendiamo?”.
Ma le rivelazioni proseguono: l'omicidio in questione, sarebbe stato una richiesta degli "apparati", i quali avrebbero chiesto spesso azioni alla banda. COm'è possibile che per sette anni nessuno li avesse arrestati? “Sono subentrati personaggi non delinquenti che ci hanno garantito protezione. Ci sentivamo sicuri di muoverci”, racconta Savi, aggiungendo poi: “Tutte le settimane, passavo due o tre giorni a Roma”. “Con chi parlava?”, incalza Fagnani. “Eh, con chi parlavo…”, risponde Savi sardonico e prosegue “Andavo giù per parlare con loro”. “Loro chi? I Servizi?”, chiede la giornalista. “Ma sì (…) Insomma, quelli ci hanno aiutato, non ci hanno fatto prendere. E poi ci hanno fatto prendere”.
Se l'intervista di Savi è destinata a far parlare, anche con delle possibili conseguenze sul piano legale, la giornalista ha intervistato anche Katharina Miroslawa, condannata nel 1986 a più di vent'anni di carcere per aver ucciso il suo amante con la complicità del fratello e del marito. Il caso venne chiamato il “giallo di Parma”, ed è stato uno dei casi di cronaca nera più discussi della storia italiana: i tre vennero condannati in via definitiva, secondi i giudici con l’obiettivo di incassare il premio della polizza vita da un miliardo di lire stipulata da Mazza in favore di Katharina Miroslawa, all'epoca giovanissima e bellissima ballerina di un night club di Modena di cui l'uomo si era innamorato. La Miroslawa sostiene oggi la propria innocenza, ritenendo che non siano stati vagliati tutti gli elementi, tra cui un costume da mare; ma la Fagnani la inchioda al movente.
Infine Rina Bussone, testimone di giustizia e grande accusatrice di Raul Esteban Calderon, unico imputato per l'omicidio di Diabolik ed ex compagno della Bussone. Il capo ultrà della Lazio venne ucciso il 7 agosto del 2019, freddato con un solo colpo di pistola alla testa al Parco degli acquedotti: fu grazie alla testimonianza della Bussone, rapinatrice seriale, che due anni dopo venne arrestato Calderon. Secondo la donna infatti, Calderon avrebbe pianificato l'omicidio per mesi, mentre era ai domiliari.